Purificazioni

La contaminazione- miasma- spezza il rapporto fra Dei e uomini, così come la purificazione lo ripristina, ripristinando anche il corso naturale delle cose. Le cerimonie di purificazione hanno il nome generale di ‘katharmoi’, con la funzione di ripristinare l’ordine religioso, sia quotidianamente sia in specifiche circostanze; ‘katharos’ significa pulito, lindo, sia in senso concreto sia in senso etico- dal che deriva che qualsiasi purificazione pratica non ha senso se, di pari passo, non ci si purifica anche interiormente attraverso la costante pratica delle norme dell’Eusebeia. Ad esempio, il distico iscritto all’ingresso del tempio di Asclepio ad Epidauro: “Chi entra nel tempio odoroso deve essere puro. Essere puro significa nutrire sacri pensieri”, ossia “che si osservino purità rituale e morale all’interio dei perirrhanteria e delle porte del tempio.”

E’ importante notare che gli atti e le pratiche che verranno descritte non hanno nulla a che vedere con le più becere ed ignoranti forme di superstizione (come affermano i detrattori della Tradizione, o coloro che non ne hanno compreso gli aspetti più simbolici): tutto ciò che fa parte del Rito, e quindi anche le purificazioni, ha prima di tutto valenza simbolica e ‘funziona’ solo grazie alla Simpatia. La purezza e il miasma sono due forze antitetiche, essendo la prima basata su Themis, la seconda sulla violazione- a qualsiasi livello- delle norme da Lei imposte; i rituali di purificazione hanno così la funzione di ripristinare le regole spezzate dalla contaminazione, il che equivale a creare armonia in noi e nel cosmo- non per nulla, il Dio dalla cetra dorata è anche Phoibos, il Puro, e Colui che purifica..

Dal momento che le cause di contaminazione sono molteplici, tali sono anche i rituali di purificazione, ma tutti condividono da un lato la cancellazione dello stato di impurità attraverso pratiche specifiche, dall’altro la ricerca e la rimozione delle cause che l’hanno provocata.

La purificazione è una condizione indispensabile per qualsiasi rituale: il sacrificante dev’essere puro anima e corpo; in diversi santuari ellenici e italici le norme relative alla purezza erano incise su pietra all’ingresso del santuario stesso; specialmente importanti per il comportamento che occorre osservare per mantenersi puri rispetto agli Dei, ai sacerdoti, ai luoghi sacri e nell’esercizio dell’attività cultuale erano le norme delle ‘Leggi sacre’, che non subirono alcuna variazione dall’età arcaica al periodo imperiale.

In questo documento, mi limito alle purificazioni in circostanze ‘normali’, quelle che incontriamo ogni giorno; in un articolo a parte, in seguito, tratterò delle purificazioni speciali nei tre momenti critici di nascita, matrimonio e morte.

“La legge vuole che ci si rivolga agli Dèi casti: ciò si riferisce all’animo, naturalmente, che comprende ogni cosa, ma non esclude la purezza del corpo. Però bisogna mettere in chiaro che, quando si sta attenti ad aver puro il corpo nel rivolgersi agli Dèi, molto più si deve stare attenti alla purezza dell’animo, che sta molto più in sù del corpo. L’impurità fisica, con un aspersione d’acqua o lasciando passare un po’ di giorni, si leva; la macchia dell’animo né col tempo scompare né c’è acqua corrente che la possa lavar via.”
Cicerone, De Legibus.

