Legge Cronia – Nomos

Proclo, Theol. Libro V, capitolo 9

“Quali ordinamenti divini il grandissimo Crono pone a capo della totalità dell’universo; in questo capitolo è stata spiegata la Legge Cronia che è stata tramandata nel Gorgia.”


Altre indicazioni sulla vita Cronia delle anime si hanno anche nel IV Libro delle Leggi, dove si celebra la “vita che si conduce sotto Crono”: “accogliamo una notizia che ci riferisce di una vita beata degli uomini di allora e di come ogni cosa crescesse abbondante e si offrisse spontaneamente…come dice anche questo racconto, attingendo alla verità, in quegli Stati in cui non sia al governo un Dio ma un comune mortale, non vi è scampo per essi ai mali e alle sofferenze, ma questo mito ritiene che noi dobbiamo imitare con ogni mezzo la vita che si racconta ai tempi di Crono e che, prestando ascolto a tutto ciò che vi è in noi di immortale, guidiamo, in pubblico ed in privato, le nostre famiglie e gli Stati, dando il nome di Legge (Nomos) a questa direzione dell’intelletto.” (Leggi IV, 713d-714a)

Si devono poi desumere ed esporre tutti gli ordinamenti che Crono pone a capo dell’universo nella sua totalità:

– i tre Re che si dividono il Regno di Crono (“come racconta Omero, Zeus, Poseidone e Plutone si spartirono il potere, dopo che l’ebbero ereditato dal Padre. All’epoca di
Crono, dunque, vigeva, e vige tuttora fra gli Dei, questa legge (Nomos) circa gli uomini: che chi fra gli uomini abbia vissuto in modo giusto e santo (hosios), una volta morto vada ad abitare nelle Isole dei Beati, in completa felicità (eudaimonia) ed al di fuori dei mali…” Gorgia 523b). I tre Re sono introdotti da Crono affinché avessero in sorte in modo suddiviso il “dominio uni-forme ed indivisibile”. A capo di Essi ha posto la Legge Divina (Theios Nomos), principio causale della “distribuzione in base all’Intelletto”, per gli Dei e per tutte le entità successive.
(V 30, 7- 25)

– i “Demoni di una stirpe più divina e migliore” che Crono prepone come capi alle varie sorti assegnate alle anime: Essi assegnano/distribuiscono le misure dei beni alle anime, le distaccano dalle loro vite vincolate alla generazione, riducono il loro movimento disordinato e le trattengono nel regno di Crono.

– gli esseri che Crono pone a capo delle singole parti del cosmo “e delle greggi che si trovano in esso”: “Dei Demoni” (cf. Pol. 271- 272), coloro che, da un lato, sono in contatto con le entità governate e distribuiscono loro gli invisibili beni intellettivi, ma dall’altro, imitano la superiorità trascendente del Demiurgo e si ritraggono così dalla vita naturale del cosmo nella loro propria sommità.

– la duplice rotazione ciclica degli Dei Encosmici (rotazioni di Crono e di Zeus): lo “scambiarsi di posizione degli astri e del Sole” si verifica durante queste rotazioni
(cf. Pol. 269a) – siccome il periodo ciclico è duplice, anche gli Dei Encosmici sono colmi dei beni Cronii e “partecipano della serie Cronia”.
Tutti i generi divini superiori che vengono al seguito di Crono e Zeus compiono le loro attività in base alle duplici rotazioni; anche le anime, attraverso questi movimenti circolari, talvolta partecipano della vita intellettiva, “avendo assunto l’Intelletto come Sovrano” del proprio movimento, “compiono questo viaggio” – cf. i bellissimi versi di Pindaro: “e coloro che gioirono dei giusti giuramenti regnano sempre il tempo senza pianto: se orribile è la pena degli ingiusti, chi ha avuto la forza di durare tre volte nei due regni serbando intatta l’anima da tutta l’ingiustizia, lungo la via di Zeus giunge alla dimora di Crono, dove è l’isola dei felici nell’alito del mare. Ardono fiori d’oro in piante luminose e fiori nutre l’acqua: ne intrecciano ghirlande per il capo e per le mani; e sono nella legge giusta di Radamanto, il ministro verace del Padre grande, sposo di Rhea regina del più alto trono.” (Olymp. II 105-120)
(V 31)

Dall’ alto dunque, dagli Dei fino alle anime individuali, Crono estende il proprio regno: perfeziona e colma di beni intellettivi tutte le entità, realizzando così anche
l’appropriata distribuzione dei beni, “appropriata a seconda dello specifico caso.” Per questo Nomos è venuto a sussistere insieme a Crono: “all’epoca di Crono, dunque, vigeva, e vige tuttora fra gli Dei, questa legge (Nomos)” – infatti, la Legge è “distribuzione di Intelletto” e Crono è appunto l’Intelletto primissimo, purissimo ed intatto.

