La consacrazione delle statue

La materia divina adatta a ricevere gli Dei. L’attività dell’arte teurgica e la consacrazione delle statue.” (Giamblico, De Mysteriis, Libro V, capitolo 23)

 

Questo capitolo ha una straordinaria importanza, sia per i Principi in esso rivelati, sia perchè ci parla di un aspetto decisivo dell’arte ieratica, ossia la consacrazione delle statue e non solo, e sulla base di quali presupposti questa pratica ha efficacia reale.
Il punto da cui partire è necessariamente questo: come può il materiale essere in comunicazione con il divino, che contatto è mai possibile fra realtà così distanti? La risposta a questa domanda rivela un altro principio fondamentale della Teologia: “tutto è in tutto”- “tutto è colmo di Dei”, questo hanno insegnato gli Dei stessi per tramite dei Sapienti, perchè: “non c’è assolutamente niente nel culto che gli uomini rendono agli Dei che essi non abbiano appreso da Loro.” (Porf. Fil. desunta dagli Oracoli, 129- 130)
Dunque, anche Giamblico afferma: “la sovrabbondante potenza delle Cause supreme è sempre per natura tale da essere superiore al tutto anche in questo, nell’essere cioè presente senza ostacolo in tutto in maniera uguale. Perciò, secondo questa proposizione, i primi splendono negli ultimi e gli immateriali sono immaterialmente presenti nei materiali.” Proclo afferma esattamente la stessa cosa, riassunta benissimo in questa proposizione: “Il carattere proprio di ciascun ordine divino penetra in tutti i suoi derivati e si comunica a tutti i generi inferiori. Se infatti gli enti procedono tanto lontano quanto le gerarchie degli Dei, in ciascun genere si trova il carattere proprio delle potenze divine, che è diffuso per irradiazione dall’alto: ciascun ente infatti è provvisto dalla sua causa immediata (quella che immediatamente lo precede nella serie) del carattere, in virtù del quale quella causa ha ricevuto la sua sussistenza. Voglio dire, ad esempio, che, se essa è una divinità purificatrice, deve esserci anche un’azione purificatrice nelle anime e negli animali e nelle piante e nelle pietre; e se essa è una divinità protettrice sarà lo stesso, e se essa è una divinità atta a convertire e un’altra che conferisce la perfezione e un’altra che vivifica, sarà la stessa cosa. E la pietra partecipa della potenza purificatrice solo secondo il modo corporeo (la pietra è, ma non è un essere vivente) e la pianta vi partecipa ancor più chiaramente secondo il modo della vita (della Vita sono partecipi anche gli enti privi della facoltà conoscitiva: “le piante vivono”- Non tutti i viventi partecipano della facoltà intellettiva (anche le piante sono esseri viventi, ma possiedono solo la percezione cosciente di ciò che procura loro piacere e dolore- non partecipano di altra percezione o di immaginazione): tutte le facoltà appetitive sono forme di Vita ed ultime produzioni e apparenze della Vita universale, prive di Intelletto e non partecipi della facoltà conoscitiva. cf. Theol. III 24, 8- 28), e l’animale possiede questa forma secondo l’istinto e l’anima razionale razionalmente, e l’intelletto secondo il modo intellettivo e gli Dei, infine, nel modo sovraessenziale ed unitariamente: e tutta la serie possiede una potenza identica, derivandola da un’unica causa divina. Tutti gli enti infatti sono connessi con gli Dei, e gli uni sono irradiati da alcuni , altri da altri, e le serie discendono fino agli ultimi gradi; e alcuni sono collegati con gli Dei immediatamente, altri invece attraverso mediazioni più o meno numerose; “tutto è ricolmo di Dei”, e ciò che ciascun ente possiede per natura lo deriva dagli Dei.” (El. Theol. 145)

Giustamente quindi Giamblico afferma: “nessuna meraviglia dunque se diciamo che anche una certa materia è pura e divina”- pura e divina in quanto è stata creata, con il tramite degli “Dei giovani”, dal “Padre e Demiurgo del Tutto”. Frase presa direttamente dagli Oracoli: “il Caldeo negli Oracoli chiama la materia ‘patrogene‘, nata dal Padre” (Lido Mens. IV 159). Proclo conferma, durante una difficile spiegazione di un passo del Timeo (II 57- 58) in cui ci si domanda il perchè Platone inizi la descrizione del cosmo non a partire dai “firmamenti hypercosmici” (che si trovano comunque nel cosmo) bensì dalla sfera delle stelle fisse: “senza dubbio perchè è proprio del Fisico trattare di ciò che è visibile e, in generale, di ciò che è percepibile dai sensi. Può anche essere che, a ragione, Platone abbia menzionato solo questa sfera in quanto essa fa parte dell’attività del Demiurgo. Di queste regioni, in effetti, l’una è dominio della divinità zoogonica, l’altra è dominio del Padre, e solo la regione materiale è assolutamente dominio del Demiurgo: ‘non con opere ma con l’Intelletto il Primo Fuoco trascendente (pyr epekeina tò proton) rinchiude il suo potere nella materia. Infatti Intelletto derivato dall’Intelletto è il Technites, ‘artigiano’, del cosmo infuocato’ dice l’Oracolo.”

