Gli Elementi

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Scala/disposizione degli elementi: ora, perché ci divenga chiara tutta la processione degli elementi in quanto al numero di gradi che essa ha comportato nella loro discesa, bisogna riprendere dal principio la nostra discussione a tal proposito. Dunque, questi quattro elementi, fuoco, aria, acqua e terra, esistono primariamente nel Demiurgo universale, a titolo causale ed in modo unitario. Infatti, tutte le Cause sono state pre-assunte in Lui secondo un unico ‘abbraccio’: la potenza del fuoco al suo massimo, intellettiva, divina e purissima; la forza causale legante e vivificante dell’aria; l’esistenza fecondante e ‘florificatrice’ dell’acqua; l’idea fissa, stabile, inamovibile ed immobile della terra. Questo lo sapeva benissimo il Teologo quando dice del Demiurgo: un corpo luminoso così gli è stato plasmato, illimitato, saldo, intrepido, robusto, vigoroso. Le spalle e il petto e l’ampia schiena del Dio sono formate dall’aria possente … e ha avuto come sacro ventre la terra madre di tutte le cose … nel mezzo cintura è l’onda del mare che produce forte rumore e dell’oceano; estremo sostegno all’interno della terra le radici, l’oscuro Tartaro ed i confini della terra.

A partire da queste Cause immanenti nel Demiurgo, si compie una processione di questi quattro elementi verso il Tutto, e non certo subito verso il mondo sub-lunare – come è infatti possibile che ciò che vi è di più immateriale dia direttamente sostanza a ciò che è completamente immerso nella materia, l’immobile a ciò che è assolutamente in movimento? Infatti, non è mai senza intermediari che ha luogo la processione di tutte le cose, al contrario, secondo una ‘degradazione’ ben regolata: ogni nuova generazione si compie grazie a quella che immediatamente precede, in modo continuo. Lo stesso avviene anche negli elementi: subito dopo il fuoco non viene l’acqua, che ha meno comunicazione con esso (una sola potenza in comune, la mobilità), bensì l’elemento che ha maggiore comunicazione ossia l’aria (due potenze in comune, sottigliezza e mobilità), e dopo l’aria non la terra (una sola potenza in comune, l’ottusità), bensì l’acqua (due potenze in comune, ottusità e mobilità), perché la processione si compia fino al suo ultimo termine per gradi appropriati, legati, che comportano la minor deviazione possibile. Quindi, non si può affermare ed ammettere che gli elementi intellettivi, demiurgici e ‘totali’ vengano a generarsi quaggiù senza intermediari, questi elementi di quaggiù che invece sono immersi nella materia, divisi e colmi di oscurità. Questi elementi di quaggiù possono benissimo essere creati dagli ‘Dei giovani’, ma il Demiurgo è padre di opere più grandi e più belle. Quindi, visto che gli elementi immanenti nel Demiurgo stesso sono di ordine intellettivo, potenze intellettive non partecipate, quale può essere il primo grado della loro processione? E’ chiaro che queste potenze, permanendo anche nella loro condizione di potenze intellettive, divengono poi anche partecipate dagli elementi encosmici. Infatti, la processione si fa in modo corretto dall’Intelletto non partecipato a quello partecipato e, in modo più generale, dalle Cause non partecipate a quelle partecipate, dalle Forme Hypercosmiche a quelle Encosmiche. Allora, questi elementi che, pur restando intellettivi, diventano anche partecipati, quali saranno, e quale genere di ‘degradazione’ comportano? Diventeranno degli elementi non più intellettivi – perché chiamiamo ‘intellettivo’ tutto ciò che è Intelletto ed essenza realmente intellettiva – e saranno così partecipati; dal momento che non saranno più intellettivi in senso specifico, non saranno più immobili, e non essendo più immobili si muoveranno da sé – infatti quel che si muove da sé dipende direttamente da ciò che è immobile, e la processione si compie dall’intellettivo per essenza all’intellettivo per partecipazione, e dall’immobile a ciò che si muove da sé. Ora, a causa del fatto di muoversi da sé, questi elementi intellettivi per partecipazione avranno per essenza la vita; quel che procede da questa vita è evidente: dalla vita si discende al vivente – perché è ciò che si trova in diretta continuità con la vita stessa – e da ciò che si muove da sé per essenza a ciò che si muove da sé per partecipazione alla vita. Quindi, visto che si è passati dalla vita al vivente, vi è stata ‘degradazione’, ma in quanto si è passati dall’immateriale a degli immateriali – immateriali se comparati alla materia sempre mutevole – e da una vita