Dei Hyper-Encosmici

VII. Gli Dei Hyper-Encosmici, ossia: quattro Triadi di Dei ‘distaccati’ (Apolytoi), i dodici Dei dell’Olimpo come descritti nel Fedro.

 

Proclo, Teologia, Libro VI, capitolo 15

“Quale è il genere hypercosmico-encosmico degli Dei, e come, attraverso il loro livello intermedio, preservano la continuità degli Dei che sono proceduti a partire dal Demiurgo.”

Dopo aver concluso la trattazione relativa agli Dei Hypercosmici-Sovrani, si deve ora parlare dell’ordinamento immediatamente successivo: come gli ordinamenti universali degli Dei (Noetici; Noetici-Noerici; Noerici) sono suddivisi in tre, così anche gli ordinamenti particolari, in quanto la misura perfetta della triade è discesa dai primissimi Intelligibili fino ai livelli ultimi “misurando tutte le cose e definendole, come dicono gli Oracoli”.
Pertanto, tali sono gli ordinamenti particolari degli Dei:
– ordinamento Hypercosmico: gli Dei Sovrani hanno il livello più alto in quanto sono proceduti direttamente dopo l’ordinamento Intellettivo – per questo motivo, elevano tutti gli esseri successivi e li uniscono con il Demiurgo universale, al contempo rivelando loro gli indivisibili beni intellettivi;
– ordinamento Encosmico: gli Dei Encosmici, ossia “quegli Dei che hanno avuto in sorte di andare a costituire il cosmo sensibile” – ultimo livello ed ordinamento della gerarchia divina, ossia quella degli Dei che hanno suddiviso il Tutto in parti ed in esso si sono suddividisi le parti assegnate ed i “ricettacoli eterni”, gli Dei che danno luogo ad un’unica e perfetta forma di governo del cosmo sensibile, ossia “gli Dei Encosmici che governano su di noi e sono nostri protettori”;
– intermedio fra questi due ordinamenti, l’ordinamento Hypercosmico-Encosmico: governano un livello separabile ed anche inseparabile dalle specifiche loro parti ed assegnazioni nel cosmo sensibile. Sono pertanto trascendenti rispetto agli Dei Encosmici e superiori rispetto alle componenti suddivise del cosmo, e contemporaneamente sono ad essi coordinati sovrastando, dall’alto, moltissime serie di Dei Encosmici, pur essendo successivi all’ordinamento Sovrano (processione di livello inferiore rispetto alla sovranità che si estende alla totalità delle cose). Proprio grazie alla loro posizione intermedia, sono indissolubilmente collegati sia agli Dei Hypercosmici sia a quelli Encosmici, prendendo dunque una doppia denominazione ed una duplice natura: dall’alto sono unificati dagli Dei Sovrani, da cui dipendono e da cui sono venuti a sussistere, mentre dal basso sono fatti procedere nella molteplicità degli Dei giovani. Pertanto, trovandosi in posizione intermedia costituiscono proprio il legame intermedio che completa il genere degli Dei particolari: da un lato, incitano gli Dei Hypercosmici a generare e a prendersi provvidenzialmente cura degli esseri sensibili, mentre dall’altro riuniscono le molteplicità delle serie numeriche degli Dei Encosmici in limiti unificati (che ritornano alle Monadi universali da cui tali serie numeriche sono state fatte procedere) facendoli convergere verso i Principi trascendenti. (VI 73)
Del resto, questa è sempre la funzione dei legami intermedi, anche in ciascun ordinamento: così, negli Intelligibili fra il primissimo ordinamento celato (I Triade) e la Triade “che ha carattere di Modello, cioè la molteplicità compiutamente perfetta” (III Triade) vi è il “centro intermedio intelligibile” (la Potenza) ricompresa e dominata dalle entità prime e gravida della molteplicità e dei primissimi generi; così, negli Intelligibili-Intellettivi è l’ordinamento connettivo che, dal centro intermedio si estende verso le estremità congiungendone essenze, potenze ed attività provvidenziali. Allo stesso modo, “anche in questi ordinamenti di Dei che sono più vicini a noi”, ossia gli ordinamenti particolari degli Dei (Sovrani trascendenti il Tutto e quelli coordinati al Tutto), quelli che presentano le proprietà specifiche di entrambi gli ordinamenti estremi (Hypercosmici ed Encosmici) occupano il livello mediano e forniscono la comunione reciproca a quelle due estremità. Da ciò deriva il fatto che questi Dei trasmettano i caratteri delle entità superiori a quelle inferiori e convertano queste ultime verso le prime, mantenendo “l’intreccio indissolubile delle une con le altre, ed infine da lì deriva la loro azione di custodia dell’intero ordine presente nel cosmo.”

