Triade delle Moire

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Proclo, Teologia, Libro VI, capitolo 23

“Sulla madre delle Moire nella Repubblica e sulla triade stessa delle Moire, quale ordine hanno tra loro, quali sono le potenze che sono tramandate attraverso i simboli divini, quali le attività, e come Platone connota il loro carattere specifico non vincolato.”

Come avevamo visto, Platone presenta anche in altri dialoghi il carattere specifico dell’ordinamento non-vincolato – ad esempio, nella Repubblica: illustra sia l’ordine del Tutto che dall’alto della sfera delle stelle fisse si diffonde nella totalità degli esseri encosmici, sia l’ordine che governa la vita umana, mostrando le scelte di vita differenti e “facendo variare la misura della giustizia corrispondente alla scelta”. Fa quindi risalire la causa originaria di tale ordine ad una Monade (Ananke/Themis) e ad una Triade (Moire) che trascendono la totalità dell’universo. Alla Monade è attribuito il potere dell’autorità (tò kratos tes epistasias) in quanto estende il suo dominio a tutto il cielo (dominio che è presente simultaneamente in tutti gli esseri e che tutti li guida in modo unitario “passo per passo”) e che muove il Tutto per mezzo delle sue potenze “più prossime alla base”; alla Triade è assegnata la processione dalla Monade, l’attività sul Tutto e la produzione particolare – così il carattere semplice ed unificato della cura provvidenziale trascendente procede verso la molteplicità (cf. “Ananke rappresenta la sola divinità che governa il Fato. Lei è l’ordine che governa i corpi celesti, e corrisponde esattamente alla divinità che è Themis per i Teologi. Le Moirai sono quindi le divinità che hanno diviso fra Loro la provvidenza della madre Themis; in modo specifico, Klotho ha ottenuto la sfera immobile, Atropos quella mobile, e Lachesis l’intero cielo” In RP. II 239 – e “è chiaro che le Moire guidano ogni cosa nel cosmo attraverso queste rivoluzioni, mentre distribuiscono a tutti- anime come anche animali e piante- ciò che appartiene a ciascuno di loro, filando per loro la loro dovuta parte” In RP. II, 240, 19) In tal modo, la varietà delle potenze encosmiche, l’illimitatezza dei movimenti e la multiforme differenza dei principi razionali sono intrecciati insieme dalla triade delle Moire; a sua volta, questa triade si volge e tende in alto verso la Monade che precede, ossia Ananke.

Il nome ‘Necessità’ non deriva dal fatto che domini sul Tutto con la forza né perché fa sparire il carattere automotorio (tò autokineton) della nostra vita e neppure perché è priva di intelletto e conoscenza: al contrario, comprende in sé in modo intellettivo tutti gli esseri, conferisce limite agli illimitati ed ordine a ciò che è disordinato. E’ inoltre detta ‘Ananke’ perché sottomette tutte le cose a se stessa e le fa tendere verso il Bene, le sottomette alle leggi (thesmoi) demiurgiche, le custodisce all’interno del cosmo e “comprende in un cerchio gli esseri presenti nel cosmo e non ne lascia nessuno privo della giustizia che gli spetta né lascia che alcunché si sottragga alla norma divina (tò theion nomon).” (VI 100)
Data la divisione in due dei principi causali dell’ordine del cosmo, il primo monadico ed il secondo triadico, in cui la Monade è apportatrice della Triade e la Triade prodotto generato dalla Monade, bisogna ora vedere a quali ordinamenti appartengono rispettivamente.
Ananke trascende completamente gli esseri encosmici e, con le sue potenze ultime, assegna un movimento al cielo encosmico nella sua interezza: non agisce relazionandosi ad esso o convertendosi verso di esso (impossibile che un principio superiore si converta verso uno inferiore), bensì, per il fatto stesso di essere ed essere posta in modo stabile, dà al cielo la rotazione ben regolata- infatti nella Repubblica si afferma che “il fuso viene mosso sulle ginocchia di Ananke” (cf. “il fuso principale e gli altri sette stanno a significare rispettivamente la sfera immobile e le sette sfere, mentre gli uncini stanno a significare i poli, e l’asta del fuso l’asse dell’universo” In RP. II 238), mentre Ananke stessa, “essendosi posta in modo regale su un trono al di là del Tutto, dirige il cielo per un cammino silenzioso.”
Invece, la triade è già coordinata alle rotazioni del cielo perché “le fa compiere con le proprie mani” (‘mani’ in quanto potenze attive, motrici e demiurgiche, e duplici (limite-illimitato/ destra-sinistra), presenti a livello primario nei movimenti circolari celesti- il che è dimostrato anche dal fatto che le ‘mani’ sono le potenze motrici delle Moire e che Lachesi “la più venerabile delle tre, muove il Tutto con entrambe le mani” – cf. VI 12 – e infatti “Lachesi muove con entrambe le mani, mentre ciascuna delle altre due solamente o con una mano o con l’altra”) – in altre parole, la Triade agisce sulle rotazioni del cielo con azione effettiva e concreta, essendo così causa dell’ordine e dei movimenti rotatori ciclici del Tutto. (VI 101)
Risulta così palese che Ananke, “madre delle Moire”, è venuta a sussistere nella Triade paterna degli Intellettivi analogamente alla Monade di Adrastea nella prima Triade degli Intelligibili-Intellettivi (cf. ‘Le tre Notti e Legge di Adrastea’ e ‘Zeus Demiurgo, Ananke ed Heimarmene’) – da lì si è rivelata agli Dei Hypercosmici e ha generato la Triade delle Moire con il Demiurgo. Infatti, il carattere universale della provvidenza e la capacità di far ruotare il Tutto con il fatto stesso di essere è proprio della “superiorità intellettiva”, e per questo la custodia ineffabile su tutti gli esseri generati dal Demiurgo risplende grazie ad Ananke: come il Demiurgo è generatore indiviso della totalità dell’universo, così Ananke ricomprende monadicamente in sé tutti gli esseri e in sé li custodisce in modo inflessibile, “vegliando sulla indissolubilità dell’ordine che procede dal Demiurgo nel cosmo.”