divina ad un genere di essere ancora divino, questi immateriali hanno somiglianza con il genere di essere che li precede. A partire da questo punto, se si tolgono questa immaterialità e questa immutabilità, avremo gli elementi mutevoli ed immersi nella materia: essi, da questo punto di vista, sono inferiori ai precedenti, ma rispetto all’ordine ed alla giusta proporzione dei loro movimenti, rispetto all’immutabilità che essi conservano nelle loro mutazioni, hanno anche somiglianza con quelli. Se poi si toglie anche questo ordine, e se si considera la grande parte di irregolarità e di instabilità che c’è negli elementi, si avranno gli elementi più bassi, quelli che hanno ricevuto in sorte il massimo della divisione e che si trovano sull’ultimo gradino della scala rispetto a tutto ciò che li precede. Quindi, gli elementi: 1) immobili, non partecipati, intellettivi, presenti nel Demiurgo a titolo causale; 2) intellettivi per essenza ed immobili, ma partecipati dagli elementi encosmici; 3) che si muovono da sé, il cui essere è la vita stessa; 4) che si muovono da sé per partecipazione, viventi e non più vite; 5) mossi da altro, ma con ordine; 6) che si muovono in modo disordinato, tumultuoso e confuso. Tali essendo tutte le differenze esistenti, perché causarci ansie nell’esposizione, come se gli elementi fossero tutti in un unico modo?! Infatti, quanti sono gli intermediari fra il Demiurgo universale e gli esseri sub-lunari, tanti devono essere i modi di esistenza degli elementi, perché, come si è detto, la processione si effettua sempre per mezzo di intermediari. Esistono quindi anche nel Cielo gli elementi, ma non sono gli stessi che si trovano nei corpi propri della creazione sub-lunare, poiché questi elementi non sono neppure in Cielo nello stesso modo in cui sono nel Demiurgo. Oltre a ciò, visto che il fuoco esiste in Cielo – la luce lo dimostra – ed anche la terra – come spiegare altrimenti che la Luna, una volta rischiarata, produca ombra e che la luce solare non passa tutta attraverso la sua sostanza? – così esistono lì anche gli intermedi di questi due. Necessariamente inoltre una o l’altra qualità degli elementi sia in eccesso o qui o là, ad esempio: qui a causa della sua solidità, ossia del terrestre, l’elemento igneo brilla da lontano, come nel caso dei corpi astrali, ma là, a causa dell’estrema sottigliezza, sfugge ai nostri occhi, come accade alle sfere che guidano gli Astri. Di fatto, è là la qualità propria di tutto il fuoco, la visibilità, non il calore, e la qualità propria di tutto il terrestre, solidità e tangibilità, e non la pesantezza o il fatto di servire come base a tutto il resto o di portarsi verso il basso. Se dunque prendiamo coscienza di tutte queste proprietà, troveremo analogicamente che vi sono fuoco e terra anche in Cielo, il fuoco determinante l’essere stesso del Cielo, gli altri elementi come coesistenti. Ecco ciò che poi bisogna aggiungere: le Cause, le realtà produttrici di effetti, preassumono, in ogni ordinamento, le qualità degli esseri da loro creati ed ordinati, e questo soprattutto quando creano in modo conforme alla Natura. Di fatto, la Natura possiede in sé la forma del dente, dell’occhio, della mano, grazie a cui precisamente configura la materia. Inoltre, l’anima, rimanendo una, possiede in sé sia la parte divina sia quella irrazionale, ed abbraccia nella sua parte divina le potenze irrazionali in modo razionale, ed è grazie a queste potenze così razionalizzate che essa dirige in linea retta e regola come si deve il dominio dell’irrazionalità. Ora, né l’unità dell’anima viene meno a causa degli elementi differenti che sono in essa, né viene meno questa molteplicità a causa dell’unificazione nell’anima stessa, perché ciascuno di questi elementi si trova in un modo diverso nella parte superiore ed in altro modo in quella inferiore. Ebbene, secondo lo stesso ragionamento, anche il Cosmo è ad un tempo uno e molteplice – una cosa è invero il Cielo, altra cosa la creazione sub-lunare. Quest’ultima è posta in ordine grazie al Cielo, e gli elementi suddetti esistono quindi anche in Cielo – in modo celeste, è vero, così come esistono psichicamente nell’anima, intellettivamente nell’Intelletto, e demiurgicamente nel Demiurgo – come comprendere altrimenti che la creazione sub-lunare è nella condizione di essere governata dalle influenze del Cielo se questi elementi non si trovassero anche in Cielo, ma in modo differente? Se dunque il Cielo governa tutta la creazione sub-lunare, gli elementi devono anche esistere ed in primo luogo in Cielo.

