Triade Elevante

Proclo, Teologia, Libro VI, capitolo 12

“Quale è la Triade convertitrice negli Dei Sovrani e quale è la Monade in essa; in questo capitolo sono state fornite anche definizioni sull’unità di Apollo con Helios, ed in che modo in base ai discorsi su Apollo si potrebbe essere condotti alla dottrina degli ordinamenti Heliaci.”

In terzo luogo, si deve parlare della Triade che converte tutti gli esseri, ossia gli Dei Elevanti fra gli Dei Sovrani; come si è visto, infatti, a questi Dei Sovrani preesistono le tre Monadi Intellettive, e da queste sono appunto procedute le tre Triadi degli Dei Sovrani: la prima in modo conforme alla prima Monade, quindi una Triade paterna, perciò detta dei ‘Cronidi’ che si dividono il dominio del Padre; la seconda Triade è generatrice di vita in quanto conforme alla Monade intermedia “e perciò abbiamo l’abitudine di coordinare Kore a Demetra come ad una causa precedente”; pertanto, la Triade convertitrice  è in modo conforme alla terza Monade, “perciò poniamo nel Demiurgo la causa specifica di questa Triade.” Sappiamo anche che tutte e tre le Triadi Hypercosmiche dipendono dalla Monade Demiurgica e devono ad essa la loro processione, ma la Triade elevante in modo particolare: infatti, il Demiurgo universale fa sussistere la prima Triade in unione con il Padre, la seconda con la Dea universale generatrice di vita, mentre la terza Triade la fa sussistere a partire dalla Fonte che ha insita in sé. Fra le altre cose, infatti, nel Demiurgo universale preesistono molteplici Fonti, preesistenti a tutte le successive generazioni di secondo e terzo livello (“la Fonte delle Idee” con cui dà ordine al Tutto; “Fonte degli Dei Intellettivi che sono proceduti dal Demiurgo”; “la Fonte delle anime”) – “lì si trova anche il Sole Fontale (ho pegaios Helios)” (VI 56)
Ecco perché Timeo afferma che il Demiurgo, dopo la generazione dei sette corpi e la loro collocazione nei movimenti di rotazione, “ha acceso una luce nella seconda orbita a partire dalla Terra, vale a dire ciò che ora abbiamo chiamato Sole, come se da se stesso e a partire dalla propria essenza avesse fornito al Sole la sussistenza.” Pertanto il Demiurgo universale, avendo in sé la Fonte Heliaca, genera fra gli Dei Sovrani la Triade degli Dei Heliaci e le potenze Heliache “per il cui tramite tutte le cose sono elevate, rese perfette e ricolmate dei beni intellettivi”, dal momento che, in virtù delle Monadi precedenti, partecipa di “luce allo stato puro ed armonia intelligibile”, potenza e perfezione demiurgica.
Sull’unità della Triade elevante: Platone la tramanda con un unico nome, esattamente come per la Triade precedente in cui il nome Kore indica tutto l’insieme dei Principi generatori di vita- così, nel caso di questa Triade, ha il nome complessivo di ‘Apolloniaca’ (Apolloniakè), e le differenti potenze di Apollo indicano la molteplicità di Dei insita in questa Triade. (VI 57)
Identificazione fra Apollo ed Helios: affermata esplicitamente da Orfeo in tutta la sua poesia (fr. 62)
“O signore, figlio di Latona, lungisaettante Febo potente,
o signore, figlio del giorno, tu che da lontano colpisci saettando
ogni cosa con i tuoi raggi, puro e potente,
tu che vedi tutto, che comandi mortali ed Immortali,
che tutto guardi, che regni su mortali ed Immortali,
o Helios che ti levi in alto con ali d’oro,
o Helios, che ti innalzi nell’aria con ali d’oro…”
e da Platone nelle Leggi: a proposito del Tempio in comune per Apollo ed Helios, “che hanno sussistenza in base ad un’unica realtà” – pertanto: il luogo è sacro in comune ad Apollo e ad Helios (dove la popolazione deve riunirsi dopo il Solstizio Estivo); i tre uomini presentati “come primizia” sono offerti “al Dio” ossia “al Sole e ad Apollo”, il che indica la loro comunanza reciproca e anche il risalire dalla loro distinzione alla loro unità. Tutto dunque dimostra la congiunzione fra questi Dei dovuta a somiglianza di natura (homophyès), comunione di potenze (koinonia ton dynameon) ed unità ineffabile (henosis arretos). (VI 58)
Così nel Cratilo, su Apollo: semplicità della sua realtà (tèn haploteta tes hyparxeos), sua potenza rivelatrice di verità, suo intelletto causa di conoscenza- rivelando in tal modo il suo carattere non-moltiplicato, semplice ed uni-forme (tò aplethynton- haploun- monoeidès); nella Repubblica: Sole analogo al Bene; luce sensibile come analoga alla Luce che dal Bene procede verso l’Intelligibile; Luce dell’Intelligibile ossia “verità” che congiunge Intelletto ed Intelligibile- unità della catena di Apollo ed Helios: Apollo ed Helios sono entrambi in rapporto analogico con il Bene, e la luce sensibile e la luce/verità intellettiva sono in rapporto analogico con la Luce Intelligibile. “E queste tre Luci si accendono nell’ordine una dopo l’altra, quella divina, quella intellettiva e quella sensibile”:
– la luce che proviene dal Sole visibile perviene ai sensibili
– la luce che proviene da Apollo perviene agli Intellettivi
– la luce che proviene dal Bene perviene agli Intelligibili
Come abbiamo detto, all’interno di questa unità (“questi Dei si mostrano naturalmente uniti fra loro”), vi è anche la distinzione che si confà loro, tramandata dai “poeti ispirati da Febo” mettendo in luce che sono “differenti le cause generative di questi Dei..e le Fonti dalle quali hanno ottenuto in sorte la sussistenza risultano distinte” – allo stesso tempo, vengono unificati  e celebrati scambiando le denominazioni: “Helios si compiace in modo particolare di essere celebrato come Apollo, e Apollo, a sua volta, quando viene invocato come Helios, fa risplendere propizia la luce della verità.” (VI 59)