“Le purificazioni sono suddivise in due parti, una riguarda il corpo fisico, e l’altra riguarda invece il ‘corpo luminoso’. La liberazione dell’anima si acquisisce attraverso la “Dialettica, la cui scienza è la profonda introspezione/analisi interiore degli esseri.” Delle due, una purifica attraverso la dieta e il complessivo utilizzo e gestione del corpo; l’altra impiega la matematica, le scienze, la meditazione e le cerimonie religiose. Tutti e tre i generi di purificazioni devono essere compiuti se l’uomo vuole liberarsi e divenire simile al divino. E’ da notare che essi si prendono rispettivamente cura del corpo, delle emozioni e della mente ‘inferiore’, e infine dell’intelletto.” Comm. Hier. Pyth. vers. 67

MEZZI IMPIEGATI NELLE PURIFICAZIONI

_Acqua: il requisito essenziale è la purezza dell’acqua: deve provenire da sorgenti (una o più) e dev’essere acqua corrente- questa regola vale per abluzioni, aspersioni e qualunque altro atto che richieda l’uso dell’acqua.
Il ‘chernibeion’ è il vaso, o bacino lustrale, sempre di forma rotonda, destinato a contenere l’acqua impiegata nelle purificazioni; nelle cerimonie statali, tale bacino era d’oro, in quelle private d’argento, di bronzo o di rame. Vi si immergono le mani, e, se si ha un assistente, ci si fa versare acqua purificata sulle mani. All’acqua possono essere aggiunte delle erbe sacre (come l’alloro, l’ulivo, la verbena e il rosmarino).

Un’alternativa validissima è l’ acqua di mare, perchè “il mare deterge ogni impurità umana”. La sua eccellenza in questo campo è evidente anche dal fatto che serve per la purificazione della persona e del sacerdote: “il sacerdote sacrifica e si asperge con acqua di mare”.

Inoltre: “Apollo in ogni dove unisce ed eleva la moltitudine all’Uno, e in modo uniforme comprende tutti i modi di purificazione; purificando tutto il cielo, la generazione e tutte le vite mondane, e separando le anime parziali dalla grossolanità della materia. E quindi il Teurgo, che è la guida dei Misteri di questo Dio, inizia dalle purificazioni e dalle aspersioni: “In primo luogo il sacerdote che governa le opere del fuoco, deve aspergere con la fredda acqua del mare dal suono profondo…” come dice l’Oracolo che lo riguarda…”

E anche: “per la protezione l’alloro (daphnê) oppure un arbusto spinoso (rhamnos), oppure la scilla (skylla), o il corallo o il diamante o il diaspro….e per la purificazione, zolfo e acqua di mare.” Proklos, Sull’Arte Sacra

Da ricordare anche la purificazione che l’Asino Lucio compie al sorgere della Luna “…mi immersi nel mare per lavarmi e purificarmi: immersi nelle onde la testa per sette volte e invocai la potentissima divinità.” Dopo di ciò otterrà la visione di Iside Regina che gli insegnerà come tornare alla sua forma originaria.

Inoltre: “la moltitudine dell’esercito greco prese la strada consueta a quanti hanno scampato una sciagura, intendo dire i riti apotropaici e le purificazioni: “si lavarono, gettarono le lordure nel mare”

Nella purificazione prima dei sacrifici (su cui ritornerò a breve): “lava te stesso e gli altri che partecipano alla consumazione delle interiora, prendi l’acqua e purifica, lava via il sangue da colui che viene purificato, poi agita l’acqua sporca e versala nello stesso luogo.”

Anche per rivolgere suppliche agli Dei, è opportuno lavarsi con acqua di mare: “Telemaco andando in disparte sulla riva del mare, dopo aver lavato le mani nel mare canuto, invocò Athena.” (Il. II, 260)

Un katharmos in onore delle Eumenidi prevede libagioni di acqua e miele, prima della preghiera- eccone l’intera descrizione così com’è presente nell’Edipo a Colono:

C. fai subito una libagione purificatrice a queste Dee (le Semnai di Kolonos) cui giungesti supplice e il cui suolo tu calchi.