[Proclo, in Tim. III 45-49]

Le qualità degli elementi – la dottrina di Timeo:

Non rimane dunque che il solo Timeo, e coloro che lo hanno seguito, il quale ha correttamente attribuito agli elementi, non una o due qualità bensì tre –

al fuoco, la sottigliezza (λεπτομέρεια), penetrazione e grande mobilità;

all’aria, la sottigliezza, l’ottusità (μβλτητα), e grande mobilità;

all’acqua la densità (παχυμέρεια), l’ottusità e la grande mobilità;

alla terra, densità, ottusità ed immobilità (ἀκινησία) –

in modo che ciascuno degli elementi possegga, come si era dimostrato nel caso dei solidi matematici, due qualità in comune con l’elemento con cui è giustapposto ed una qualità differente che trae da uno dei due estremi (ad esempio, l’aria ha in comune con il fuoco due qualità – sottigliezza e mobilità – ed una, l’ottusità, che prende dalla terra); in tal modo, la terra, con tutte le sue qualità è del tutto contraria al fuoco; i due estremi comportano due medi e lo stesso per gli elementi; gli estremi hanno per intermedi due solidi (aria ed acqua), quelli di mezzo hanno come medi le qualità che sono loro comuni (ottusità e mobilità). Prendiamo infatti il fuoco, che è sottile, penetrante e molto mobile: di fatto, la sua sostanza è costituita di particelle sottilissime, è penetrante perché ha una figura di tal genere (la piramide) e per questa ragione è il più tagliente, impetuoso ed in grado di attraversare tutti gli altri elementi, ed è assai mobile in quanto è il più vicino ai corpi celesti e presente in tali corpi – infatti, il fuoco celeste si muove con un movimento molto rapido, ed il fuoco sub-lunare è continuamente trascinato in questo movimento del fuoco celeste secondo la medesima rivoluzione ed il medesimo impulso. Poi, visto che la terra è l’opposto del fuoco, avrà anche le qualità opposte, densità, ottusità e difficoltà a muoversi, tutte qualità che di fatto la terra possiede. Poiché questi due elementi sono così opposti, e sono anche dei solidi simili, i loro ‘lati’, ossia le loro potenze, sono di fatto proporzionali: infatti, la relazione che sussiste fra il denso ed il sottile si ritrova fra l’ottuso ed il sottile, e fra il difficilmente mobile e ciò che si muove facilmente. Infatti, sono simili i solidi i cui lati sono proporzionali o, se vogliamo usare i termini della fisica, sono simili i corpi le cui potenze che li costituiscono fisicamente sono proporzionali, poiché i ‘lati’ sono le potenze delle aree determinate da questi lati. Poiché dunque fuoco e terra sono dei corpi simili e dei solidi simili, avremo fra loro due medi proporzionali, e ciascuno di questi due medi avrà due ‘lati’ in comune con l’estremo che gli è più vicino ed un ‘lato’ in comune con l’altro estremo. Quindi, come si è visto, il fuoco ha tre ‘lati’ fisici ossia le sue tre potenze, sottigliezza/ penetrazione/ grande mobilità; se togliamo la potenza di mezzo, la penetrazione, e la