Correlazione fra gerarchia divina e sacrifici

Correlazione fra gerarchia divina e sacrifici” (Giamblico, De Mysteriis, Libro V, capitolo 14)

Dopo aver fatto chiarezza, nei capitoli precedenti, e aver spazzato via le “supposizioni errate riguardo ai sacrifici”, si può ora procedere con l’analisi/spiegazione più dettagliata della “legge dei sacrifici” (tòn thesmòn ton thysion)
Il miglior punto di partenza è dunque senz’altro quello che mostra in modo evidente la correlazione fra la gerarchia degli Dei (tes ton Theon taxeos) e la legge dei sacrifici.

– Alcuni Dei sono materiali (hylaious)
– Altri Dei sono immateriali (aulous)

– Gli Dei materiali sono quelli che contengono in sè la materia e le danno un ordine (“i corpi celesti..Dei visibili” Tim. 40d. Di questi Dei- che si occupano della seconda demiurgia, quella particolare- merikos– ossia della creazione di tutte le entità particolari sulla base delle Forme immutabili stabilite dal Demiurgo sulla base della Sua contemplazione delle Forme noetiche- fanno parte in definitiva tutte le divinità encosmiche, pericosmiche, sublunari, etc): hanno comunanza con la materia, in quanto soprintendono ad essa e governano ciò che avviene in essa (mutamento, divisioni, generazione e corruzione dei corpi, etc.)

– Secondo l’arte dei sacerdoti, nei sacrifici bisogna sempre cominciare dagli Dei materiali, perchè “non diversamente sarebbe possibile l’ascesa agli Dei immateriali (epì toù aulous Theoùs genoito he anabasis– ossia, gli Dei separati dalla materia, exeiremenous apò tes hyles, e superiori ad essa; cf. il Principio “che è trascendente in modo inaccessibile (en abatois exeiremenou)” Theol. I 54, 22- 27).

– Il Culto teurgico onora ciascuna divinità secondo la sua natura ed il suo dominio
> Culto materiale per gli Dei materiali: solo così è possibile avvicinarsi alla Loro essenza e raggiungere completa intimità (oikeiosis– da notare che la “famigliarità (oikeiotes) con gli Dei” fa parte delle supreme virtù teurgiche, generata dall’assiduità nella pratica teurgica, pratica volta ad ottenere l’unione mistica con la divinità: henosis e “compartecipazione al divino (he perì to theion sympatheia)” cfr. Marino, VP § 26-33)> si offre Loro nel culto ciò che è loro affine e conveniente.

>Avvertenza importantissima: le offerte (materiali, cose che si trasformano e si distruggono, come i sacrifici animali, gli olocausti, etc.) che convengono agli Dei che hanno il governo della materia, non convengono agli Dei in quanto tali, “ma per la materia sulla quale dominano. Perchè, seppure ne sono quanto mai separati (choristoi), le sono tuttavia vicini e, seppure la contengono in un potere immateriale, sussistono tuttavia insieme con essa.”

Ciò che è governato non è mai del tutto estraneo a chi lo governa, e lo strumento non è mai discordante da chi se ne serve.
Ne consegue che offrire sacrifici materiali agli Dei immateriali non è appropriato, lo è invece a tutti gli Dei materiali.
Correlazione fra anima e sacrifici” (Libro V, capitolo 15)

Esame della nostra condizione, alla luce di quanto detto finora:
– quando “diventiamo interamente anima..elevati dall’intelletto”> “ci aggiriamo nell’alto cielo con tutti gli Dei immateriali” (livello del puro Nous: gli uomini che vivono secondo il Nous sono i filosofi-teurghi- è la “stretta via” del Filosofo, in opposizione alle larghe vie seguite dalle masse. L’espressione viene dal Fedone (66b): il distaccarsi dal corpo è come una via che guiderà noi ed il nostro logos lontano dal presente stato d’infelicità verso ciò che realmente desideriamo, ossia, la contemplazione del beato spettacolo della Verità: “così divenuti liberi e puri dalla stoltezza che ci viene dal corpo, ci troveremo con entità altrettanto libere e conosceremo, per nostra stessa opera, tutto ciò che è scevro da impurità, ciò che appunto è il vero” (Fedone 67b). Come ricorda in definitiva un Oracolo (116): “il Divino (tà Theia) è accessibile non ai mortali che pensano in modo corporeo, ma a tutti coloro che, nudi, si affrettano verso le altezze (gymnetes ano speudousi pros hypsos)”. Si tratta anche di perfetta iniziazione: “quest’ uomo dunque, la cui iniziazione ai perfetti Misteri è sempre perfetta, è il solo a divenire realmente perfetto” (Fedro 249c)
– quando “siamo nei ceppi del corpo pari ad ostrica” (cfr. “perchè noi siamo puri e non portiamo il segno di questo sepolcro che, sotto il nome di corpo, noi ora portiamo in giro con noi, attaccati ad esso allo stesso modo di un’ostrica alla sua conchiglia” Fedro 250c)> “siamo contenuti dalla materia e siamo corporei.”

Duplice dunque è anche il modo del culto:
– uno è semplice ed incorporeo> spetta alle anime immacolate (tais achrantois psychais)
– l’altro è connesso con le azioni materiali> conviene alle anime non pure e non liberate dal divenire (tais mè katharais psychais medè apolytheisais pases geneseos)

Duplice è quindi anche il genere dei sacrifici:
– uno degli uomini completamente purificati (rarissimo, si riscontra in “pochissimi facilmente numerabili”)
– uno materiale e corporeo, adatto a chi è “ancora contenuto nel corpo.”

Pertanto:
> se alle città e ai popoli non liberati dal divenire non si assegnasse la specie materiale del sacrificio: “si falliranno sia i beni immateriali sia i materiali”> i primi non possono essere conseguiti per inadeguatezza/mancanza di purezza, e i secondi neppure possono essere conseguiti perchè l’offerta non corrisponde.
> ciascuno si occupa del culto nel modo proprio in cui è: “esso non deve superare la misura propria di chi vi attende.
> ciò riguarda anche “il rapporto che intimamente unisce (perì tes symplokestes oikeios synarmozomenes)” gli uomini che praticano il culto e le potenze venerate- il rapporto di intimità che si stabilisce deve essere appropriato al culto prescelto:
– il rapporto immateriale deve impiegare il culto praticato immaterialmente che, per mezzo di potenze incorporee, si collega direttamente agli Dei puramente incorporei (ancora una volta, dal livello del puro Nous in sù)
– il rapporto corporeo deve impiegare il culto corporeo, unito ai corpi, “mescolato alle essenze che presiedono i corpi.”

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