Le esigenze dell’uomo e il rituale corporeo

Le esigenze dell’uomo e il rituale corporeo dei sacrifici” (Giamblico, De Mysteriis, Libro V, capitolo 16)

Bisogna fare una considerazione aggiuntiva: a causa delle necessarie esigenze del corpo, abbiamo spesso a che fare con i “custodi del nostro corpo, Dei e Demoni buoni (pròs tous ephorous tou somatos Theous kaì Daimonas agathous)”:
– purificazione del corpo da “brutture antiche” (cf. “espiare il fio per alcune colpe commesse in una vita precedente” Cic. Hort. fr. 88, dottrina degli “antichi indovini o interpreti del pensiero divino”, coloro che hanno tramandato “i Misteri e le iniziazioni”- motivo per cui l’Araldo Sacro così dice il primo giorno ufficiale dei Grandi Misteri: “Chiunque sia puro da ogni macchia e la cui anima non sia consapevole di alcun crimine e chi abbia condotto una vita buona e giusta.” Infatti, i primi due giorni dei Misteri prevedono digiuni ed ogni genere di purificazioni- cf. Calendario dei Misteri, “Agyrmòs e Halade Mystai”- “Per coloro che si avvicinano alle sacre celebrazioni dei Misteri, sono previste delle purificazioni, il mettere da parte gli abiti indossati in precedenza, e l’ingresso nella nudità- fino a che, prendendo la via ascendente…” (Plotino, Prima Enneade VI, 7)
– quando se ne allontanano le malattie e si dà salute al corpo (infatti, dopo le purificazioni segue la festa in onore di Asclepio- cfr. Calendario dei Misteri, Epidauria, o Asklepieia, l’annuale festa di Asclepio ad Atene. Cf. anche “si intende Apollo come ‘espellente (apellens) i mali’, in modo corrispondente al nome Alexikakos (=che respinge il male; cf. il capitolo 13, I libro, sui sacrifici espiatori) che gli danno ad Atene…due sono dunque i principali effetti di questo astro (del Sole), l’uno per cui con il calore temperato favorisce la vita dei mortali, l’altro per cui talvolta scagliando i suoi raggi inietta un veleno pestilenziale; e tutti e due gli epiteti ad esso attribuiti si riferiscono contemporaneamente ai singoli effetti con forme proprie, mediante i nomi di Iéios e di Paiàn. Sono epiteti che si attagliano ad entrambi gli effetti perche Iéios deriva da ἰᾶσθαι e Paiàn da παύειν τὰς ἀνίας, e ancora rispettivamente Hiéios da ἱέναι, cioè scagliare, e Paián da παῖειν, cioè colpire. Il risultato tuttavia è che quando si chiede buona salute, si dice ἰὴ Παιάν, con la e lunga, cioè “guarisci Paiàn”; quando invece si dice ἵε Παιάν, con la e breve e l’aspirazione iniziale, si intende imprecare contro qualcuno, vale a dire “bále Paián”, cioè scaglia colpendo.” Macrobio Sat. I 17, 13-21)
– quando lo si libera da gravezza ed indifferenza, e gli si procura leggerezza ed energia (conseguente a digiuni, astinenze, riti purificatori- come in un’ascesa progressiva, possiamo ben dire che il risultato di questo aspetto è ben rappresentato da questi versi: “Risveglia la splendente fiaccola fra le mani agitandola: Iacco oh Iacco, astro portatore di luce dell’iniziazione notturna. Il prato risplende di fiamma; freme il ginocchio degli anziani; si scrollano di dosso antichi affanni e dei vecchi anni il corso grazie alla sacra festa…Veneratissimo Iacco il dolcissimo scopo della festa hai inventato, accompagnaci dalla Dea e mostraci come senza fatica il lungo viaggio compiere. Iacco amico delle danze accompagnami!”)

In tutte queste circostanze non ci si occupa del corpo in modo intellettivo ed incorporeo (noeros-asomatos), ma partecipando a ciò che gli è affine per essenza: “il corpo è curato e purificato dai corpi” (cf. “il Caldeo dice che non possiamo salire al divino se non fortificheremo il veicolo dell’anima con i riti materiali: egli crede che l’anima viene purificata da erbe, pietre, incantesimi, ed è così, ben rotonda, pronta alla sua ascesa” Psello, Comm. 1132a)

Dunque, di necessità, in tutti questi casi il rituale è corporeo:
– elimina il superfluo in noi;
– completa ciò di cui siamo mancanti;
– riconduce ad ordine e simmetria ciò che era stato turbato.

> “Inoltre, spesso ci serviamo dei sacri riti, quando chiediamo agli esseri superiori che ci siano concessi i beni necessari alla vita umana, quelli cioè che assicurano al corpo il suo sostentamento oppure sollecitano ciò che noi dobbiamo procurarci a causa del corpo.” (in generale rivolti agli Dei Hyper-Encosmici, in particolare la Triade delle Dee creatrici di Vita, ossia Demetra, Hera ed Artemide, e le serie che da Loro si dipartono).
Gli Dei immateriali non si interessano dei bisogni della vita umana” (Libro V, capitolo 17)
Corollario che si desume dalle conclusioni del capitolo precedente: non sono gli Dei completamente trascendenti tutto ciò che è umano (parà ton exeiremenon pantapasi Theon pases anthropines geneseos) che ci concedono beni per quanto riguarda le difficoltà della vita umana legate al divenire (sterilità, infecondità, abbondanza, etc.)
Piuttosto, è corretto dire che “gli Dei pienamente immateriali contengono anche gli Dei materiali e che, contenendoli, reaccolgono anche i loro doni in virtù di una sola causalità prima” (infatti, tutti i beni provengono dalla realtà dell’Uno “la quale tiene insieme sia l’Intelletto che l’Anima e li colma di tutti i beni nella loro totalità e procede fino agli ultimi gradi dell’essere” Theol. I 70, 1- 22): da Essi discende “una certa sovrabbondanza della generosità divina”- tuttavia non bisogna dimenticare che non fanno ciò interessandosi direttamente ai bisogni della vita umana, perchè “il modo di esercitare la cura provvidenziale è diverso in base a ciascun ordinamento divino: una è la cura delle divinità sotto la sfera lunare, un’altra quella delle divinità nel cielo, e ancora un’altra quella delle divinità dei molti ordinamenti al di là del cosmo. Theol. I 77, 1- 5)

Per questo, è adatto in tali questioni un culto mescolato con i corpi e ha relazione con il divenire (il rituale puro non è infatti commisurato alla contingenza e non darebbe i beni sperati), mentre: “il rituale che si serve dei corpi e delle potenze corporee è di tutti il più affine all’umana natura, capace di produrre nella vita successi, capace di allontanare anche le sventure imminenti, conferendo al genere umano giusta proporzione e contemperanza.”

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