I caratteri di questi Dei Hypercosmici-encosmici, celebrati anche come “non-vincolati” (Apolytoi):
– inflessibilità (tò atrepton)
– invariabilità (tò aklinés)
– l’essere non vincolati nelle loro forme di cura provvidenziale
– controllo sul Tutto e direzione di molteplici raggruppamenti particolari di Dei a loro assegnati in sorte
– il far convertire tali processioni ed ordinamenti molteplici verso la perfezione hypercosmica

Genere divino celebrato quindi come:
– non-vincolato (apolytos), perché separato dalla divisione in parti (propria dell’encosmico)
– sovraceleste (hyperouranion), perché immediatamente al di sopra degli Dei presenti in cielo
– incontaminato (achranton), perché non inclina verso gli inferiori né viene meno la sua superiorità trascendente, pur prendendosi provvidenzialmente cura (prometheia) del cosmo
– elevatore (anagogon), perché fa protendere gli Dei Encosmici verso la sommità intellettiva e quindi intelligibile
– perfetto (teleion), perché “fa risplendere su tutte le entità celesti le misure della perfezione”
(VI 74)

Data tale posizione intermedia di questo ordinamento, la dottrina teologica che lo concerne, da un lato, dipende da quella relativa agli Dei Sovrani e, dall’altro, “garantisce, a partire da se stesso, i principi per le riflessioni sugli Dei Encosmici.
Gerarchia e processione in base alla Triade, dagli ordinamenti universali a quelli particolari: il Sovrano Intelligibile di tutti i successivi ordinamenti intellettivi (III Triade Noetica), in base alla misura triadica perfetta in lui insita, fissando i limiti triadici, triplica anche le processioni degli Dei che derivano da lui. Per questo genera tre ordinamenti e di conseguenza tre cause riunitrici (cf. IV 16: I Triade Noetica-e-Noerica: “Tutte insieme poi raccolgono verso l’unità tutta la realtà nel suo complesso che permane sempre in sè, che procede e che si converte. Per questo gli Dei che sono divisi nel cosmo si innalzano verso questo ordinamento, verso questo unico luogo e si rivolgono alla partecipazione agli Intelligibili, perchè questo “luogo” riunisce la totalità degli ordinamenti divini. Dunque, questre tre Monadi fanno procedere le Forme Intelligibili (a partire da Phanes) e le colmano della partecipazione al tutto, e inoltre richiamano quelle che sono procedute, riconnettendole così agli Intelligibili (= nessun vuoto, ciclo di processione/riconversione assolutamente perfetto)”, tre cause connettive (cf. IV 19: II Triade Noetica-e-Noerica, connessione (Synocheis), e tre cause perfezionatrici (cf. IV 24: III Triade Noetica-e-Noerica, gli “originatori della perfezione”: Teletarchas – le anime vengono lì iniziate e sono gli Dei ad iniziarle – quindi, gli Dei che sono all’origine dell’iniziazione non possono che chiamarsi Teletarchi) – a sua volta, il Demiurgo universale, imitando il Padre suo ed il Propator (di cui occupa lo stesso posto, ma a livello intellettivo e “segna il termine degli Dei Intellettivi come quello a sua volta conchiude la ‘profondità paterna’ degli Intelligibili”) produce da sé tre ordinamenti divini, ossia quelli particolari. Infatti, come le processioni universali sono state divise in modo triadico dal Padre Intelligibile, così quelle particolari ad opera del Demiurgo universale: pertanto, tre sono gli ordinamenti che derivano da lui, hypercosmico, hyper-encosmico, ed encosmico. (VI 75) Il carattere triplice lo hanno quindi avuto in sorte direttamente dalla Causa Paterna, mentre il carattere specifico di ciascuno e l’abbassamento graduale di livello viene dai Principi già separati e distinti: per questo, i tre ordinamenti né hanno sussistenza di pari livello né le loro differenze sono disordinate (gerarchia ordinata e continua). Perciò, gli Dei Sovrani hanno in sorte il primo livello ed una forma di causalità trascendente gli esseri che procedono da loro; gli Dei non-vincolati hanno in sorte il secondo livello, perché dipendono dagli Dei Sovrani ma sono al di sopra di quelli encosmici; gli Dei encosmici hanno in sorte il terzo livello, in quanto elevati grazie agli Dei non-vincolati ed unificati agli Dei Intellettivi grazie a quelli Sovrani. (VI 76, 1- 20)

