Preghiere, litanie, suppliche ieratiche, offerte

Preghiere, litanie, suppliche ieratiche, offerte (Giamblico, De Mysteriis, Libro I, capitolo 15 bis)

Ricapitolando: “il divino risulta essere non soggetto ad incantesimo, o a passione o a violenza, se effettivamente vere sono le forze della Teurgia, quali le abbiamo dimostrate.”

Tutto il presente capitolo risponde alla seguente domanda: se gli Dei sono “intelletti puri” e sono circoscritti al mondo intelligibile (ossia, non sono soggetti ad influenze e mescolanze con il sensibile), come è possibile che ad Essi si rivolgano preghiere- e se, d’altra parte, è lecito pregare simili Esseri.

 

Preghiera (euché)
La risposta a quest’ultima domanda è: assolutamente sì, “a nessun altro più che ad essi bisogna rivolgere preghiere.”
Questo perchè, come abbiamo in parte già visto nel capitolo sulle invocazioni ed evocazioni, la preghiera risveglia ciò che è divino/intelligibile in noi (come afferma Proclo: “risvegliare la scintilla divina che (l’uomo) ha in sé, preparandosi a partecipare alla realtà degli esseri superiori” in Parm. II, 781, 11). Quando questa parte divina si risveglia (“grazie ai simboli ineffabili degli Dei”, sia in noi sia nelle preghiere), tende a ciò che le è simile “e si unisce con la perfezione in sè” (synaptetai pròs autoteleioteta– ricordiamo che il Perfetto, tò Teleion, è il terzo carattere della Bontà degli Dei. In quanto è il terzo membro- Desiderabile, Adeguato, Perfetto- “conduce a perfezione le entità che procedono verso il movimento di epistrophe (ritorno)” cfr. Theol. I 104, 10- 20)

Il secondo problema sollevato a proposito delle preghiere è il seguente: l’incorporeo ‘sente’ la voce di colui che prega, e quello che diciamo nelle preghiere ha bisogno dei sensi e degli organi dei sensi per essere colto?
Tutt’altro: così si dimostra di aver dimenticato “la superiorità delle cause prime nel conoscere e contenere in se stesse tutto ciò che è Loro soggetto” (infatti, “la sapienza degli Dei è conoscenza ineffabile (arretos gnosis). Tale conoscenza è unificata al conoscibile (tò gnostòn) e all’unificazione intelligibile degli Dei (tèn noetèn henosin ton Theon)” Theol. I 104, 20- 25). Giamblico prosegue spiegando il principio di unità che è alla base della Verità e della Sapienza divina: “nella Loro unità, prendono insieme, contemporaneamente tutte le cose”- è quanto dice lo stesso Proclo: “solo la verità divina comprende tutti gli enti per unificazione indicibile (henosin aphraston)> attraverso tale henosis, gli Dei conoscono tutte le entità insieme, sia la totalità che le parti, “sia che si considerino le entità più indivisibili fra tutte, sia l’infinità delle entità possibili, sia la materia stessa.”(Theol. I 98, 1- 13) Pertanto, gli Dei non ricevono le preghiere con i sensi, gli organi di senso o le potenze: al contrario, “contengono in sè la realizzazione dei beni che chiedono gli uomini.” (infatti, “la primissima ed ineffabile fonte dei beni (he ton agathon protiste pegè kai arretos)” si trova presso gli Dei- cf. Theol. I 82, 1- 7). Perciò la preghiera non si deve immaginare come se una persona si rivolgesse ad un’altra: è piuttosto una conversazione del divino con se stesso: “sia gli Dei che i Demoni ascoltano le nostre preghiere non dall’esterno, ma avendo preconosciuto le nostre intenzioni e sapendone il valore.” (Pr. in Crat. 35, 24)

 

Litanie (litaneiai)
Non sono affatto incompatibili con la purezza intellettiva, anzi: dal momento che siamo inferiori agli Dei sotto ogni aspetto, “è più di ogni altra cosa opportuno supplicarli fino all’eccesso..perchè dalla supplica ci eleviamo a chi è supplicato (ancora una volta, virtù anagogica della preghiera), dal colloquio continuo con lui acquisiamo somiglianza con esso (secondo livello della preghiera: “il secondo livello è l’avere famigliarità con il divino, οἰκείωσις, che ci rende simili al divino” Pr. in Tim. I 211, 15), e così a poco a poco, dalla nostra imperfezione, arriviamo alla perfezione divina.”