E. in quale modo stranieri? Insegnatemi.

C. Dapprima porta sacre libagioni da una fonte perenne, attingendo con mani pure.

E. E quando avrò attinto quest’acqua incontaminata?

C. Vi sono là dei crateri, opera di un abile artefice; di essi incorona gli orli e le duplici anse.

E. Con rami, o con lana, o in quale modo?

C. Con bioccoli appena tosati di giovane pecora.

E. Bene, e poi come devo compiere il rito?

C. Versa le libagioni stando rivolto verso oriente.

E. Queste libagioni le farò con i vasi di cui hai parlato?

C. Tre per ciascun vaso, e l’ultimo versalo per intero.

E. Di che cosa devo riempirlo, spiegami anche questo.

C. Di acqua e di miele, non aggiungere vino.

E. E quando la Terra scura di foglie avrà ricevuto le libagioni?

C. Deponi su di essa con ambo le mani tre volte nove ramoscelli d’ulivo, e supplica con questa preghiera-

E. (interrompendo) questa vorrei sapere, è la cosa più importante.

C. Che come noi le chiamiamo Benigne (Eumenidi), con benigno animo accolgano salvatrici il supplice. Prega tu stesso, o qualcun altro in vece tua, parlando sommessamente, senza elevare la voce: poi ritirati senza voltarti…

E…una persona sola basta a fare il sacrificio anche in luogo di molti, se piamente disposta.

_Sale: è un mezzo a sè, che purifica con la sua sola presenza (ad esempio, deve essere sparso sull’altare e sulle offerte insieme ai chicchi d’orzo). Può essere impiegato o nel modo appena detto oppure aggiunto ad altre sostanze impiegate nella purificazione; ‘chernibeion’ significa anche “essere purificati con acqua contenente chicchi d’orzo e sale”

“E costoro provano timore davanti a lana rossa e granelli di sale e fiaccole e cipolla di mare e zolfo..”

Su tutti questi metodi aggiuntivi dirò a breve, sulla lana rossa specifico qui che la sua presenza si spiega anche in base ai rituali di consacrazione/delimitazione di uno spazio sacro: le corde di lana rossa separano lo spazio puro da quello profano.

_Fuoco e Luce (cfr. la comune base etimologica del greco pyr e del latino purus)

Bisogna agitare fiaccole- o muovere in senso circolare orario delle luci (lampade a olio etc)- davanti alla persona/cosa da purificare.

“Il fuoco purifica tutto e le cose bruciate sembrano essere pure; le cose non bruciate, contaminate”

A proposito delle purificazioni a base di fuoco e zolfo compiute da Odisseo: “Odisseo cerca il fuoco per purificare il palazzo. Sembra infatti che in questo modo gli Elleni usassero pulire/purificare ciò che avevano gettato via (per le purificazioni: ἐδόκουν γὰρ οἱ Ἕλληνες οὕτω τὰ τοιαῦτα μύση καθαίρεσθαι διοπομπούμενα)

C’è un metodo specifico per prendere il fuoco dall’altare, ne abbiamo un antico esempio a proposito del fuoco incontaminato di Delfi: “purificatosi con aspersioni e una corona d’alloro, egli attinse il fuoco dall’altare”

_Fumo: lo zolfo è un potente disinfettante naturale, distruttore e neutralizzatore d’impurità, e il suo uso in cerimonie di purificazione (tramite fumigazione) è attestato da sempre; così anche per il bitume, insieme allo zolfo.

“porta lo zolfo, il rimedio dei mali, portami il fuoco, voglio fumigare la sala.”

“guidami con il turibolo acceso e fumiga con zolfo l’aria secondo il rito…e tu purifica con la fiamma la strada”

“e tu dammi il coltello a doppio taglio; porta qui la cagna. Dov’è il bitume? Prendi anche la fiaccola e l’incenso”

“chiama donne che ti stofinino in circolo e ti facciano suffumigi; aspergiti con acqua attinta a tre fonti, aggiungendovi sale e lenticchie.”

Lo zolfo va “portato intorno”- a una persona, un oggetto, una struttura etc.