 

Libro VI, capitolo 16

“Quale è la proprietà specifica degli Dei non-vincolati, in base alla quale essi sono caratterizzati; e come, in base a questa proprietà, ad un tempo trascendono il Tutto e sono coordinati agli Dei Encosmici.”

Riprendendo dal capitolo precedente, gli Dei Encosmici sono unificati ai Principi superiori grazie agli Dei Sovrani, ed inoltre tutti questi Dei e tutti i generi encosmici partecipano degli Dei Sovrani (principio di assimilazione e di somiglianza, cf. VI 4).
Fra gli Dei, la modalità di azione è duplice: una è coordinata agli esseri soggetti alla loro cura provvidenziale (secondo questa modalità gli Dei guidano tutti gli esseri sensibili e li riconvertono verso se stessi), mentre l’altra è superiore e trascendente (in base alla quale seguono gli Dei non-vincolati e si elevano a loro volta verso la sommità). Questa duplicità è messa in luce dal discorso sui due tipi di rotazioni cicliche (Politico), intellettivo ed encosmico, quello che muove gli esseri inferiori e quello che li fa ascendere insieme agli Dei non-vincolati; lo stesso avviene per tutti gli esseri che hanno una vita separabile dai corpi, come appunto le nostre anime: percorso discendente, procedendo dalla giovinezza (vita incontaminata e piena di vigore) alla vecchiaia, essendosi lasciati trasportare verso l’ambito della terra e della generazione; percorso ascendente inverso, dalla vecchiaia alla giovinezza (vita cronia), e “la nostra natura incorporea ed immateriale risplende dall’alto e si ricolma degli Dei Sovrani di questa forma di vita.” Stesse conclusioni desumibili dal Fedro a proposito dell’anima che “perfetta e alata, si leva in alto e al contempo dà ordine a tutto il cosmo nel suo insieme”: tale condizione appartiene all’anima solamente quando sia giunta “alla più alta sommità della vita felice” e proprio per questo tale condizione è presente ancor più originariamente nei generi superiori a noi e dunque negli Dei, perché “è in virtù degli Dei che le nostre anime riescono a conseguire tale meta e questa autentica beatitudine.” (VI 77)
A noi e agli esseri encosmici superiori a noi l’attività libera (eulyton) che ha il controllo sulla totalità dell’universo proviene appunto dagli Dei non-vincolati (apolyton). Gli Dei Encosmici, infatti, sono caratterizzati dalla particolarità e dal carattere diviso: ciascuno degli Dei Encosmici dirige l’ambito che gli è stato assegnato e governa la propria serie (“schiere di Demoni e di anime particolari”) che ha fatto sussistere in base a se stesso, seguendo la volontà del Demiurgo; quindi, l’agire sul cosmo nella sua interezza è un carattere che proviene agli Dei Encosmici e alle anime da parte della “sovranità degli Dei Sovracelesti” (altrimenti ciò che è particolare non potrebbe estendere la propria attività al cosmo intero). Pertanto, risulta che questo agire sulla totalità del cosmo ha origine per tutte le entità encosmiche a partire dagli Dei “che hanno posto il loro regno immediatamente al di sopra del cosmo” ossia quelli Hyper-Encosmici. Così, come la processione secondo somiglianza e la conversione per assimilazione sono donati dagli Dei Sovrani agli Dei Encosmici, agli esseri intermedi e a noi, così la “svincolatezza” (tò eulyton) e la tendenza spontanea a prendersi cura di esseri molteplici con le proprie attività è synthema degli Dei non-vincolati. (VI 78)