sostituiamo con l’ottusità, produrremo l’aria, che ha due ‘lati’ in comune con il fuoco ed un ‘lato’ in comune con la terra, ossia due potenze con il fuoco ed una con la terra, dal momento che è naturale che abbia maggiore comunicazione con l’elemento più prossimo e minore con quello più lontano, con il terzo a partire da sé quanto alla distanza. Di nuovo, poiché la terra ha come ‘lati’ fisici le tre potenze contrarie a quelle del fuoco, ossia densità /ottusità / immobilità, se togliamo il terzo termine, l’immobilità, e lo sostituiamo con la mobilità otterremo l’acqua, la quale è densa, ottusa e molto mobile, ed ha in comune due potenze con la terra ed una con il fuoco. In tal modo, anche gli elementi intermedi saranno per loro propria natura uniti l’uno all’altro, poiché comunicano per due potenze e differiscono per una sola, avendo anch’essi bisogno di due medi per assomigliarsi – in tal modo, ciascuno è sempre più unito all’elemento più vicino di quanto non ne sia separato, ed il prodotto di tutto ciò è un Cosmo uno, un ordinamento ben armonizzato, visto che è la proporzione a dominare. Come avevamo visto anche nel caso dei numeri, dati i due cubi 8 e 27, i cui lati sono rispettivamente 2 e 3, i loro medi sono 12 e 18: ora, il 12, più vicino all’8, ha due lati rivolti all’8 ed uno al 27 perché 12= 2²x3; ugualmente, il 18, più prossimo al 27, ha due lati rivolti al 27 ed uno all’8 perché 18= 3²x2. Di conseguenza, c’è perfetto accordo fra la dottrina fisica di Platone sugli elementi del Cosmo ed i fatti matematici.

Applicazione di questa teoria al testo di Platone

Determinati così questi fatti, cerchiamo di accordarvi, sul piano fisico, il testo di Platone: chiamiamo dunque superficie ciò che non ha che due potenze, solido ciò che ne ha tre, e diciamo che, se costruissimo i corpi a partire da due potenze, un solo medio basterebbe ad unire l’uno all’altro gli elementi, ma, visto che possiedono tre potenze, sono legati da due medi. Infatti, due sono le potenze comuni agli elementi giustapposti e ve ne è solo una che differisce; anche gli estremi, se non possedessero che due potenze, sarebbero uniti da un solo medio. Supponiamo in effetti che il fuoco sia solamente sottile e mobile e che la terra possegga le qualità contrarie, ossia densità ed immobilità – il medio fra questi due, anche se unico, sarebbe sufficiente a legarli, infatti, per unirli entrambi, basterebbe o solo ciò che è denso e mobile oppure ciò che è sottile ed immobile. Però, visto che ciascuno degli elementi è composto di tre potenze, gli estremi hanno bisogno di due medi, ed anche gli elementi giustapposti sono legati da due potenze. Infatti, “i solidi” – e tali sono i corpi che possiedono tre potenze contrarie da un elemento all’altro – “non potranno mai essere uniti in modo armonico da un solo medio.”

[Proclo, in Tim. III 39-42]

Continua …

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