_Erbe

>Elleboro nero

“Alcuni chiamavano melampodion l’elleboro nero ‘perchè Melampo purificò e curò con questo le figlie di Preto divenute folli”

“Lo usano anche per purificare le abitazioni e le greggi, recitando al contempo un incantesimo”

Inoltre, il vino prodotto da viti che crescono vicine all’elleboro agisce come depurativo e si usa per aspergere le abitazioni a scopo di purificazione.

>scilla, detta ‘di Epimenide’: si usava per percuotere il ‘capro espiatorio’, si rimuovono le squame per eliminare analogicamente i mali; in unione a zolfo e bitume, serve anche nei suffumigi.

>alloro

“L’alloro brucia facilmente e ha qualcosadi famigliare con le purificazioni, così non è in modo inappropriato che si trova attribuito al Dio più puro e più bruciante in assoluto.” (Cornut. Theol. Graec. Comp. 32)

“Gli attribuirono (ad Apollo) l’alloro, sia perchè questa pianta è pianta di fuoco e per questo è odiosa ai demoni nocivi, sia perchè parla mentre brucia..” (Apoll. F 99γ)

A proposito dell’impiego dell’alloro nelle cerimonie di purificazione, Plinio scrive che secondo alcuni l’alloro avrebbe ricevuto il posto d’onore nella celebrazione del trionfo poichè veniva impiegato in fumigazioni e per la purificazione dal sangue dei nemici. (Plin. Nat. Hist. XV, 135)

>olivo

O aggiunto all’acqua oppure se ne usano i rametti per le aspersioni.

(menzione di cantilene e formule magiche, soprattutto collegate all’elleboro e alla scilla…)

_Oro: non è proprio chiaro in che senso sia da intendere- può significare che i vasi per alcune specifiche aspersioni (nelle fonti si parla di versare sangue in un tempio: “nel caso che venga involontariamente versato del sangue in un tempio, invita a purificarsi con oro o acqua di mare”) devono essere di questo materiale; tuttavia, azzardando un parallelo con altre Tradizioni, potrebbe riferirsi al porre un oggetto d’oro nell’acqua destinata alle purificazioni: l’oro è il ‘metallo degli Dei’ per eccellenza, la sua sola presenza assicura purificazione.

_Bronzo: “Facevano poi risuonare oggetti di bronzo in occasione delle eclissi di Luna e per i defunti, poichè ritenevano che il bronzo avesse proprietà purificatrici e che allontanasse le contaminazioni; perciò se ne servivano per qualsiasi consacrazione e purificazione.”

_Focacce

Eseguire la purificazione strofinando la focaccia sul corpo, da offrire poi a divinità ctonie. ‘perimattein/apomattein’, lo strofinamento. “Magmon: purificazione; dicono infatti strofinare, quando purificano quelli che sono affetti da un male.” con ‘magides’, dolci e pani “quelle con cui si detergono e si purificano. Anche focacce, che portano quelli che vanno da Trofonio”

_Uova

Se ne parla in relazione al Banchetto di Hecate: “uovo lustrale”

Da quanto dicono le fonti, si tratta di uova crude, e si procede per strofinamento. Da ricordare che tutti gli strumenti delle purificazioni vanno o seppelliti o abbandonati all’incrocio di tre vie, e si deve ritornare indietro senza voltarsi. “Devo ritornare indietro, dopo aver gettato via il vaso, come uno che ha gettato via gli oggetti delle purificazioni, senza volgere gli occhi”

_Pelli e animali

>Diòs koidion, ‘la pelle di Zeus’- richiede il sacrificio dell’animale, perciò non mi dilungo (i particolari di questo rito li trovate nel Calendario: Skira, Chloeia, etc.)

> I cani: “Essi portano a Hecate cani cuccioli insieme ad altri mezzi di purificazione e strofinano con cuccioli chi ha bisogno di purificarsi e chiamano questo tipo di purificazione periskylakismos.”

“Fatte venire le sacerdotesse, le invita a purificarlo con una scilla o un cagnolino.”