 

Suppliche ieratiche (hieratikàs hiketeias)
Tali suppliche sono divine ed intellettuali (theia-noerà) e non hanno niente di sensibile, infatti:
– sono state inviate agli uomini dagli stessi Dei
– sono simboli degli stessi Dei- in certo modo hanno la potenza degli Dei
– sono intelligibili solo agli Dei
E’ esattamente quanto dice Proclo: “molti Dei e molti Demoni, ritenendo di dover rivelare la natura degli Dei. trasmisero anche i nomi convenienti ad essi. Così gli Dei, rivelando anche ai teurghi nati al tempo di Marco (Oracoli) gli ordini intelligibili ed intellettuali, hanno trasmesso i nomi delle serie divine espressivi delle loro proprietà, con i quali essi, invocando gli Dei nelle cerimonie opportune, ottenevano da loro ascolto.” (Pr. in Crat. 90, 13; cf. anche: “tali sono i simboli degli Dei: nelle regioni superiori tali simboli sono uniformi, mentre in quelle più basse sono multiformi. E la Teurgia, in imitazione di questa situazione, manifesta i simboli per mezzo di esclamazioni, anche se a volte inarticolate. E questa è la terza classe di simboli che sono discesi dal reame noerico a tutte le entità particolari e che sono giunti fino ai nomi divini, per mezzo dei quali gli Dei sono invocati e sono onorati negli Inni. Sono stati rivelati dagli stessi Dei e ci fanno volgere verso di loro.” in Crat. 31, 24- 32. I simboli sono pronunciabili solo a partire dal livello noerico-e-noetico- he noerà ton noeton physis: nei livelli superiori vige il silenzio rituale; a partire da quel livello si hanno i suoni inarticolati, le voces mysticae, etc. che si usano nel rituale teurgico- energousa theourgikos– cfr. in Crat. 32, 25-29)

 

Le offerte (tà prosagomena)
Offerte sensibili ed animate? Non sono solo questo: non sono “fornite soltanto di potenze corporee e composte o soggette semplicemente a servire solo da strumenti.” Infatti, le offerte partecipano di idee incorporee, di principi e misure più semplici, e per questo hanno famigliarità (oikeiotes) con il divino (“strumenti, luoghi e circostanze: “tutti questi elementi contribuiscono al divenire partecipi (metousia) della conoscenza divina- cf. Theol. I 9, 1-8)
Le offerte presentano comunanza di natura ed affinità (syggeneia- homoiotes) con il divino, e tanto basta per il contatto di cui si parla “perchè non c’è niente che anche un poco soltanto entri nella famigliarità con gli Dei, in cui gli Dei non siano subito immediatamente presenti e con cui non si uniscano subito.” Quello che viene qui esposto è il principio metafisico che è alla base dell’arte ieratica: “come quelli che amano, partendo da ciò che di bello appartiene al mondo sensibile, e compiendo un’ascesa progressiva, arrivano ad incontrarsi con l’unico Principio stesso di tutti gli esseri belli ed intelligibili, così anche coloro che praticano l’arte ieratica, capendo, in base alla simpatia che esiste in tutte le cose visibili e le unisce le une alle altre e con le potenze invisibili, che tutto è in tutto, fondarono la scienza ieratica, ammirati al vedere che i termini ultimi sono presenti nei primi e negli ultimi i primi, che in cielo le cose terrestri esistono contenute nelle cause da cui traggono origine e secondo la modalità celeste, mentre sulla terra le cose celesti esistono in modo terrestre.” (Pr. Arte Ieratica, 1- Il principio metafisico della simpatia universale come fondamento dell’arte ieratica)

Perciò, non con esseri sensibili ed animati, ma secondo le stesse idee divine e con gli Dei veri e propri si stabilisce il rapporto intimo, nei limiti del possibile per mezzo delle offerte.”
Proclo si serve di un’analogia davvero efficace per descrivere in che modo i simboli, elementi essenziali della Teurgia, attraggano i poteri divini e cosa questo significhi: “gli antichi sapienti percepirono questo con la profondità del loro sguardo; mettendo quindi in rapporto le varie cose con l’uno o con l’altro degli esseri celesti, estendevano le potenze divine fino allo spazio dove risiedono le cose mortali e lì riuscirono ad attirarle per mezzo della somiglianza: infatti la somiglianza ha la facoltà di connettere gli esseri fra loro. Se ad esempio, dopo averlo scaldato, si accostasse uno stoppino alla luce di una lucerna, non lontano dalla fiamma, lo si vedrebbe prendere fuoco senza toccare la fiamma e si vedrebbe il fuoco appiccarsi da un oggetto che sta in alto ad uno più in basso. Pensa dunque il riscaldamento preliminare come analogo alla simpatia delle cose di quaggiù per quelle di lassù, l’avvicinamento e la collocazione nel punto giusto come analogo all’utilizzazione dei materiali al momento opportuno e nel modo appropriato nelle pratiche ieratiche, la trasmissione della fiamma coma analoga alla parousia della luce divina nell’essere in grado di parteciparne, l’accensione come analoga alla divinizzazione delle cose mortali e alla illuminazione che avvolge le cose immerse nella materia; queste, concludendo, si muovono verso l’alto grazie al seme divino di cui partecipano, proprio come avviene per la luce dello stoppino cui si è appiccato il fuoco.” (Pr. De Sacrificio 149, 1-11.)

Advertisements

One Response to Preghiere, litanie, suppliche ieratiche, offerte

  1. Pingback: Tradizione Ellenica – Culto Teurgico | HELLENISMO

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s