Pertanto: “niente impedisce agli esseri superiori di poter diffondere la loro luce su ciò che è loro inferiore e niente quindi allontana la materia dalla partecipazione ai beni più elevati, sicchè tutta la materia che è perfetta, pura, di forma simile al Bene, non è inadatta a ricevere gli Dei: poichè infatti era necessario che anche il terrestre non fosse per nulla impartecipe della comunione con gli Dei, anche la terra ne ricevette una parte divina, capace di accogliere gli Dei.
Tutto ciò ha il suo fondamento nella realtà dell’Uno e delle serie divine (“tutte le cose provengono dalla realtà dell’Uno “la quale tiene insieme sia l’Intelletto che l’Anima e li colma di tutti i beni nella loro totalità e procede fino agli ultimi gradi dell’essere (la materia priva di vita)” (da notare che si ha sempre questo irradiarsi dal Principio fino agli ultimi livelli dell’essere: l’esempio visibile è quello del Sole: cf. I 57, 8- 11; I 87, 11- 22)Theol. I 70, 1- 22), e nella Pronoia degli esseri superiori che, proprio come l’Uno/Bene, procede e si diffonde dall’alto fino alle realtà più particolari (cf. “Gli Dei si manifestano in tutte le entità, tutte giudicandole degne della Loro cura provvidenziale e della perfezione che promana da loro stessi” Theol. I 72, 8- 26; 72, 1- 15)

Ancora una volta, è confermato il principio alla base dell’arte ieratica, il principio di simpatia e quello di famigliarità (oikeioteta): “l’arte teurgica, ricercando così a seconda dell’affinità le materie adatte ad esser ricevute da ciascuno degli Dei, intreccia spesso insieme pietre, erbe, animali, aromi, altri simili oggetti sacri, perfetti e di forma simile al divino, e poi da tutti questi forma un ricettacolo perfetto e puro.”
Praticamente identico a quanto dice Proclo (Testi Magico-Teurgici, l’arte ieratica): “gli adepti della scienza ieratica, partendo dalla simpatia che unisce tutte le cose visibile fra loro e con le potenze invisibili, e osservando che tutto è in tutto, hanno fondato la scienza ieratica, non senza meravigliarsi di vedere nei primi termini della serie i termini ultimi e in questi ultimi i primi…partendo da ciò, i maestri dell’arte ieratica hanno scoperto, sulla base di ciò che avevano sotto gli occhi, il modo di onorare le potenze superiori, mescolando certi elementi e togliendone altri: li mescolano perchè hanno osservato che ciascuno degli elementi, separati, possiede qualche proprietà del Dio, non tuttavia sufficiente per evocarlo; e così, con la mescolanza di un gran numero di elementi diversi, essi unificano le suddette emanazioni e, con quest’insieme di elementi, compongono un corpo unico che è simile al tutto anteriore alla dispersione degli elementi. Così spesso, con queste mescolanze, essi fabbricano immagini e aromi che essi combinano in uno stesso corpo i simboli dapprima dispersi e producono artificialmente tutto ciò che la divinità comprende in sè per essenza, unendo la molteplicità delle potenze che, separate, perdono ciascuna la propria forza e che, al contrario, mescolate, si combinano per riprodurre la forma del modello.”
L’arte telestica, la Teurgia, “crea quaggiù statue simili agli Dei grazie a certi simboli ed indicibili segni (symbola e synthemata)” (In Crat. § 51, p. 19, 12.)
“Il teleste, ponendo certi simboli sulle statue, le rende più adatte a partecipare alle potenze superiori, nello stesso modo in cui la Natura universale, per mezzo di principi creativi materiali, dà forma ai corpi come fossero statue di anime, ed Ella semina in questo e in quello questa o quella attitudine a ricevere questa o quell’anima, eccellente o meno buona.” (Pr. In Tim. I 51, 25- 30)
“Dal momento che la telestica fonda sulla terra luoghi sede d’Oracoli e statue animate degli Dei e, grazie a certi simboli rende le cose fatte di materia parziale e corruttibile ben disposte a partecipare ad un Dio, ad essere mosse da Lui e a predire l’avvenire, sarebbe assurdo che il Demiurgo universale non abbia messo alla testa degli elementi universali, che sono i costituenti immortali del Mondo, delle anime divine, delle intelligenze e degli Dei.” (Pr. In Tim. III 155, 20- 25)
“Pertanto, il Mondo è immagine degli Dei Intelligibili, se lo si considera con la sua Anima, il suo Intelletto, tutto il divino che è giunto ad abitare in esso, un’immagine dotata di movimento, dotata di vita, colma di natura divina, che dà oracoli a tutti coloro che vivono in essa e della forza che conserva tutte le cose, e dal momento che questa immagine viene uniformemente colmata di tutti i beni dal Padre, essa è maggiormente dotata di movimento da parte della Natura, di movimento e vita da parte dell’Anima, di intellezione, vita e presenza di Dei Encosmici da parte dell’Intelletto, e infine, ad opera degli Dei Encosmici stessi, essa è resa immagine più esatta possibile degli Dei Intelligibili. E di nuovo si vede chiaramente attraverso ciò come Platone ponga il Demiurgo fra i più alti iniziatori (katà toùs akrous ton teleston), poichè lo mostra come creatore di statue, come prima lo mostrava creatore dei nomi divini e rivelatore dei caratteri divini, grazie ai quali Egli ha creato l’Anima. Poichè è proprio così che fanno i veri iniziatori e telesti, che per mezzo di “caratteri” e nomi, consacrano le statue e le rendono dotate di vita e di movimento…Anche se il Demiurgo conosce il Mondo e conosce se stesso, tuttavia è ammirato dal suo proprio potere demiurgico che rende il prodotto creato piacevole alla vista e vera immagine degli Dei Eterni: infatti, la parola stessa ‘oggetto di meraviglia’ (agalma– statua) deriva in qualche modo dal fatto che il Dio “si meraviglia” (agallesthai) al vederlo.” (Pr. In Tim. III 6, 12- 20)
Notevolissimo anche quanto riportato da Psello (commento di Proclo agli Oracoli): “i praticanti della scienza telestica riempiono le cavità delle statue con sostanze appartenenti alle potenze che presiedono ad esse: animali, piante, pietre, erbe, radici, pietre incise, formule scritte, a volte anche aromi simpatetici, e consacrano insieme con esse ciotole per mescolarvi i cibi, vasi per offrire libagioni, incensieri: essi vivificano le immagini e le muovono con potere segreto.”
C’è assoluta concordanza con quanto leggiamo nell’Asclepio (37- 38): “dopo averla scoperta (l’arte telestica), i nostri Antenati vi aggiunsero una virtù appropriata, tratta dalla natura materiale, e mescolandola alla sostanza delle statue, poichè non potevano creare delle anime, evocando le anime di demoni ed angeli, le introdussero nelle immagini sacre con riti misterici santi e divini…la loro natura è costituita da erbe, pietre, di aromi che contengono in sè una virtù occulta di natura divina, e per questo si dilettano di sacrifici frequenti, di inni, di elogi e di suoni soavissimi che producono una melodia in un concento di armonia celeste. Sicchè quella parte celeste può introdursi nel simulacro grazie ai frequenti riti. e, lieta, sopportare la compagnia degli umani, permanendo per lunghi tempi…si curano di alcune singole cose, predicendo alcune cose con sorti e divinazione, provvedendo ad alcuni bisogni e offrendo la loro assistenza, ciascuno a suo modo, e così aiutano gli uomini in base, per così dire, ad una affettuosa parentela.”

