Zeus Ktesios

“Καὶ ὑμεῖς, ὦ θεοὶ Κτήσιοι καὶ ἑστία πατρῴα καὶ δαίμονες οἱ κατέχοντες τοῦτον τὸν τόπον, χαίρετε!”
(Dion. Hal. ant. Rom. 8.41)

Il termine ‘Ktesios’ indica la ricchezza e la protezione dell’oikos, da κτῆμα, la proprietà; può essere definito “Zeus Domestico”.
Menandro ci informa che, in questa forma, Zeus è il protettore e guardiano della dispensa, ossia del luogo in cui sono custodite le risorse della casa. Fra le Sue funzioni c’è infatti anche la protezione dai ladri. (Men. Pseudo-Herakles, frag. 519 Kock)
L’immagine, o il simbolo, di Zeus Ktesios va posto nella dispensa, o comunque nel luogo della casa in cui siano custoditi, anche in maniera simbolica, quelli che costituiscono i veri beni di un oikos: “essi erano soliti consacrare/porre (ἱδρύοντο) lo Zeus Ktesios nelle dispense (ἐν τοῖς ταμείοις), come datore di ricchezza (ὡς πλουτοδότην)”. ‘Tameion’ può appunto essere tradotto con ‘dispensa, luogo delle provvisioni, magazzino, tesoreria, stanza interna’. (Suda s.v. Κτησίου Διός; Ζεὺς Κτήσιος).
Come datore di ricchezza, Zeus Ktesios- e la Sua pronoia, provvidenza- è menzionato anche da Plutarco, insieme agli epiteti Epikarpios e Charidotes. (Plut. de rep. Stoic. 30). Gli epiteti Epikarpios e Ktesios sono associati strettamente anche in un’altra citazione: “Zeus Ktesios ed Epikarpios, perchè causa dei frutti e datore di ricchezza e di proprietà, e non di povertà e privazione.” (Dion. Chrys. or. I, p. 57 Reiske) Basti pensare che una traduzione, “nella lingua dell’Ellade”, per Penates è ‘Theoi Ktesioi’: “ora, questi Dei sono chiamati Penati da parte dei Romani. Ma coloro che traducono la parola nella lingua dell’Ellade, la rendono alcuni con ‘Patrooi’, altri con ‘Genethlioi’, altri ancora con ‘Ktesioi’, altri come ‘Mychioi’ e altri come ‘Herkeioi’…che significano tutti più o meno la stessa cosa.” (Dion. Hal. Ant. Rom. 1.67) Così canta infatti il coro delle Coefore (800): “e voi che state dentro la reggia e nei recessi custodite tesori di ricchezze, ascoltate o Dei, siate propizi.”

Zeus Ktesios è il guardiano e protettore della prosperità e delle proprietà della casa: “se la proprietà di una casa viene distrutta, può essere rimpiazzata, con la grazia di Zeus Ktesios.” (Esch. Suppl. 443) In un frammento di Menandro si dice infatti: “mi prende la rabbia quando vedo un parassita entrare negli alloggi delle donne e Zeus Ktesios che non conserva chiusa la dispensa..” (Men. fr. 410)
Zeus Ktesios è fra gli Dei che si devono pregare perchè concedano beni: “perchè concedano cose buone dobbiamo pregare Helios, Zeus Ouranios, Zeus Ktesios, Athena Ktesia, Hermes ed Apollo; ma nel caso di cose contrarie dobbiamo pregare Gaia e gli Eroi, affinchè le cose negative vengano allontanate.” (Hipp. de insom. 4)

La consacrazione di Zeus Ktesios- si tratta di una cerimonia domestica: il vaso che serve qui è il ‘kadiskos’, un vaso simile ad una giara. “E’ un vaso in cui consacrano lo Zeus Ktesios, come dice Antikleides nel suo libro “Sulle Interpretazioni” dove scrive- “il modo giusto per consacrare i segni di Zeus Ktesios è in questo modo: Uno deve prendere un nuovo kadiskos con il coperchio, e a due anse, e decorare le anse con lana bianca, e un nastro color zafferano che vada dalla parte destra alla fronte (?), e porvi qualsiasi cosa che si trovi (nel senso di trovare in modo casuale e fortunato; anche oggetti di buon auspicio; semeia) e vi si versa sopra ambrosia. Ambrosia è una mescolanza di acqua pura, olio d’oliva e tutti i frutti (pagkarpia). Vi si devono versare dentro.” Questo è il famoso vaso in cui ‘vive’ lo Zeus della casa: “essi consacrano lo Zeus Ktesios nelle dispense”, e anche “così è come si consacrano i segni (semeia) di Zeus Ktesios.” Altri autori, per ‘ambrosia’, menzionano acqua pura, olio e miele solamente. (Harp. s.v. exarasasthai, Ktesiou Dios; Athen. 11, 46, 473B)
Abbiamo anche la certezza che nella casa, accanto a questo vaso contenente i segni sacri, si possa trovare anche un piccolo altare dedicato a Zeus Ktesios, presumibilmente sempre nella dispensa in cui si trova il kadiskos con i semeia del Dio. (Esch. Ag. 1038; IG XII 3 supp. I 361) Non abbiamo Sue immagini dall’Attica, solo una da Thespiae in Beozia (ora nel museo di Tebe) e, come era facile immaginare, ha la forma di un serpente, esattamente come Zeus Meilichios- facile in quanto queste due forme sono strettamente associate, come testimonia il rituale relativo al Diòs Koidion, la ‘pelle di Zeus’ (Suda s.v. Διὸς κῴδιον). Ad Halos è stato fatto un ritrovamento assai importante: sotto il pavimento di una casa di età ellenistica è stato rinvenuto un kadiskos contenente due figurine di serpenti, una in bronzo e l’altra in argento, un piccolo osso ed una conchiglia: abbiamo così un esempio di dedica a Zeus Ktesios. (Museo Archeologico di Almyros). Sempre Dionigi di Alicarnasso ci informa, a proposito dei Penati e dei Theoi Ktesioi, che “le cose sacre depositate negli adyta a Lavinium sono Kerykeia di ferro e bronzo e ceramica troiana.”- dunque, ancora una volta, due serpenti e vasi. La stessa cosa è valida a proposito dei Dioscuri, infatti uno dei Loro simboli più frequenti sulle monete della Laconia è un’anfora a due anse su cui si attorciglia un serpente; anche il famoso ‘rilievo di Argenidas’ si inserisce in questo discorso: questa persona è appena tornata da un viaggio per mare- come si evince dalla nave alle sue spalle- e sta versando una libagione agli Anakes, ai Dioscuri. Fra loro vi sono un piccolo altare e una tavola sacra, su cui sono poste due vasi, dalla stessa forma di quelli delle monete laconiche- e che ci sia un’affinità con i Theoi Ktesioi è evidente dal serpente che si avvicina ai vasi e dal fatto che i Dioscuri a Sparta hanno una funzione molto simile a quella degli Ktesioi- come appare evidente da un rilievo arcaico, in cui figurano i Diocuri, le due anfore, e due serpenti (cfr. M.N. Tod, A catalogue of the Sparta Museum, Oxford 1906, no. 575, fig.65).