Tutta l’ampia sfera che riguarda le purificazioni tramite il sangue delle vittime sacrificali- elemento presente in tantissimi contesti di purificazione- non può venire qui trattata per ovvie ragioni..

_Lana

Incoronare con ciocche appena tosate le anse dei recipienti per le libagioni- a parte l’uso che ho descritto prima della lana rossa per delimitare tutte le zone purificate.

PRELIMINARI DEL SACRIFICIO; ABLUZIONI E ASPERSIONI
I partecipanti a qualsiasi rituale devono già a priori possedere i requisiti di purezza rituale richiesti, prima di avvicinarsi; i capelli inoltre devono essere legati (se lunghi), tutti- o almeno i celebranti- devono essere incoronati; a piedi scalzi (cfr. poco sotto).

L’acqua lustrale, con i requisiti prima specificati, (chernips e hydria i vasi che servono in questi casi) e il canestro sacrificale vanno fatti passare, muovendo verso destra, fra i tutti i partecipanti al rito, disposti in circolo attorno all’altare; tutti devono bagnarsi le mani, e anche il volto.

Dopodichè, il celebrante si lava le mani (dall’iconografia: il celebrante protende le mani e le immerge nella chernips); immerge un tizzone nell’acqua e ne asperge i partecipanti, le offerte e l’altare (qui vi è un riferimento al doppio potere catartico di fuoco e acqua)

“Prendi il canestro e l’acqua lustrale e fai subito il giro dell’altare, da destra, …dammi il tizzone che io lo immerga nell’acqua…quindi lavati le mani dopo averla passata a me”

“Io aspergerò i tuoi capelli di acqua lustrale…”: le aspersioni da parte del celebrante vanno eseguite con un rametto di alloro o di mirto- a volte anche d’ulivo, ma il più attestato è certamente l’alloro. Un ramo di alloro (αἴσακος) è tenuto in mano anche da chi canta gli inni. Dal canestro, il celebrante prende una manciata di orzo consacrato e lo getta sull’altare- qui terminano le cerimonie di purificazione prima di un rituale ordinario.

Abluzioni e aspersioni precedono qualsiasi attività religiosa (e sempre prima di entrare nei templi- cfr i perirrhanteria, i bacini all’ingresso dei santuari: “l’editto vieta che chiunque non abbia mani pure entri nell’area dei perirrhanteria”); ad esempio, un vaso mostra Apollo e un giovane in abito festivo (scalzo, benda e ghirlanda fra i capelli, chitone e mantello ricamato), con un ramoscello nella sinistra e con la destra sollevata, in procinto di compiere aspersioni presso un bacino lustrale in un santuario.

Il bacino con l’acqua lustrale segna in un certo senso i confini degli spazi sacri, cui non si può accedere senza purificazione; infatti: “noi stabiliamo per gli Dei limiti dei templi e dei recinti sacri perchè non li oltrepassi nessuno che non sia puro, ed entrando ci aspergiamo non per essere contaminati, ma, se prima avevamo una macchia, per purificarcene.”

Dalla Pace di Aristofane, una breve descrizione dei preliminari di un sacrificio:

Tr. Allora vai subito a prendere la pecora; io penso all’altare per il sacrificio.

S. (rientrando) E’ pronto il cesto con l’orzo, le bende e il coltello. Ecco anche il fuoco. Niente ci trattiene fuorchè l’agnello!

C. perchè non vi sbrigate, svelti! Se Cheride vede l’orzo si intrufola senza essere invitato con la scusa di suonare il flauto: io sono ben sicuro che alla fine, vedendolo sfiancato a furia di soffiare, qualcosa gli allungate.

Tr. muoviti, prendi il cesto e il vaso per le lustrazioni, e fai velocemente il giro dell’altare da destra.

S. Ecco fatto! Altri comandi? Ho fatto il giro.

Tr. Aspetta che prendo un tizzone e lo bagno. (al servo) scuotiti svelto. Passami l’orzo, lavati le mani e passami il vaso! Butta un pugno d’orzo agli spettatori…

S. per Hermes, quanti spettatori sono presenti, tutti ce l’hanno.

Tr. Allora preghiamo. Chi c’è? Dov’è finita la gente religiosa?