Tale è il discorso concernente la cura provvidenziale degli Dei non-vincolati e dei beni che donano a tutti gli esseri inferiori; bisogna quindi trattare della loro essenza, in base alla quale hanno ricevuto in sorte questo livello intermedio. In precedenza abbiamo gli Dei Intellettivi da cui dipende l’intelletto divino ed immateriale (quello separato ed universale); sono detti ‘intellettivi’ perché il carattere specifico intellettivo definisce tutta la loro essenza, mentre sono detti  “coloro che rendono simile” in considerazione degli esseri che ricevono la loro illuminazione per partecipazione; d’altra parte, ad essere partecipe degli Dei Encosmici è per prima la natura dotata d’intelletto (he noerà physis), poi un’anima incontaminata e quindi una parte del cosmo “insieme alla quale essi rendono il cosmo un vivente intellettivo e divino arrivando a far brillare il loro splendore anche sui corpi e dando anche a questi ultimi una traccia (ichnos) del loro proprio carattere specifico.” Perciò è necessario che gli ordinamenti che si trovano fra questi (Hypercosmico ed Hypercosmico-Encosmico) presentino aggiunte e processioni verso gli esseri che ne partecipano (perché “gli abbassamenti di livello delle essenze divine moltiplicano i ricettacoli che da esse dipendono”) ma che siano al tempo stesso più semplici ed unificati degli Dei Encosmici – in virtù dell’incorporeità possiedono il puro carattere hypercosmico, ma per via della potenza psichica acquisita insieme a quella intellettiva, sono anche in numero maggiore rispetto agli Dei Intellettivi. (VI 79) La questione dell’anima o potenza psichica si spiega così: l’anima si manifesta negli Intellettivi e l’unica Fonte delle anime universali ha fatto sussistere tutte le cose insieme al Demiurgo universale – pertanto risulta necessario che gli Dei Hypercosmici partecipino anche della proprietà psichica. Sono anche una sorta di mediatori, in quanto “gli Dei che sono suddivisi nel cosmo non si ricolmano direttamente dell’anima universale”, ma grazie all’intermediazione di anime più universali che sono inseparabili dalla loro Monade/Fonte: “è dunque a partire da lì che sia negli Dei Sovrani sia in quelli non-vincolati è presente l’anima, cioè dal Cratere delle anime.” Zeus Demiurgo universale, “avendo un’anima regale ed un intelletto regale in ragione della sua natura di causa” (Filebo, cf. V 23) rende partecipi tutti gli Dei da lui generati dello specifico carattere intellettivo e psichico. Fra essi:
– gli Dei Hypercosmici sono apparsi per primi e partecipano maggiormente dell’essenza intellettiva (carattere psichico presente in modo celato)
– gli Dei Hypercosmici-Encosmici sono venuti a sussistere con maggior livello di distinzione e quindi iniziano a manifestare la proprietà psichica
– gli Dei Encosmici che manifestano appieno il carattere psichico [esattamente come nel caso dell’Intelletto: celato nei primissimi Intellettivi, inizia a manifestarsi in quelli intermedi, splende pienamente negli ultimi]
– gli Dei Hypercosmici  “fanno scorrere su se stessi la potenza dell’anima a partire dal Cratere intellettivo o dall’anima regale insita nel Demiurgo” e hanno posto in sé un’altra Monade che è a capo dei generi suddivisi delle anime
– gli Dei Hypercosmici-Encosmici hanno il carattere psichico sia dalla Fonte delle anime universali sia dal principio assimilatore degli Dei Sovrani
– gli Dei Encosmici “ricevono le illuminazioni da tutti gli Dei che li precedono.” (VI 80)
Proprio per il fatto di ricevere tali illuminazioni, gli Dei Encosmici:
– hanno il controllo sul Tutto, imitando gli Dei non-vincolati
– danno ordine a tutto il sensibile per mezzo delle forme, rendendo tutte le cose simili ai modelli intellettivi, imitando gli Dei Sovrani
– riversano la vita non separata dai corpi, imitando ed essendo congiunti all’unica Fonte delle anime.