Se pertanto Ananke ha in sorte tale superiorità, la Triade delle Moire esercita il dominio sul Tutto senza essere ad esso vincolata: tale Triade è sia coordinata agli esseri mossi ed unita naturalmente ad essi, sia li trascende ed è priva di contatto con essi (“è in contatto…ad intervalli”- contatto ossia contatto, intervalli ossia priva di contatto), e, possedendo entrambe le caratteristiche, fa quindi parte degli Dei non-vincolati. (VI 102) – infatti gli esseri divini, pur permanendo in se stessi, allo stesso tempo procedono ovunque, e pur essendo ovunque presenti, non abbandonano la loro sommità- e quindi le Moire sono contemporaneamente senza contatto ed in contatto con le rotazioni cicliche celesti e possiedono allo stesso tempo sia la trascendenza rispetto a tutti i sensibili sia una naturale affinità con essi. In base a questi caratteri, rispetto a tutto il cielo encosmico, occupano il livello non vincolato; la Triade delle Moire è poi anche una Triade encosmica: “anche a Zeus, Hera, Apollo ed Atena appartengono, dopo l’assegnazione sovraceleste, anche processioni in comune e coordinazioni con gli Dei Encosmici; ed infatti da tutti gli Dei non-vincolati discendono nel Tutto potenze che costituiscono l’ultimo livello degli Dei.” (VI 103) Bisogna però tener presente che nella Repubblica si celebra il regno hypercosmico e non-vincolato delle Moire, ma attraverso un mito e la sua “tipica dissimulazione”, che cela “sotto molteplici veli la verità delle cose”: infatti, gli intervalli (contatto e non contatto) sembrerebbero indicare l’alternarsi delle attività in successione temporale- quando invece gli esseri divini non mutano le loro attività nel tempo- e quindi bisogna intendere gli intervalli non nel senso di una successione nel tempo bensì in base alle specifiche proprietà delle Moire ed in base alla realtà che risulta dalla mescolanza dei caratteri estremi (ossia il livello mediano, in questo caso hyper-encosmico).