Come menzionato ampiamente dal Nilsson, piccoli altari iscritti con il Suo nome sono stati rinvenuti in diverse località dell’Ellade: da una casa privata a Thera, all’isola di Thasos dove appare come Zeus Patroos Ktesios, e in Tracia dove è venerato accanto a Zeus Herkeios Patroos. Per spiegare queste associazioni di epiteti è perfetto un passo di Cornuto (Theol. 9): “Gli assegnarono anche gli appellativi di Salvatore, Protettore della famiglia, Protettore della città, Patrio, Protettore della stirpe, Protettore, degli ospiti, del patrimonio, del consiglio, detentore del trofeo, liberatore; tali Sue denominazioni sono quantitativamente innumerevoli, poichè esso risulta estendersi ad ogni potenza e possesso, ed è agente causale e supervisore di tutte le cose.”
Pausania menziona, parlando di Phlya e Mirrhynus, altari di Demetra Anesidora, Zeus Ktesios, Athena Tithrone, Kore Protogonia e le Semnai- sicuramente non un’associazione ‘casuale’…(Paus. 1.31.4)

“Andavamo alla sua casa per celebrare tutte le festività; e quando egli sacrificava a Zeus Ktesios- un sacrificio a cui attribuiva speciale importanza, a cui non ammetteva nè gli schiavi nè uomini liberi al di fuori della propria famiglia, in cui egli personalmente celebrava tutti i riti- noi partecipavamo a questa celebrazione e ponevamo con lui le mani sulle vittime e ponevamo le nostre offerte di fianco alle sue, e prendevamo parte a tutti gli altri riti, ed egli pregava per la nostra salute e ricchezza, come era naturale essendo nostro nonno.” (Isaeus 8. 16)

“Accadde che Philoneos avesse un sacrario di Zeus Ktesios al Pireo; mio padre stava per salpare per Naxos, così sembrò bene a Philoneos, poichè mio padre era suo amico, andare al Pireo con lui, e allo stesso tempo celebrare i sacrifici e condividere un banchetto con lui. La concubina di Philoneos andò con loro per aiutare nei sacrifici. Quando furono al Pireo…dopo che ebbero banchettato, Philoneos, come era proprio, sacrificò a Zeus Ktesios e ricevette il suo amico, mentre questo a sua volta, sul punto di imbarcarsi e godendo l’ospitalità del suo amico, versò libagioni e pose incenso su di esse. La concubina, mentre stava preparando la libagione con cui essi avrebbero pronunciato preghiere che non si sarebbero compiute, vi mise la pozione…quando essi ebbero versato poche gocce come libagione, essi presero in mano la loro stessa morte e bevvero il loro ultimo sorso.” (Antiph. Or. I 16)
Come si evince da questi due passaggi, l’altare di Zeus Ktesios ed i riti ad esso connessi sono qualcosa che riguarda solo i membri della famiglia e gli amici stretti; membri della famiglia, come anche gli schiavi erano intesi un tempo: “vieni dentro anche tu, dico a te, Cassandra! E’ stato Zeus che, clemente, ti ha condotta a questa reggia, a prendere parte ai riti lustrali: con molti altri schiavi ti ha posta vicino all’altare domestico (κτησίου βωμοῦ)” (Esch. Ag. 1035)

In Atene, l’Oracolo di Dodona aveva prescritto un sacrificio pubblico in Suo onore: “a Zeus Ktesios un toro bianco” (Dem. 21.53)

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Tre offerte a Torico, di cui una in associazione con Demetra (SEG XXXIII 147, 22)

Repertorio iconografico: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200904795648743&set=oa.473157436084739&type=3&theater

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