-dopo la preghiera, mentre il servo sacrifica in casa la pecora-

C. tu devi rimanere qui però davanti alla porta, prepara subito la legna e tutto l’occorrente…

Tr. la scheggia ha preso fuoco…mi porto io anche la tavola, faccio a meno del servo!

ASTINENZA

Hagneiai permanenti non sembrano essere attestate, nè in merito al cibo- se non in particolari circostanze e/o culti- nè ad altri tipi di astinenze. Sicuramente il digiuno ha carattere purificatorio.

Nell’ ambito specifico dei Misteri: divieto di consumare la triglia, carica di qualità negative; volatili domestici, fave, melograni ; pesce affumicato.

“La purità si consegue con i riti di purificazione e con l’astenersi da carni mangiabili e di animali morti di morte naturale e da triglie e melanuri e da uova e dagli animali ovipari e dalle fave e da quant’altro viene prescritto da quelli che compiono i riti misterici.”

Se accade di mangiare cose contaminate, la Tradizione prevedeva questo rimedio: uccidere e portare intorno un maialino maschio e purificare con spargimenti di semi (panspermia) e aspersioni da un contenitore d’oro.

Abluzioni obbligatorie dopo ogni attività sessuale; castità richiesta ai celebranti di un sacrificio- ed è anche un requisito dei sacerdoti in tutte le occasioni festive; inoltre: “coloro che si saranno lavati dopo un contatto carnale con il coniuge, entrando nel tempio, saranno puri il giorno stesso, dopo un contatto con un altro uomo o donna, il secondo giorno.”

ALTRI DETTAGLI
La posizione: “Quelli che compiono purificazioni stanno rivolti a Oriente”

La parola da pronunciare in purificazioni generali: “Xερνίπτομαι! Sii purificato!”

Il canto che purifica per eccellenza è il Peana.
Ieios, invoked with the cry of ie
[An epithet of] the archer, Apollo. Also [sc. attested is the exclamation] “Eie Phoibos.”
Ἰήϊος: ὁ τοξότης, ὁ Ἀπόλλων. καὶ Ἤϊε Φοῖβε.
The quoted phrase comes from Homer, Iliad 15.365; and for the initial gloss cf. the scholia there.
cf. iota 223.  Ἰηί̈ων
[Meaning] of [things] which happen with prayer, or of pestilential [events]; for Ieios [is] Apollo, to whom the purification of pestilences is offered.[1] Or because it is a refrain [sung] in common [to Apollo] and Artemis. Women utter such cries when they are in necessities, and they [Apollo and Artemis] hear the laments. Sophocles [writes]: “the women do not endure the troubles which call for cries of ‘ie'”: that is, they do not survive their pains.

Ogni giorno: iniziare il giorno con il lavacro delle mani e del corpo; porre un pezzo di foglia d’alloro in bocca, ma senza masticarla- solo dopo aver fatto questo, si può procedere con i riti dell’alba; stessa cosa vale per il tramonto.

“Non libare mai all’alba a Zeus vino scintillante con mani non lavate, nè agli altri Immortali: non ti ascoltano, rigettano le tue preghiere.” Infatti “è un precetto di purezza rituale; difatti le mani svolgono molte necessità impure. Ora, per l’azione rivolta al divino hanno bisogno di purezza, perchè il divino è puro: ma bisogna rendere agli Dei un servigio pari a Loro. Non libi dunque chi non si è preventivamente purificato le mani, e, a maggior ragione, con tutto il corpo bisogna puramente compiere i riti agli Dei. Perchè nel caso in cui Li onoriamo con strumenti impuri, Essi rigettano le preghiere di accompagnamento a siffatte azioni; queste sono le preghiere (eparaì) che si intonano mentre si fanno i sacrifici e le libagioni.” (Es. Erga e scolii, 724-726)

Durante qualsiasi cerimonia e in ogni ambito sacro bisogna osservare le regole di pulizia interiore ed esteriore, indossare vesti pulite (bianche per i celebranti), non indossare oggetti metallici (a parte oro e argento) e non portare armi, in molti casi è richiesto di rimanere scalzi, oppure di non indossare scarpe di pelle animale, e in ogni caso bianche.

