Perchè vanno fatti i sacrifici- azione dei sacrifici

Perchè vanno fatti i sacrifici- azione dei sacrifici (Giamblico, De Mysteriis, Libro V, capitoli 1-5-6) Perì thysion

“Una questione che interessa, per così dire, tutti gli uomini, sia chi trascorre la vita nello studio sia chi è inesperto nella pratica dei ragionamenti, dico cioè, la questione dei sacrifici: quale vantaggio o quale importanza essi hanno nell’universo e presso gli Dei; per quale ragione sono offerti in maniera conveniente per coloro che sono onorati ed in maniera vantaggiosa per coloro che offrono i doni.”

Prima di tutto si mette in chiaro come NON bisogna intendere i sacrifici a livello primario (capitolo 5: “i sacrifici non vanno fatti per onorare gli Dei nè per ringraziarli”):
– non sono a semplice titolo d’onore (times mones), come per i benefattori (kathaper timomen toùs euergetas)
– nè per attestare semplicemente la nostra gratitudine per i beni concessi dagli Dei (homologia chariton)
– per contraccambiare con primizie (aparches charin antidoseos) i doni superiori che gli Dei offrono (presbyteron doron)
> tali scopi sono comuni e hanno valore solo per gli uomini, in quanto derivano dalla consuetudine umana.

Tali sono solo cause secondarie, e sono subordinate e collegate alle “prime e più venerabili cause”. Altrimenti, in base a queste cause secondarie, non si spiegherebbero i “fatti prodigiosi” che operano i sacrifici (capitolo 6: “l’azione dei sacrifici”), in ordine crescente: cessazione di carestie, pestilenze, siccità e sterilità; beni che contribuiscono alla catarsi dell’anima; beni che contribuiscono alla perfezione e liberazione dell’anima dal divenire (cf. Proclo In Tim. I 213, 20-30; 214, 1-15) l’analisi dei modi della preghiera, che possono così essere distinti: secondo i generi degli Dei; secondo le differenze fra coloro che pregano; secondo le cose per cui si prega; secondo la distinzione dei momenti in cui si prega. Il primo modo comprende tre generi: la preghiera demiurgica, “ad esempio quella per la pioggia o per i venti”; la preghiera purificatrice, ossia “le preghiere apotropaiche in caso di malattie pestilenziali o in tutti i casi di contaminazione”; la preghiera vivificante, “come le preghiere per la produzione di frutti, quelle che onorano le divinità causa della nostra generazione”. Ne aggiunge una quarta, la preghiera che perfeziona, “perché è verso la classe degli Dei perfezionatori che ella ci fa tendere.” Il secondo modo si divide a sua volta in tre, a seconda di chi prega, e abbiamo dunque: preghiera filosofica, teurgica, e legale “che si conforma alle usanze tradizionali delle città.” Il terzo modo ha anch’esso tre divisioni: preghiera per la salute dell’anima, per il buon temperamento del corpo, per i beni esteriori. Il quarto modo, infine, è secondo il momento, e dunque: preghiere secondo le stagioni dell’anno, secondo i centri attraverso cui passa il Sole nella sua rivoluzione, e secondo le altre relazioni simili con il movimento solare).

 

Simpatia cosmica (capitolo 7)
Come abbiamo visto nell’ultimo capitolo del primo libro, che abbiamo analizzato in precedenza, la simpatia cosmica è il fondamento dell’arte ieratica ma non è a causa di essa che i sacrifici operano fatti straordinari e hanno efficacia pratica, nè spiega come i sacrifici si colleghino agli Dei, “cause primordiali di tutto ciò che diviene” (pròs tous Theous proegoumenos aitious ton gignomenon). La simpatia cosmica- certamente veritiera, perchè questo non è affatto messo in dubbio- opera sulla base di due principi fondamentali: “tutto è in tutto” e “tutto è in tutte le cose, ma in ciascuna in misura appropriata alla sua essenza”. Con tutto ciò “si dice qualcosa di vero e di ciò che necessariamente accompagna i sacrifici, non si dimostra tuttavia il vero modo dei sacrifici.”
Bisogna tenere a mente che l’operazione sacrificale non è attribuibile alle “potenze che si estendono attraverso la natura intera”, in quanto l’essenza degli Dei è lontana dalla natura e dalle necessità fisiche, dal momento che non ha nulla in comune con esse, e da esse non è quindi “destata” nei sacrifici- motivo per cui diventano realmente efficaci.