Sull’ordine delle Moire: “primissima Lachesi, seconda Cloto, terza infine Atropo” – ordine originale fornito da Platone nelle Leggi, da seguire invece di affidarsi alle innovazioni “seguendo le opinioni sempre diverse degli interpreti”. (VI 104)
“Lachesi canta il passato, Cloto il presente, ed infine Atropo il futuro” – ai più sfugge che Socrate si serve delle tre parti del tempo come di simboli del ricomprendere in sé in senso causale; per questo, a Lachesi spetta sempre il primato e “l’uni-forme autorità sulle Moire”, a Cloto la sovranità intermedia, mentre ad Atropo la regalità di terzo livello che è ricompresa e subordinata alle altre due. Così si leggono dunque le tre parti/divisioni del tempo: il passato è stato sia futuro che presente (primo livello di ricomprensione causale), il presente è stato futuro ma non passato, mentre il futuro non è né presente né passato (ricompreso quindi dalle due parti precedenti)- così, l’entità più perfetta e comprensiva, Lachesi, “canta il passato” (ricomprende le altre due), la seconda, Cloto, “canta il presente” (è ricompresa dalla prima e ricomprende in sé la terza), e la terza, Atropo, “canta il futuro” (è ricompresa dalle precedenti). E’ per questo che Lachesi muove con entrambe le mani, perché porta ad universale completamento le azioni più particolari delle altre due; Cloto fa ruotare il fuso con la destra ed Atropo con la sinistra: la destra è principio di movimento fra i mortali e, nel cosmo, il movimento verso destra ricomprende anche quello verso sinistra- così Cloto dà inizio alle azioni più particolari ed Atropo “la segue ed insieme a lei guida passo per passo tutti gli esseri.” (VI 105) Questo ordine viene riconfermato anche alla fine del mito di Er, quando si dice che “dall’alto del cielo e dalla sommità del Tutto” l’anima discende verso il “luogo mortale e la ‘genesiourgòn politeian‘ la forma di governo soggetta alla generazione” con la guida del suo Daimon personale: l’anima è assoggettata per prima a Lachesi, poi a Cloto ed infine ad Atropo, perché tale è l’ordine della discesa e la continuità di tale discesa che “procura alle anime il controllo del Demone che le guida”, in quanto la discesa verso il mondo della generazione parte dai livelli più perfetti e si abbassa in base alla propensione verso ciò che è terrestre- e quindi da Lachesi ad Atropo. (VI 106) Viene anche detto che le assegnazione a sorte ed i modelli dei generi di vita sono presentati alle anime dalle “ginocchia di Lachesi  per l’intermediazione dell’araldo” (infatti, cf. in RP. II 238 e 227: “l’araldo e tutta la catena ad esso conforme indicano la classe angelica intermedia fra la divinità delle Moire e la provvidenza demonica, classe che è preposta alla vita delle anime” – “infatti le ginocchia sono simboli delle potenze motrici presso gli Dei”). Dalle ginocchia di Lachesi dipende la cura provvidenziale rivolta alle anime particolari perché, da un lato, con potenze più elevate (le ‘mani’) muove eternamente il Tutto, e dall’altro tiene ad un livello inferiore (le ‘ginocchia’) le cause dei periodi ciclici delle anime – è per questo che Lachesi è celebrata in particolare come “figlia di Necessità” (“questo è il discorso della vergine Lachesi, figlia di Ananke”). Cloto invece ‘tesse’ per le anime le conseguenze determinate dalle loro scelte e distribuisce così a ciascuna il destino che le spetta; infine, Atropo conferisce il carattere dell’immutabilità e determinazione ai destini tessuti “segnando così il compimento dei decreti delle Moire e l’ordine che dal Tutto discende fino a noi.”
In tal modo, Lachesi agisce per le anime anche prima della loro scelta e, dopo la scelta, definisce tutti i loro periodi ciclici nell’ambito della generazione (cf. liberazione dal ciclo, Inno ad Helios ed influenza del Dio sui “decreti delle Moire”), mentre Cloto ed Atropo, dopo la scelta, assegnano alle anime quanto conviene e coordinano i loro generi di vita all’ordinamento del Tutto – per questo Lachesi precede le altre due, e queste la seguono e con lei “adempiono al proprio compito di cura provvidenziale.”  (VI 107) Dunque, Ananke comprende in modo trascendente le potenze di tutte le Moire; Cloto ed Atropo sono invece soggette direttamente a Lachesi (come fosse la Monade di questa Triade) ed in modo superiore anche a Necessità.

I simboli delle Moire nel mito di Er, simboli che “celebrano le loro forme di regalità”:
– “il trovarsi sui cerchi”: indica i loro domini trascendenti e separati
– “l’essere poste sui troni” e non direttamente sui cerchi come le Sirene: indica che i ricettacoli (hypodochàs) illuminati da esse sono posti al di sopra delle entità celesti – infatti, il trono sta per ‘veicolo e ricettacolo’ (ochema-hypodochè) di ciò che vi è posto sopra e le entità che vi partecipano sono poste al di sotto di essi, mentre in essi gli Dei “sono posti eternamente e si fanno trasportare da essi e attraverso essi agiscono”
– “l’essere assise ad uguale distanza”: indica che sono disposte ordinatamente, che il graduale abbassamento di livello procede proporzionalmente e che tale ripartizione proviene dall’alto, ossia dalla loro madre
– “il portare bende sul capo”: indica che “le loro sommità intellettive sono illuminate tutt’intorno di luce divina e che esse sono adornate delle cause generatrici ed incontaminate”, grazie a cui ricolmano l’intero cielo di potenza generativa e di purezza immutabile
– “l’essere vestite di bianco”: indica che tutti i principi e tutte le vite che esse hanno posto sono tutte intellettive, “di natura luminosa e ricolmate dello splendore divino” – i chitoni dunque indicano le essenze che ne partecipano, mentre i troni indicano “i ricettacoli presenti nei primissimi firmamenti”
– “il  cantare le cose passate, presenti e future”: indica le loro attività volte verso l’esterno, proporzionate, intellettive e ricolme di armonia – infatti, “i canti delle Sirene ed i movimenti ben ritmati del cielo sono le Moire che li rendono perfetti, ed esse ricolmano tutte le cose dei loro inni, invocando l’azione della madre sul Tutto (cf. “L’atto del cantare inni in se stesso rende chiaro che la loro attività noerica si volge verso le cause superiori, poiché gli inni sono cantati per gli Dei superiori, non per coloro che sono inferiori. E’ chiaro quindi che esse riflettono intellettualmente sulle cause di tutte le cose nella loro madre e che sono davvero coloro che cantano inni in onore della madre” In RP. II 250) per mezzo dei loro inni intellettivi, e d’altro canto fanno convertire verso loro stesse tutti gli esseri per mezzo del movimento armonico della totalità dell’universo.” (VI 108; 109, 1- 19)

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