Unità e differenza: le realtà di questi Dei sono unite fra loro, e gli ambiti di potenza di Apollo sono tramandati come molteplici e da essi si possono dedurre anche le processioni Heliache. Infatti, come si dimostra nel Cratilo, il nome di Apollo è uno solo ma rivela “tutte le sue potenze agli amanti dello spettacolo della verità”: il nome di Apollo manifesta il carattere distintivo del Dio:
– riunire le molteplicità in unità – comprendere il numero in unità
– far procedere dal’unità i molti – far convergere verso di sé tutti gli esseri di livello inferiore tramite la semplicità intellettiva
“unificare essenze e potenze multiformi con un’unica forma di realtà.” Questo è quanto avviene appunto sia con il nome, “sufficiente ad indicare in un’unità le potenze varie e differenti del Dio”, sia con l’immagine del Dio che, pur ricevendo il suo riflesso più oscuro, mantiene la somiglianza con la realtà unificatrice e riunitrice del Dio “contribuendo a farci ritornare in mente il carattere specifico di Apollo.”

Pertanto, l’unico nome di ‘Apollo’ è sia unico sia contiene nascostamente indicazioni sulle molteplici potenze del Dio:
haploun: il semplice è identico al vero – attraverso la mantica, il Dio rivela la verità agli esseri inferiori
apolysis: liberazione dai mali e guarigione – la potenza purificatrice, incontaminata e salvatrice del Tutto
apolysis: liberazione per mezzo dei dardi e dell’arco – potenza che annienta tutto ciò che è irregolare, disordinato e fuori misura
homopolesis: rotazione concorde – movimento armonico dell’universo e “l’accordo che unisce e collega tutti gli esseri a questo Dio.”
(VI 60)

Si devono quindi accordare queste quattro potenze anche alle Monadi Heliache:
– la prima rivela la verità della luce intellettiva, celata negli Dei
– la seconda annienta ogni forma di disordine
– la terza rende tutte le cose proporzionate e correlate, grazie ai rapporti armonici
– la quarta è la potenza incontaminata e causa di purezza, che fa risplendere su tutte le cose i caratteri del perfetto e del conforme a natura, distruggendo i caratteri contrari

Perciò, in corrispondenza della Monade Apollinea, la Triade Heliaca:
– prima Monade della Triade: rivela la luce intellettiva, la annuncia agli esseri di livello inferiore colmandoli della verità totale e facendoli ascendere verso l’intelletto degli Dei – corrispondente alla potenza mantica di Apollo, “portare alla luce la verità che è compresa nelle entità divine stesse…rendere conoscibile l’inconoscibile per gli esseri di livello inferiore”
– seconda e terza Monade sono unificate ma distinte: funzione ordinatrice del sensibile e distruzione di ciò che disordinato – la prima è analoga all’azione della musica e della cura provvidenziale armonica esercitata sulla totalità dell’universo e sugli esseri in movimento; la seconda è analoga alla potenza che annienta il disordine che si oppone alla forma e “all’opera di ordinamento di tutto il cosmo nella sua totalità”
– Monade che conclude i Principi Heliaci e che custodisce la loro triplice processione: la Monade che elargisce a tutti gli esseri la partecipazione generosa alle cose belle e buone, “concede ciò che è bene e che offre la vera beatitudine (makarioteta)” – a livello Heliaco, è analoga alle potenze purificatrici e guaritrici di Apollo. (VI 61)