Inoltre, tutti i generi destinati a produrre le anime sono mescolati dal Demiurgo nella Fonte delle anime: per questo nei diversi livelli delle anime prevale il genere riconducibile all’essenza, o quello riconducibile all’identità o quello riconducibile alla differenza. Ne consegue anche che, all’interno del genere delle anime, quelle coordinate agli Dei Sovrani assimilatori hanno la loro sussistenza in base all’essenza (per questo sono prossime alla realtà intellettiva e hanno, fra le anime, superiorità intelligibile e celata); quelle coordinate agli Dei non-vincolati sono caratterizzate dall’identità (per questo sono venute a sussistere insieme agli Dei che riuniscono insieme Hypercosmici ed Encosmici); le anime coordinate agli Dei Encosmici hanno l’essenza definita in base alla differenza (l’alterità viene mescolata “a forza” dal Demiurgo con gli altri due generi) – “in questo livello di realtà la suddivisione, l’unificazione tramite l’armonia e l’attività che si svolge nel tempo sussistono perché la differenza ha preso a risplendere, mentre in alto vi sono essenza ed identità, presso le quali si trova la vita eterna e l’unificazione delle potenze.” (VI 81)
Infine, negli Dei non-vincolati si manifestano l’anima e la natura delle anime sovracelesti: infatti, gli Dei non-vincolati sono posti immediatamente al di sopra degli Dei Celesti “che sormontano corpi” (stelle), così come quelli Celesti trascendono quelli Sub-lunari che hanno il controllo della materia- ed è anche per questo che fanno parte degli ordinamenti particolari, proprio come quelli immediatamente precedenti. La differenza è che quelli Hypercosmici sono più universali in quanto il carattere psichico è celato, mentre quelli non-vincolati manifestano un carattere più particolare nella loro cura provvidenziale, proprio perché in loro la potenza psichica inizia a manifestarsi completamente- esattamente come per gli Dei Encosmici, preposti ad ambiti ancora più particolari “rivelando così in modo perfetto la loro essenza psichica”: tutti fanno quindi parte degli ordinamenti particolari, mentre “i generi universali ed indivisibili degli Dei si sono rivelati fino alla realtà intellettiva; infatti l’Intelletto, in base alla sua propria natura, è indivisibile.” (VI 83, 1- 15)

 

Libro VI, capitolo 17
“Quali sono le potenze comuni, quali le attività comuni degli Dei non-vincolati, le quali sono in accordo con quanto è stato tramandato sulla loro essenza.”

Data la natura degli Dei non-vincolati, tali sono le potenze che si confanno a questo ordinamento divino:
– “intermediarie” (diaporthmious): potenze che rivelano ai generi inferiori le processioni degli Dei Sovrani assimilatori
– “elevatrici” (anagogous): potenze che fanno risalire gli ordinamenti encosmici verso l’attività separata (choristèn energeian)
– “colleganti” (syndetikas): potenze garanti della comunione fra i termini estremi
– “incontaminate” (achrantous): potenze che annullano la materia e danno il carattere svincolato (tò eulyton) alla provvidenza esercitata sugli esseri inferiori
– “perfezionatrici” (telesiourgous): potenze dispensatrici di perfezione agli Dei Encosmici
– “generative” (gonimous): potenze che moltiplicano le processioni verso il basso
Non solo in base a queste, ma anche ad altre potenze “non coglibili dalle nostre intellezioni” gli Dei non-vincolati costituiscono i generi divini intermedi fra quelli più trascendenti e quelli invece coordinati alle parti, avendo quindi la sovranità su tutti gli Dei Encosmici.

 

Dopo l’essenza e le potenze, si devono dire le attività corrispondenti alle potenze, ossia attività:
– svincolate
– che si manifestano in ogni ambito
– che recidono il materiale ed il corporeo
– che presentano la forma incontaminata ed incorporea (tèn achranton idean)
– che convertono tutti gli esseri verso questo ordinamento e li fanno tendere verso la luce noerica
– che rivelano i Principi trascendenti del Tutto
e le attività superiori, quelle che fanno risalire e congiungere agli Dei Intellettivi fino a manifestare l’essenza del luogo sopraceleste, delle tre Notti “l’essenza priva di colore, priva di figura e priva di contatto.”

