Animali sacri e uomo sacro

Gli animali sacri e l’uomo sacro” (Giamblico, De Mysteriis, Libro V, capitolo 24)

In merito alle offerte e a quanto è stato spiegato in precedenza, a proposito dei sacrifici e dell’arte teurgica, viene ora sottolineato il principio della “distribuzione in regioni e dall’autorità, particolare per ciascun essere che, secondo le diverse classi, ha assegnato queste parti di maggiore o minore estensione.”
Questa è la celebre e ben nota “teoria dell’illuminazione” di determinati luoghi e/o elementi fisici da parte di divinità ed altri esseri divini- il sommo Proclo (in Tim. III 155) spiega tale principio in modo chiarissimo, a partire dalle suddivisioni cosmiche in base alla provvidenza degli Dei. Infatti, l’assunto di base è che “il cosmo, tutto intero, è un Dio felice” e pertanto nessuna delle parti che lo compongono è priva di Dei o completamente priva di bene e di provvidenza. Da questo ne consegue che “se tutte le cose partecipano di una divinità e di una provvidenza, allora hanno tutte, almeno in parte, una natura divina”, e questo porta necessariamente alla conclusione che esistono delle specifiche classi di Dei che “presiedono ad esse”. Inoltre, visto che anche nel caso del Cielo (corpi celesti), esso partecipa dell’Anima universale e dell’Intelletto universale per il tramite di certe “anime ed intelligenze”, a maggior ragione questo vale per “gli elementi di quaggiù”, i quali partecipano alla divinità universale del cosmo attraverso l’intermediazione di certe classi divine. In altre parole, il Demiurgo impiega l’arte telestica per dare forma ed ordine al cosmo e renderlo partecipe del divino: “come la telestica fonda sulla terra luoghi oracolari e statue animate dagli Dei e, con certi simboli, rende le cose fatte di materia parziale e mortale ben disposte a partecipare di una divinità, ad essere mosse da essa e a predire il futuro, sarebbe assurdo che il Demiurgo non ponesse a capo degli Elementi complessivi, che sono i componenti immortali del cosmo, delle anime divine, delle intelligenze e degli Dei….dagli effetti della telestica, sappiamo che è possibile.” Stando così le cose, risulta quindi evidente che il Demiurgo ha creato Dei che “vegliano sulla creazione sub-lunare” ed ha assegnato in sorte (ad esempio, cfr. Inno ad Atena: “Tu che hai ottenuto in sorte l’Acropoli sull’alta collina rocciosa” ἣ λάχες ἀκροπόληα καθ’ ὑψιλόφοιο κολώνης) a ciascuno una porzione del mondo. Dal momento che agli Dei si accompagna sempre una corrispondente serie di Daimones, ne consegue che esiste anche una classe di Daimones “legati alla generazione”: alcuni di essi hanno autorità sugli elementi, altri sono “guardiani di regioni geografiche”, altri “governano popoli, altri delle città, alcuni certe classi di esseri e altri vegliano sugli individui singoli: perchè la vigilanza dei Daimones discende fino al particolare di livello più basso.”

Dunque, Giamblico afferma che è assolutamente appropriato offrire agli Dei che presiedono a certi luoghi “i prodotti di queste terre, e ai governanti i beni dei loro governati”: l’esempio più celebre di questa norma sacra è il pelanos, il pane che veniva offerto a Demetra Eleusina, fatto esclusivamente con il grano della pianura di Raro (aia di Trittolemo).. Questo perchè “a chi crea sono sempre gradite le sue creazioni” (questa norma si estende a tutti i generi di offerte: ad esempio, l’offerta del peplo ad Atena. Cf. “Le arti che impieghiamo nella vita quotidiana sono un’emanazione dell’attività demiurgica divina al livello dell’intelligibile; ad esempio, “Atena tesse in modo demiurgico” l’insieme delle Forme noeriche- tale è l’Idea, l’archetipo dell’arte della tessitura. Infatti: “se questi poteri creatori e generatori degli Dei, che si estendono al tutto, qualcuno li chiamasse arti demiurgiche, intellettive, generatrici e produttive, neppure noi potremmo respingere un simile modo di esprimersi, poiché troviamo che anche i Teologi indicano attraverso questi nomi le creazioni divine, e dicono che ogni arte creatrice si deve ai Ciclopi, che insegnarono a Zeus, ad Atena e ad Efesto: ad Atena a presiedere a tutte le arti e in particolare a quella della tessitura, ad Efesto ad essere in particolare protettore di un’altra; dicono poi che l’arte della tessitura inizia con Atena signora:
Infatti costei è la più esperta di tutti gli Immortali
nel lavorare al telaio e nell’insegnare i lavori della lana.
dice Orfeo, e continua con la corda di Kore che produce la vita…” (Pr. In Crat. 389 b-c)
Pertanto: “a chi produce primieramente una cosa, questa è innanzi tutto cara”- cf. le aparchai, offerte di primizie, a Demetra e Kore: “… si offrano alle Due Dee le primizie dei frutti della terra, secondo le tradizioni della patria e il responso dell’oracolo di Delfi agli Ateniesi… lo Ierofante e il Daduco impongano che gli Elleni offrano, in occasione dei Misteri, le primizie dei frutti della terra, secondo le tradizioni della patria e il responso dell’oracolo di Delfi agli Ateniesi… ” (IG II2 76)

