La Monade che separa questi Dei dalle serie successive

3) La Monade che separa questi Dei dalle serie successive: queste sono le due castrazioni di Urano e di Crono.
“Resta da prendere in considerazione la settima Monade e parlare anche di essa. Pertanto, se riflettessimo sulle mutilazioni divine, quelle di Crono e di Urano, delle quali anche Platone da qualche parte fa menzione, nella convinzione che sempre si debbano celare con il silenzio argomenti di tal fatta, ed individuare la loro verità ineffabile, e che, poichè sono indicatori di concezioni misteriche, per questo motivo appunto non siano adatti da ascoltare per i giovani, da questi miti avremmo la possibilità di comprendere quale è la divinità differenziatrice, quella che porta a compimento le divisioni, e che al contempo divide, da un lato, i generi di Crono da quelli di Urano, dall’altro quelli di Zeus da quelli di Crono; inoltre differenzia tutto l’ordinamento intellettivo nella sua interezza dalle entità che lo precedono e da quelle che lo seguono, separa le une dalle altre le cause differenti insite in tale ordinamento e fornisce sempre alle entità di livello inferiore le misure inferiori della dignità regale.” (Pr. Theol. V 17, 10- 22)

“Infatti, il grandissimo Crono fornisce dall’alto al Demiurgo i principi delle sue intenzioni e sovraintende a tutta la creazione; perciò, in Orfeo, Zeus lo chiama ‘Daimon’: “guida la mia stirpe, o illustre Daimon.” E sembra che Crono abbia in sè le cause più importanti delle unioni e delle divisioni, conducendo attraverso i tagli celesti alle diverse parti la pienezza intellettiva, essendo causa delle processioni generative e multiple, avendo del tutto sottomesso a sè la stirpe dei Titani, dalla quale deriva la divisione degli esseri, riunendo ed unificando in sè, con l’ingoiarli, i figli che ha di volta in volta, annullandoli nel suo principio unico ed indivisibile.” (Pr. in Crat. 391a)

 

Libro V, capitolo 36 “Come si potrebbero trarre delle considerazioni di partenza anche sulla settima Monade da quanto è stato detto da Platone in modo misterico solo per cenni.”

La Causa che racchiude/delimita la serie complessiva di tutta l’ebdomade intellettiva, appunto la settima Monade.
Come abbiamo visto (V 17, 10- 22), i ‘sezionamenti’ degli Dei Intellettivi, ossia le mutilazioni divine tramandate  e celebrate “da tutti i sapienti in questioni divine”, indicano in modo allusivo e misterico alle distinzioni insite in questi Dei- tutti i ‘sezionamenti’ ossia le differenziazioni si realizzano in base a questa settima Monade, “la causa della divisione in base alla quale gli Dei Intellettivi si sono separati dagli Dei che sono ad essi superiori per procedere verso un diverso ordinamento, hanno ricevuto un’unificazione che trascende le realtà inferiori ed hanno di per se stessi un loro distinto ordinamento ed una loro processione definita in senso numerico.”
Platone concede che siano solo i poeti ispirati da Apollo ad esprimere questi concetti in modo iniziatico, ossia per allusioni e simboli e miti, ma vieta ai più di ascoltarli perché costoro credono ai miti “che velano la verità” senza alcuna analisi interpretativa. (V 131, 11- 27)
Bisogna dunque riportare  tutte queste concezioni alla verità sulla totalità delle cose e rivelare esplicitamente la verità che è racchiusa al loro interno- solo così “potremo raggiungere il culto autentico in relazione alla realtà divina.” In effetti, le “intuizioni divinamente ispirate” potranno guidare gli “amici di Platone” a comprendere chiaramente i significati trasmessi in modo misterico dai Teologi, mostrando come “le visioni di questi personaggi antichi ed illustri non fossero prive di verità”: infatti, Platone esplica ciò che è detto in modo allusivo, e permette di contemplare, in questo caso, i ‘sezionamenti’ e la potenza che li produce e anche i ‘legami Cronii’ congiuntamente ad essi, come abbiamo detto in precedenza (in particolare, V 15; V 18; V 21; V 125). Si tenga presente anche la netta separazione fra il regno di Crono e quello di Zeus: “quale causa ha distinto queste due Monadi Paterne?” Ossia, quale è la causa intellettiva che ha introdotto, dividendolo, “il dominio intellettivo a partire da quello trascendente?” E’ infatti necessario che tale causa/fonte originaria di divisione si trovi presso gli stessi Dei, in base alla quale Zeus si separa dalla Monade di Crono, e Crono dal regno di Urano, e gli Dei Giovani, che sono proceduti verso un ordinamento inferiore, si sono separati dalla perfetta ed uni-forme cura provvidenziale del Demiurgo universale, ed in base a cui anche il Demiurgo universale, pur essendo principio causale di unità per i prodotti che procedono da Lui, è anche “originatore delle divisioni di ogni sorta.” (V 132)
Infatti, è proprio il Demiurgo universale che, dopo aver realizzato l’anima come unico intero, la distingue in parti e potenze denominando ‘sezionamenti’ queste distinzioni operate (“da lì sezionò delle parti e le pose nello spazio intermedio fra le prime”; “e così la mescolanza, dalla quale aveva ricavato queste sezioni, a questo punto l’aveva utilizzata per intero”)- quindi, come i Teologi ed autori di miti hanno chiamato ‘sezionamenti’ le “suddivisioni dei Sovrani Intellettivi”, così Timeo si serve del “segno simbolico del sezionamento” per mettere in luce la processione delle anime verso la molteplicità. Del resto, Platone mostra il suo accordo con “i più eminenti dei Teologi” quando tramanda il Demiurgo universale come “rifulgente di sezionamenti intellettivi.” Pertanto, in relazione all’anima, il Demiurgo universale: produce l’essenza delle anime in base all’Essere, le genera ed anima in base alla Vita, e l’intelletto che è in esse in base all’Intelletto che è in Lui, ed allo
stesso modo opera sezionando “l’essenza dell’anima così da differenziarla in se stessa”, infatti opera sempre in base ai sezionamenti ed alle differenziazioni ricomprese nella loro unica causa intellettiva, ossia la settima Monade.
“Di conseguenza, anche secondo Platone, la primissima Monade delle divisioni universali esiste fra gli Intellettivi, ed insieme alle duplici Triadi, intendo dire quella Paterna e quella Incontaminata”, costituisce l’intera ebdomade intellettiva; e noi, dal canto nostro, abbiamo convenuto sulla medesima dottrina seguendo Platone e gli altri Teologi.” (V 133)

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