Altra classificazione delle attività degli Dei non-vincolati:
– attività che agiscono sugli Dei successivi e “riuniscono le Enadi divine nell’unità che viene prima del cosmo”
– attività che agiscono sugli intelletti encosmici, facendo tendere le loro intellezioni dagli Intelligibili loro propri a quelli primissimi e trascendenti il Tutto
– attività che agiscono sulle anime (divine, superiori e particolari), elevandole verso la loro unica Fonte e la vita incontaminata
“Dall’alto, per così dire come capi truppa, essendo posti al di sopra di tutti gli esseri presenti nel cosmo e per così dire come Demoni che hanno il rango di Dei (Daimones Theoi), comandando agli Dei in modo diretto, guidano il cammino verso l’Intelligibile per gli uni in un modo, per gli altri in un altro, in base all’ordinamento confacentesi a coloro che vengono elevati.” Data infatti la comune partecipazione di ciascun essere agli Dei, tale partecipazione è diversa a seconda del carattere (divino, demonico, particolare / uni-forme, intellettivo, psichico); tuttavia, pur permanendo le suddette differenze di partecipazione, tutti gli esseri hanno ricevuto dagli Dei non-vincolati: il carattere separato della vita (tò choristòn tes zoes), quello svincolato dell’attività (tò eulyton tes energeias), quello soprannaturale dela provvidenza (tò hyperphyès tes pronoias) e quello comune del dominio (tò koinòn tes epistasias). (VI 83)

Libro VI, capitolo 18

“Circa i dodici Dei sovrani nel Fedro, sul fatto che occupano un ordinamento non-vincolato.”

Rintracciare la dottrina di Platone a proposito degli Dei non-vincolati dapprima negli altri dialoghi, ed infine, “in forma compiuta e definitiva”, nel Parmenide– analisi con cui si conclude formalmente la Teologia. In primo luogo, secondo il modo “divinamente ispirato” nel Fedro, presenta la triplice divisione di tutte le realtà presenti nel cosmo (separate dagli esseri che governano): realtà superiori ossia divine; realtà intermedie ossia demoniche; realtà ultime ossia le nostre anime particolari. Le anime particolari dipendono quindi dai Demoni ed è grazie alla loro intermediazione che esse tendono in alto verso la sovranità divina; a loro volta, i Demoni dipendono dagli Dei Encosmici (“i Demoni sono infatti i compagni di questi Dei”); a loro volta, le “sovranità divine universali”, i Demoni ed i “cori delle anime particolari” (“l’armata triadica degli Dei Encosmici”) vengono ricondotti all’ordinamento non-vincolato, elevati ancora da quest’ultimo agli Dei Intellettivi e quindi verso quelli Intelligibili fino a congiungersi alle primissime Cause. (VI 84) Sebbene dunque gli Dei non-vincolati abbiano “una molteplicità incoglibile per le intuizioni umane”, Platone usa per la loro definizione la misura della dodecade- le dodici schiere degli Dei Olimpici.
In effetti, a proposito della loro molteplicità innumerabile, neppure i Teologi che hanno scritto di questi Dei “qualcosa di signficativo” hanno potuto definire il loro numero totale (come invece è stato possibile per gli Dei che precedono: triade, enneade, ebdomade…), ma Platone ha ritenuto che il numero dodici si confacesse agli Dei non-vincolati: è compiutamente perfetto e formato dai primissimi numeri (3X4) e comprende in questa misura tutte le loro processioni (infatti “Il numero dodici fu dedicato dagli antichi agli Dei Encosmici, e alle serie che sempre dipendono da Loro”). Di nuovo, divide la dodecade in due Monadi (‘di Zeus’ e ‘di Hestia’, ciascuna agente su quella che segue) ed una Decade, (cf. Fedro 247a: “Zeus, il grande sovrano che è in cielo, procede per primo alla guida del carro alato, dà ordine a tutto e di tutto si prende cura; lo segue un esercito di Dei e Demoni, ordinati in undici schiere. La sola Hestia resta nella dimora degli Dei.”).
A proposito delle sovranità più particolari che costituiscono la Decade e le forme di vita che da esse dipendono (es: sovranità di Apollo> forma di vita divinatoria; sovranità di Afrodite> forma di vita amorosa, etc.): infatti “i generi più universali e primissimi dei modi di vivere vengono da lì”, ossia i generi in base ai quali le “anime appena iniziate”, quando si “insediano nel cosmo”, presentano differenti forme di vita – così le anime encosmiche hanno due tipi di governanti: direttamente gli Dei Encosmici e, ancora più in alto, gli Dei non-vincolati. (VI 85; 86, 1- 11)
Pertanto i dodici Dei fanno volgere tutto il genere encosmico (divino e demonico) verso la visione degli Intelligibili, perfezionando la sua attività separata e comprendendo così in sé i generi sopracelesti – quale che sia il loro genere (paterno, generatore, etc), gli Dei non-vincolati sono perfettamente ricompresi nella dodecade non come dodici Monadi, bensì perché la dodecade nel suo insieme è un carattere specifico dell’esistenza dell’ordinamento degli Dei non-vincolati. Come la diade è perfettamente appropriata ad essere preposta alla potenza generativa e la triade a manifestare la primissima perfezione, così “la dodecade è il simbolo della processione compiutamente perfetta.” Processione perfetta- espressa quindi dalla dodecade- in quanto gli Dei non-vincolati chiudono il limite inferiore delle potenze invisibili e trascendenti il cosmo, sovrastando gli Dei celesti encosmici. Ad essi si confà quindi in massimo grado la dodecade, sia in quanto portano a compimento la processione degli Dei Hypercosmici sia perché sono preposti agli Dei celesti encosmici. A tali Dei celesti forniscono infatti la “ripartizione in dodici e li custodiscono in questo numero in modo specifico.” (VI 86, 12- 28; 87, 1-5)