Mai preparare il cibo e mangiare in stato d’impurità: preparare e consumare il cibo è un atto sacrificale in piena regola e richiede tutte le preparazioni del caso. Effettuare sempre un lavacro prima di mangiare, e lavare sempre le mani in acqua lustrale, prima e dopo aver mangiato; lo stesso vale per tutti gli oggetti impiegati: anch’essi devono essere purificati (fumigazione e lavaggio sono i metodi più antichi attestati). Un lavacro è richiesto anche dopo aver svolto le funzioni corporali, e dopo ogni unione sessuale.

La casa va purificata con suffumigi di zolfo puro (il metodo è sempre quello dell’andare intorno e del movimento circolare); inoltre, si deve aspergere con ramoscello d’alloro, adorno di bende di lana, acqua pura mescolata con sale, lavare ogni cosa con quest’acqua ed eliminare tutte le lordure. Anche l’incensiere con cui si effettuano le purificazioni va gettato insieme a ciò che si rimuove- di solito gli strumenti delle purificazioni si sotterrano.

Pulizie/purificazioni della casa: le lordure vanno deposte ai crocicchi, infatti “erigevano statue di Hecate nei trivii, poichè questa Dea presiede alle contaminazioni e alle purificazioni”- ma anche: “Purificano e nascondono in terra una parte delle purificazioni, un’altra la gettano in mare, un’altra la portano sui monti, dove nessuno può toccarla nè calpestarla”

-Banchetto mensile e riti di fine mese: la notte di Luna nera o nuova, è considerato anche un’espiazioni/purificazione. Plutarco, nella Vita di Solone, ricorda che: “avendo notato l’irregolarità del mese, e che il movimento della Luna non sempre coincide con il sorgere e tramontare del Sole, ma spesso sopravanza e supera il Sole nello stesso giorno, (Solone) ordinò che quel giorno fosse chiamato l’Antico e il Nuovo (hene kai nea), assegnando la parte di esso che precede la congiunzione (del Sole e della Luna) al mese che stava finendo, e la parte rimanente al mese che stava iniziando. Fu così il primo a comprendere il verso di Omero che parla di un giorno in cui ‘un mese sta calando, e il nuovo sta iniziando’. Il giorno successivo Solone lo definì come il primo del mese.” Da Marino sappiamo che Proclo digiunava sempre durante Hene kai nea; Hene kai nea è anche stato definito come un giorno da dedicare all’introspezione personale (tei heauton episkepsei), ma anche al riposo dalle normali attività, e più particolarmente all’analisi delle opere compiute nel corso del mese e alla preparazione di quelle da portare a termine nel successivo.

Un’altra usanza della fine del mese è ben attestata dai paremiografi e dagli scoliasti, e si può riassumere con questo proverbio: “il trentesimo si onora nell’Ade a causa di Hecate” (timatai he triakàs en Haidou dià ten Hekaten)- ossia, nel trentesimo giorno del mese (quando presente, altrimenti il 29) si onora Hecate in quanto è l’ultimo giorno del mese e, allo stesso tempo, si onorano anche i defunti (infatti, nel suo calendario, Plethone ha dedicato il ventinovesimo giorno a Plutone). Diogeniano conferma la relazione: “L’immagine di Hecate è innalzata e consacrata agli incroci delle strade, e riti in onore dei defunti sono compiuti nel trentesimo giorno.” Ancora più chiara è la spiegazione data della festa chiamata Hekataia: “sacrifici ad Hecate, che sono offerti ai defunti”, da celebrare appunto a cavallo fra l’ultimo giorno del mese e Noumenia.