Come devono dunque essere considerati gli elementi materiali del sacrificio, scelti in base alla simpatia cosmica? (“La causa dell’operazione sacrificale non consiste in qualità particolari inerenti in alcuni animali” Capitolo 8)
Tali elementi possono piuttosto essere considerati come concause dell’efficacia dei sacrifici: “certi numeri” (numeri assegnati agli animali sacri, a causa delle loro caratteristiche o attività, indicanti la loro relazione con un certo principio divino); “ragioni naturali come le potenze e le attività degli animali” (attività degli animali che sono comuni anche ai principi divini, come il crescere e decrescere della Luna); “forme esteriori della materia” (colore e soprattutto segni sacri sul corpo degli animali); organi specifici, “o alcuni altri fenomeni del genere che si vedono nella natura.” Quindi, risulta chiaro che ciò che è nella natura è unito alle cause principali “come concausa e condizione necessaria.” Condizione necessaria perchè, come abbiamo detto, la simpatia cosmica è la base dell’arte ieratica e della scelta del sostrato materiale dei sacrifici, ma non è anche condizione sufficiente ed unica, altrimenti non sarebbe “soprannaturale” ciò “che è posto in movimento con i sacrifici.”

 

Causa del sacrificio perfetto: la simpatia teurgica” (Capitolo 9)
L’efficacia dei sacrifici si deve in primo luogo alla simpatia teurgica fra la divinità e la creatura, “fra chi genera e ciò che è generato”: si tratta di un legame di amore (philia) ed intima relazione (oikeiosis) che legano la divinità e la creatura (animale, pianta, etc) che ha conservato pura la volontà del suo creatore, ossia che ha mantenuto pure tutte le caratteristiche della divinità da cui è stata creata (e della serie cui dunque appartiene, come il loto rispetto alla serie solare, cf. Pr. De Sacr. 149, 12)
Questo è il principio generale che conduce al sacrificio perfetto: guidati da tale principio, per il tramite di queste creature che hanno “conservato pura la volontà del loro creatore”, ‘muoviamo’ (kinoumen) la causa demiurgica “che incontaminata sovrintende su questo essere.”
Tali cause demiurgiche sono molteplici: alcune sono strettamente unite ai corpi (come i Demoni- motivo per cui non si ha sacrificio secondo il modo conveniente se non si onorano anche i Demoni specifici, insieme alle divinità), altre ne sono decisamente al di sopra (come le cause divine), e tutte le cause sono sempre dirette dalla prima e più ineffabile (cf. II libro della Teologia Platonica: sull’Uno, il Bene e la Primissima Causa). Tutte le suddette cause sono ‘messe in movimento’ (sygkineitai) dal sacrificio perfetto.
“Ma se il sacrificio non è perfetto, giunge fino ad un certo punto e non è in grado di andare oltre.” Ecco un’altra spiegazione dell’inefficacia di alcuni sacrifici: l’inefficacia deriva dalla mancanza di perfezione. Tale mancanza è causata dalla scorretta applicazione della simpatia teurgica: se non si sceglie un ‘medium’/oggetto che ha mantenuto puri i segni della sua causa demiurgica, se non si venerano i Demoni, se si ‘muove’ in modo non corretto- per ignoranza (“Il primo livello della preghiera perfetta è “la conoscenza, γνῶσις, di tutte le serie divine cui si avvicina colui che prega”, dal momento che tale avvicinamento sarebbe impossibile realizzarlo in modo conveniente “senza essere a conoscenza delle proprietà di ciascuna di esse” Pr. In Tim. I 211, 10)- la catena/serie divina che si vuole pregare…non si arriverà mai alla causa prima, e nemmeno alla causa demiurgica divina, e pertanto il sacrificio sarà inefficace.