Libro VI, capitolo 19

“Più numerose e più chiare dimostrazioni del fatto che sia il grande Zeus sovrano sia la dodecade degli Dei sovrani sono non-vincolati.”

Abbiamo visto in precedenza che la dodecade degli Dei principali (Dei Hypercosmici, ossia: le quattro Triadi degli Dei Egemoni) è perfettamente trascendente il cosmo, mentre la dodecade degli Dei celesti (Zodiaco) è palesemente encosmica – così, la dodecade degli Dei non-vincolati collega questi due estremi e ne garantisce la comunione. E’ così che gli Dei non-vincolati sono elevatori e perfezionatori di quelli Encosmici, ma sono stati prodotti e dipendono direttamente da quelli Hypercosmici, “e procurano l’indissolubile intreccio fra le due dodecadi.” Rintracciare nella dottrina platonica, “per quanto possibile”, la corrispondenza con queste intuizioni: riprendere l’analisi del Fedro e vedere in quale ordinamento porre gli Dei celebrati lì da Socrate ed anche “il grande governante che conduce il carro alato” – ossia, a quale ordinamento collegare lo Zeus celebrato nel Fedro?
“Quattro sono gli abbassamenti di livello cui è soggetta la processione del grande Zeus”, pertanto gli si può attribuire un ordinamento fra i seguenti: intellettivo, assimilatore/sovrano, non-vincolato, encosmico. (VI 87)
– Se questo fosse lo Zeus Intellettivo, il Demiurgo universale, non potrebbe essere né a capo della dodecade-come invece afferma Platone- né risulterebbe distinto da Hestia: la Monade Demiurgica trascende tutte le serie di Dei, comprende tutte le processioni successive e non è coordinata a nessuna in base alla legge teologica secondo cui non è assolutamente lecito che un causato appartenga allo stesso livello di realtà del suo principio causale. Inoltre, Zeus Demiurgo universale trascende completamente il Tutto, mentre “Zeus che è primissimo fra i dodici Dei” è detto “condurre nel cielo il carro alato”, indicando il fatto che è intrecciato al cosmo e collegato agli Dei celesti, non potendo quindi essere lo stesso Zeus “che permane nella condizione che gli si addice” come affermato nel Timeo. Inoltre, lo Zeus dei dodici Dei ha posto di fronte alle anime il genere di vita del filosofo (e ciascuno degli altri Dei un differente genere di vita- che si originano appunto nell’ordinamento non-vincolato), mentre Zeus Demiurgo universale ha in sé i modelli di tutti i generi di vita e, comprendendo in sé l’essenza delle anime, comprende “anche tutte quante le diverse variazioni della vita delle anime.” Quindi, il Demiurgo universale non è principio causale separato dei generi di vita delle anime ma, in base all’unica causalità demiurgica, ha predisposto i periodi, la varietà dell’esistenza e tutti i generi di vita delle anime stesse. (VI 88) Come è il Sole Demiurgico ad essere principio causale di tutti gli esseri del mondo (mentre il Sole encosmico è causa inferiore a quello Demiurgico), così si deve affermare che la Monade Demiurgica è causa indivisibile e comune per tutti gli esseri, mentre “le divisioni secondo i generi di vita ed i differenti modelli degli esseri encosmici spettano agli Dei che vengono dopo il Demiurgo.”
– Se invece questo fosse lo Zeus Encosmico – in quale ordinamento si dovrebbero porre tutti gli Dei che lo seguono (“lo segue un’armata di Dei e di Demoni, ordinata in undici schiere”)? Ma questo è “il grande sovrano” e la grandezza di tale sovranità non mostra la superiorità che è coordinata agli Dei Encosmici bensì quella che li trascende- infatti, fra le essenze incorporee, il carattere del grande (tò mega) indica sempre il carattere trascendente di coloro cui è attribuito (come Eros non semplicemente Demone, ma “grande Demone” ossia superiore per semplicità e posto per ordinamento non nel genere demonico). Così, “il grande Zeus” non è guida encosmica di esseri encosmici, ma è ulteriore e trascendente tutto l’ordinamento encosmico. (VI 89) Del resto, neppure gli Dei al seguito del grande Zeus sono semplicemente encosmici: se solo Zeus fosse al di là dell’encosmico e governasse solo, al di là degli “Dei al seguito”, allora si farebbe l’errore di trasferire tutta la sovranità dalla dodecade alla sola Monade di Zeus- ma “bisogna assegnare a tutti il potere sovrano e riservare a Zeus la preminenza fra essi.” Pertanto, rimangono solo due opzioni per questa sovranità: che essa appartenga agli Dei assimilatori oppure a quelli non-vincolati.
– Se fosse lo Zeus degli Dei assimilatori, sarebbe alla guida della Triade Demiurgica (i tre Cronidi che si sono divisi interamente il regno di Crono) e non della Dodecade divina; Zeus “primissimo dei Cronidi” delimita il proprio dominio sul Tutto suddividendolo in tre parti, mentre il “grande Zeus” suddividendolo in dodici parti, e “in considerazione della loro capacità di comprendere in sé, l’uno delimita la sua sovranità in base ad una triade, l’altro in base ad una endecade.” – è pertanto evidente che l’uno e l’altro non condividono affatto lo stesso livello della gerarchia divina. (VI 90)