“I ricchi inviano la sera un pasto nei triodoi e sacrificano a Hecate. I poveri, spinti dalla fame, li mangiano e dicono che è Hecate che li ha preparati.”

Gli elementi del banchetto:

pani e gallette;

aglio;

torte (potrebbero essere le psamita);

formaggio;

(uova?)

pesci (triglie, una specie di sardina, oppure i pesciolini da frittura);

magides (“pezzi di pane con cui ci si puliscono le mani alla fine del pasto”)

– Sogni funesti: “Io stesso ho scongiurato gli effetti nocivi dei sogni funesti disperdendoli tre volte colla farina consacrata. Io stesso, velato di lino e con la tunica sciolta ho offerto nove volte i voti a Trivia nel silenzio della notte” (Tib., El., V, 9-16)

(Schol. Soph. Oid. K 477; Theoph. Char. 16; FGrH 356, 1; Eur. Iph. T. 1193; LSCG 151B 23; Clem Strom. 7, 4, 26; Schol. Eur. Or. 40; Plut. Arist. 20,4; Lex. Hom. s.v. ‘kathairo’; Eur. Hel. 865; Soph. PCG I fr 4; Men. Phasm. 54; LSS 65,6; Diosc. mat. med. 4, 162; Kall. fr. 194, 37; Verg. Aen. 6, 229; Theoph. h. plant. 9, 10,4; Luk. nec. 7; Eur. Ion. 434; Iambl. v.P. 28, 153; Parker, Miasma; Clem. strom 7. 4,26; Luk. d. mort. 1,1; Paus. Att. delta 18; Soph. Oid. K. 473; Eur. Iph. A. 1470; Arist. Av. 958; Eur. Herc. 928; Athen. 9, 409b; Od. XXII, 481; LIMC V Iph. 54; Hom. Il. 1, 447; Eur. Iph. T. 58, 622; 1222; Arist. Pax 956; Hom. Il. 1, 314; 24, 302; Hes Erg. 737; Schol Eur. Phoen. 224; LSCG 95; FGrH 326 F 2; Diog. Laert. 8,33; LSCG 156 A 14; 154 A 29; LSAM 12, 1-9; LSS 91; Hdt. 2,64; Esch. Choeph. 97; Hipp. de morbo 1, 42; Theocr. 24, 96; Schol. Aischyl. Choeph. 98a; SGO I 396; Ar. Vesp. 1216; Plat. Symp. 175 A; Philox. ap. Ath. 409e; Dig. 34, 2, 19, 12; Saglio, Dict. 1.1101; Soph. TrGF fr. 734; Arist. PCG fr. 209; Antiph. PCG fr. 68; Char. PCG1; Luk. Cat. 7; TGF2 492; Plut. Sol. 25, 3; Odyssey 14. 162- 19, 307; MPG, 19, 1208AB, 1209C; Lexica s.v. hene kai nea; Diogenes Laertius, 1, 58; Proclus, In Timaeum, 1, 81.13; Hesiod Op, 408 ,765; Moschopulus, ibid., 261.1 ff.; Eustathius, Commentarii ad Homeri Odysseam, 2, 203.42, 10.481;  scholia Aristoph. Nub. 1131, 1134, 1179-98; scholium Plato, Leggi, 8, 849B; Theodore De mensibus, MPG, 19, 1201D. Deipnosophistae, 7, 325A; Scholiast Aristophanes, Plutus, 594; Paroemiographi Graeci, 1, 312.5; Anecdota Graeca, ed. Bekker, 1, 247.27-29; Marinus, Vita Procli, 19; J. Lydus, De mensibus, 3, 11; Proklos, in Crat.; Schol. Theocr. Id. II, 36a…etc….)

Repertorio iconografico (Purificazioni e riti apotropaici): https://www.facebook.com/media/set/?set=a.347855875315649.1073741826.239114319523139&type=3

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