Perciò, prosegue l’ottimo Giamblico: “non bisogna respingere tutta la materia, ma soltanto quella che non è appropriata agli Dei, e scegliere quella che è adatta ad Essi, in quanto capace di stare in accordo con gli edifici degli Dei, la consacrazione delle statue e anche con i riti dei sacrifici.” Tutto ciò, come avevamo detto, a causa della provvidenza divina di forma simile al Bene: se infatti non fosse vero il suddetto principio e quindi se tutta la materia fosse da respingere come non adatta in alcun modo alla ricezione degli Dei e delle Loro illuminazioni, le regioni della terra e tutti coloro che vi abitano non potrebbero partecipare in alcun modo alla ricezione degli esseri superiori. Se mancasse infatti questa illuminazione, verrebbe a mancare del tutto anche la partecipazione ai doni divini, e questo mondo sarebbe brutto- e non “di forma simile al Sole” come invece è- e davvero una “valle di lacrime”, come infatti dicono i galilei che hanno spezzato il legame fra Demiurgia e Dei, negando questi ultimi ed incorrendo nell’errore di affermare che il Dio superiore a tutto crea direttamente il cosmo- cosa questa negata palesemente dall’Oracolo sopra citato- disprezzando in blocco la materia e definendo i teurghi “coloro che venerano gli idoli”, senza affatto comprendere tutto il discorso fin qui esaminato, oppure comprendendolo lo stravolgono per separare le regioni ed i loro abitanti dalla cura provvidenziale degli Dei- cosa che comunque non è, appunto, mai del tutto possibile…!

Perciò “bisogna prestar fede ai precetti arcani..il sacrificio di tale materia (adatta) spinge gli Dei a manifestarsi, li invita immediatamente a lasciarsi prendere, li contiene quando sopraggiungono e li mostra perfettamente.

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