“Per questa ragione, molti credono che i sacrifici sono offerti ai Demoni buoni, molti alle ultime potenze degli Dei, molti, infine, alle potenze cosmiche o terrestri dei Demoni o degli Dei (ordinamenti encosmici); in questo modo, essi mostrano non senza fondamento una parte soltanto dei sacrifici, ma non ne conoscono la vera essenza della potenza e tutti i beni che si estendono a tutta la divinità (eis pan tò theion).”
I sacrifici collegano con le potenze demiurgiche” (capitolo 10)
Riprendendo dal capitolo precedente, si conferma che i sacrifici non sono offerti solo ai Demoni o a specifiche potenze degli Dei, in quanto- collegandosi alle cause divine demiurgiche- ‘mettono in movimento’ e coinvolgono tutte le cause, a qualsiasi livello della catena gerarchica- è per questo che i sacrifici sono efficaci e operano cose straordinarie.
Perciò, in scala ascendente, in un sacrificio abbiamo:
– gli esseri naturali (in quanto parti di un solo vivente, il cosmo: Timeo definisce il cosmo “essere vivente, animato, intelligente” (zoion, empsychon, ennoun), per affinità, simpatia o antipatia> semplici concause che ubbidiscono alla causa del compimento dei sacrifici;
– i Demoni e le potenze divine, terrestri e cosmiche: “i primi che si uniscono intimamente a noi, secondo il nostro rango”;
– cause più perfette e potenti del sacrificio (ordine hypercosmico- gli Dei Egemoni, tà teleiotata kaì hegemonikotata), che si collegano alle
– potenze demiurgiche e perfettissime (synaptesthai tais demiourgikais kaì teleiotatais dynamesin– serie noeriche e noetiche degli Dei, attraverso cui si giunge alla Causa Prima, cf. Pr. Theol. II 44, 18- 29): “poichè queste abbracciano in sè tutte le cause possibili, noi diciamo che insieme con esse, si mettono in movimento in massa tutte le cause efficienti, e che da ciò discende un vantaggio comune in tutto il divenire.” Ecco la chiarissima spiegazione alla domanda: perchè si devono compiere i sacrifici (corollario su cui meditare: quando i cristiani ordinarono la cessazione di tutti i sacrifici e di tutti gli atti devozionali, intendevano porre fine ai beni e portare svantaggi in tutto il divenire…! Inoltre, possiamo notare per l’ennesima volta che la pretesa dei monoteisti, quella secondo cui eliminando tutte le classi divine e quindi non onorandole, sia possibile giungere direttamente al Primo Principio, è assolutamente priva di senso!)

Tale legame si attua mediante una comunione ineffabile (dià tinos arretou koinonias), ed è questo appunto il principio della simpatia teurgica. Grazie ai sacrifici, che ‘muovono’ tutta la suddetta gerarchia divina e stabiliscono il legame ineffabile fra noi e tutte le potenze divine, gli Dei concedono i beni in tutto il mondo del divenire (popoli, nazioni, case, singoli, etc.). Tale generosa distribuzione, a seconda della prossimità e dell’affinità, la compiono tramite “libera volontà” e “mente/volontà” (scevre da passioni) e “sentimento d’amore che tiene unite le cose universe” (cfr. Oracolo 44 “Eros casto, legame augusto atto ad unificare tutte le cose”)

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  1. Pingback: Tradizione Ellenica – Culto Teurgico | HELLENISMO

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