Quindi:
– Zeus Sotèr e Demiurgo universale, non coordinato
– Zeus assimilatore, che governa la divisione in tre parti
– Grande Zeus, celebrato nel Fedro, trascendente tutti gli Dei Encosmici, coordinato ai Sovrani e guida delle undici schiere
– Zeus encosmico, che non fa parte dei Sovrani trascendenti
Di conseguenza, il Grande Zeus va enumerato insieme agli Dei non-vincolati, in relazione di continuità con gli Dei Encosmici (il fatto che sia detto essere “in cielo” ne è il segno) e tuttavia trascendente rispetto ad essi (e per questo lo si celebra come “grande”) – qui, il livello intermedio dei generi particolari si rivela a partire dagli estremi, considerati in base alla mescolanza: l’unione del “guidare in cielo” con il “grande” mostra che Egli “è coordinato agli Dei celesti e trascendente rispetto ad essi.” Essendo quindi sia coordinato agli “Dei presenti nel Tutto…che costituiscono il Tutto” (di cui il cielo ha il rango più elevato) sia trascendente rispetto ad essi, non può che far parte degli Dei non-vincolati, che hanno sia la provvidenza coordinata sia la superiorità trascendente. (VI 91)
Non solo quindi il Grande Zeus fa parte dell’ordinamento non-vincolato sovraceleste, ma “tutta la dodecade risplende in questo ordinamento di Dei” perché, come abbiamo visto in precedenza, una sola e perfetta è la serie che, unitariamente, costituiscono i dodici Sovrani (come avevamo visto, la dodecade non va intesa come dodici Monadi separate). E se la serie è una, allora deve trovarsi tutta nel medesimo ordinamento divino; inoltre, data la natura sovraceleste del primissimo ossia della loro guida, anche tutti gli altri Sovrani sono trascendenti rispetto agli esseri encosmici, ognuno governando la sua specifica molteplicità, “e ha intorno a sé una grande folla di Demoni ed una grande folla di esseri divini, ed inoltre all’ultimo livello delle entità al seguito sono preposti anche ad anime particolari.” Infatti le anime particolari sono suddivise in modo corrispondente ai Demoni e, più in alto, agli esseri divini ed agli Dei e quindi partecipano della sovranità incontaminata degli Dei non-vincolati – partecipazione per quanto è possibile, “infatti, a seguire è sempre chi lo vuole e ne è in grado.” (VI 92, 1- 17)

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