Le medesime conclusioni si possono trarre dalla Repubblica: Helios possiede una superiorità trascendente rispetto a tutto ciò che è generato ed è posto al di sopra degli esseri trascinati nell’ambito del sensibile, come il Bene è superiore agli Intelligibili; come il Bene genera essenza ed Essere reale, Helios genera sensazione ed oggetti sensibili, generazione ed esseri generati. Dunque, visto che il cosmo sensibile è ‘generato’ e ‘generazione’ e ‘un divino prodotto generato’ e visto che Helios è al di là della generazione ed ha un’essenza diversa dai sensibili, “è certamente palese per ciascuno che il Sole ha ricevuto in sorte il livello Hypercosmico, e che manifesta una superiorità ingenerata fra gli esseri generati e la dignità intellettiva fra i sensibili.” (VI 62)
Per questo motivo Helios ha una duplice processione ad opera del Demiurgo, una coordinata ai corpi planetari, l’altra trascendente e soprannaturale:
– nella prima, il Demiurgo “plasma i sette corpi e li colloca nelle loro specifiche orbite” e fa sussistere il Sole fra essi nella seconda rotazione
– ma, nella seconda, “fa scaturire la luce” nella sfera Heliaca, non ricavata da alcun sostrato materiale, bensì una luce che il Demiurgo ha prodotto da sé e, dai “luoghi inaccessibili (ex adyton)”, l’ha presentata agli esseri encosmici come simbolo delle essenze intellettive (Ierofante-Demiurgo e Daduco-Helios), rivelando al Tutto il carattere ineffabile (tò aporreton) di tutti gli Dei che sono al di sopra del cosmo. “Ecco perché Helios, una volta apparso, li ha sbalorditi e tutti vogliono danzare intorno a lui e ricolmarsi della sua luce, e così questo nostro cosmo risulta bello e di forma simile al Sole.” (cf. Dal nostro Imperatore Giuliano (Orazione sul Sole, 239) sappiamo che: “la nona operazione è la Generazione che eternamente ruota in un ininterrotto ciclo di produzione e distruzione. E i pianeti danzano intorno a Lui, ed è evidente che per la legge dei loro movimenti in relazione a questo Dio, essi dimostrano l’armonia che è appena stata descritta regolare i loro movimenti (= la forma delle loro danze); e l’intero cielo, armonizzate le sue parti ovunque con Lui, è colmo di spiriti che emanano dal Sole.”)
Pertanto, da tutto ciò, risulta confermato che Helios si trova al di sopra dei sensibili e ha un’essenza superiore a tutto ciò che è generato, mentre tutti gli esseri encosmici da Helios ricevono essenza e perfezione- da cui ne derivano i nomi di “prole del Bene” (ekgonon tou agathou), “demiurgo di ciò che è generato” (demiourgòn tou genetou), “origine del sussistere di tutta la luce encosmica” (pantòs tou egkosmiou photòs hypostaten). Analogamente, dobbiamo riportare tutti questi caratteri all’ordinamento Sovrano del Dio: Helios Sovrano ha una sussistenza di livello superiore rispetto agli Dei Sovrani della totalità dell’universo, ed è per questo che anche il Sole visibile ha in sorte superiorità trascendente rispetto a tutti gli esseri encosmici. (VI 63) Così, è fra gli Dei Sovrani che esiste la causa originaria della luce, causa che genera i raggi intellettivi ed hypercosmici, attraverso i quali le anime e tutti gli esseri superiori possono pervenire alla ‘via processionale’ che conduce all’ascesa (Monade Apollinea elevante/convertitrice). Il Demiurgo universale ha fatto quindi sussistere prima del cosmo l’ordinamento Heliaco e nel cosmo la Diade Demiurgica – Diade “che ha il dominio sulle duplici serie coordinate del cosmo”, serie chiamate dai Teosofi ‘mani’ in quanto potenze attive, motrici e demiurgiche, e duplici (limite-illimitato/ destra-sinistra), presenti a livello primario nei movimenti circolari celesti- il che è dimostrato anche dal fatto che le ‘mani’ sono le potenze motrici delle Moire e che Lachesi “la più venerabile delle tre, muove il Tutto con entrambe le mani” (infatti, cf. “Ananke rappresenta la sola divinità che governa il Fato- Lei è l’ordine che governa i corpi celesti, e corrisponde esattamente alla divinità che è Themis per i Teologi. Le Moirai sono quindi le divinità che hanno diviso fra Loro la provvidenza della madre Themis; in modo specifico, Klotho ha ottenuto la sfera immobile, Atropos quella mobile, e Lachesis l’intero cielo.” (Theol. Pl. VI, 23; In RP. II 239)
Così, l’ultimo Principio Heliaco, secondo tutti “gli esegeti della realtà divina”, è quello da cui sulla totalità dell’universo si riversano “la vita felice ed i frutti incontaminati (tèn eudaimona zoèn laì tous achrantous karpoùs)” proprio perché Helios è “prole del Bene” e questo carattere gli si addice in modo essenziale: come il Bene protende la felicità a tutti gli enti, così Helios protende le misure della felicità confacentesi a ciascuno degli esseri encosmici e, grazie alla somiglianza e alla “tensione che eleva al Demiurgo universale”, rende perfetta e completa tale felicità. “E’ da qui deriva non solo il fatto che l’essere felici è detto “rendersi simili al Dio” (tò eudaimonein homoiousthai theoi), ma anche che la felicità appartiene a tutti gli Dei Encosmici in base alla loro Causa Sovrana: è da lì infatti che la perfezione e la beatitudine si riversano su tutti gli esseri.” (VI 64)

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