Giamblico riprende poi il principio base della Teurgia, ossia che “certi animali, o piante, o altri prodotti della terra sono governati dagli esseri superiori, in pari tempo partecipano della loro signoria e procurano a noi, indissolubile, la comunione con Essi.” Altri oggetti sacri, custoditi e conservati, “conservano la forza di stabilire una comunione fra Dei ed uomini”: ad esempio, gli “oggetti sacri” custoditi nel Telesterion, lo xoanon di Atena e l’ulivo sacro sull’Acropoli, etc.
Tali sono anche alcuni animali presso gli Egizi (il più celebre è senz’altro Apis, ma ricordiamo che ne esistevano numerosi nelle varie città sacre, come il falco di Horus ad Apollinopolis e Banebdjedet, l’ariete sacro di Mendes; inoltre, anche in Ellade esistevano questi animali sacri, il più celebre è senz’altro il serpente che dimorava sull’Acropoli).

Notevolissima è la successiva affermazione: come gli animali sacri dell’Egitto, “tale è dovunque l’uomo sacro”, il sapiente ossia il ‘liberato in vita’. In altre parole, l’uomo sacro permette la comunione fra Dei e mortali, questo perchè “anche nelle questioni apparentemente oscure e difficili, colui che conosce le cose per intuizione semplice (conoscenza epoptica: “Platone chiama epopteia la contemplazione delle cose che sono apprese intuitivamente, verità assolute ed idee”) corre agilmente sui cammini della soluzione e si eleva alla conoscenza divina e all’intellezione divinamente ispirata, grazie alla quale tutto diventa chiaro e comprensibile: perchè tutto è nelle mani degli Dei, e l’uomo divino, che ha tutto afferrato in modo primario, può colmare anche gli altri esseri della sua propria conoscenza (“dopo questo (il massimo grado dell’iniziazione) nulla è più d’ostacolo alla Ierofantria realmente divina”)…senza dubbio tutte le anime sono “figli di Dei” ma non tutte le anime hanno riconosciuto il loro Dio. Quelle che lo hanno riconosciuto e hanno scelto una vita che gli assomiglia sono chiamati “figli di Dei”…tali anime non solo si volgono ai loro Antenati, ma sono anche colmati da loro di intellezioni divinamente ispirate e la loro conoscenza è quindi un trasporto divino (enthousiastiké), perchè è unita ad una divinità grazie alla luce divina e trascende tutte le altre forme di conoscenza, sia quella per congettura che quella apodittica. Perchè la conoscenza per congettura si occupa della Natura e degli universali immanenti negli individui, quella apodittica si occupa delle essenze incorporee e degli oggetti di scienza, ma solo la conoscenza divinamente ispirata è direttamente unita agli Dei stessi.” (Proclo, in Tim. III, 159- 160)

In altre parole: “il Dio è presente dovunque e a tutti, ma l’anima di un sapiente gli è consacrata come un Tempio…solo il sapiente rende al Dio l’onore conveniente; il Dio non ha bisogno di nessuno, il sapiente solo del Dio; e al sapiente il Dio dona la libertà di un Dio.” (Porfirio, Lettera a Marcella 270)

Il capitolo si conclude con l’enunciazione di un’altra norma sacra: “altri (animali, piante e prodotti sacri), sacrificati, rendono più splendido questo rapporto (di comunione con gli Dei)…perchè, sempre, quando questo rapporto si realizza, più perfetti discendono anche i beni che esso produce.” Infatti: “si offrano in sacricio il pelanos, come indicato dagli Eumolpidi, un trittoa boarchos (triplo sacrificio che comincia con un bovino) con corna placcate in oro per ciascuna delle Due Divinità, orzo e grano per Trittolemo e il Dio, e per la Dea e per Eubolos una vittima perfetta per ciascuno di Loro, e per Atena un bue con corna placcate in oro; gli Hieropoioi e l’assemblea devono consacrare come offerte votive il resto dell’orzo e del grano offerti… da ciò si producano molte buone cose e fertilità ed abbondanza per quanti non si rendano colpevoli contro gli Ateniesi, Atene e le Due Dee.” (IG II2 76)

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