Pertanto, Crono presiede anche ad ogni divisione e governa la distribuzione intellettiva; presso di Lui si trova Nomos, che:
– distingue i livelli degli enti; separa i generi intellettivi; divide tutte le forme in base alla processione ordinata
– “fa risplendere su tutti gli esseri la misura della loro autentica realtà”; mantiene l’ordine insito in ciascuno; salvaguarda immutabili i confini della ripartizione divina.

Nomos, nel regno di Crono/fra gli Intellettivi, ha lo stesso rango che ha Adrastea nel luogo sovraceleste: da entrambe sono generate la custodia immutabile e l’ordine
della processione per tutti gli esseri. La differenza fra loro è che, mentre Adrastea custodisce tutti gli enti in modo uni-forme, permanendo nell’Intelligibile, e controlla
immutabilmente l’intero ordine trascendendo ogni divisione, Nomos divide l’unità in molteplicità, delimita le misure dell’ordinamento intellettivo e distribuisce a
ciascuno il bene appropriato “facendo procedere dall’Intelletto unico le misure degli enti.”
(V 32)

“Nomos è un determinato Dio atto a differenziare le forme divine e a definire i caratteri che si addicono a ciascuna, coesistendo con l’ordinamento Cronio in base alla pienezza che proviene dalla Causa unica ed uni-forme.” – infatti, in questo ordinamento c’è la distinzione in atto e la processione perfettamente compiuta delle Forme.
Per questo il Demiurgo guida tutti gli esseri in modo conforme al Nomos, guardando all’ordinamento Cronio, e fa sussistere la cura provvidenziale encosmica ed il Fato/Norme del Fato (Heimarmene), come immagine delle divisioni in base al Nomos.
Perciò, durante il periodo ciclico di Zeus, le anime sono sottomesse alla molteplicità e sono quindi governate in base alle “norme imposte dal Fato”; invece, durante il periodo ciclico di Crono sono guidate in base al Nomos divino, e sono così protese in alto verso la Causa unica; elevandosi poi verso la sommità Intelligibile, diventano soggette “alla suprema Legge di Adrastea”, che si estende dall’alto fino agli ultimi livelli del reale e delimita per le anime le misure dei periodi ciclici (cf. IV 17: Queste parole pronunciate da Socrate sono anche una sorta di Inno ad Adrastea:
– L’ha chiamata “Legge”, Thesmòs, e non norma, Nomos, come quelle di Crono e Zeus > il termine ‘thesmòs‘ è connesso con ‘theòs‘, Dio, e si confà agli Intelligibili; il nomos invece rivela la ‘dianomé‘, la distribuzione/regola intellettiva ed è adatto ai Padri Intellettivi.
– Inoltre, è UN Thesmòs, al singolare, non come le “norme imposte dal Fato”, al plurale.
– In più, estende tale Legge a tutti i generi delle anime: tale Thesmòs è la misura comune della felicità delle anime e della loro vita beata: “vera custode della totale
impassibilità di quelle anime che possono rimanere in alto”. E’ questo che significa la frase “e qualora (l’anima) sia in grado di fare sempre ciò, sarà sempre immune
da danni.”

 

Inno Orfico 64- inno del Nomos

Invoco la santa sovrana degli immortali e dei mortali,
Legge celeste che determina la posizione degli astri, giusto sigillo
del pelago marino e della terra, che stabile, sempre estranea alle fazioni
custodisce la sicurezza della natura con le leggi,
con le quali in alto guidando il grande cielo essa stessa procede,
e l’invidia non giusta a mo’ di sibilo spinge fuori;
che anche per i mortali risveglia un buon fine di vita;
essa sola infatti possiede il timone dei viventi
accompagnandosi a pensieri rettissimi, sempre sicura,
antica, molto esperta, che senza danno abita con tutto
ciò che è legale, ma porta la pesante sventura a ciò che è illegale.
Ma, beata, onorata da tutti, portatrice di felicità, da tutti desiderata,
con cuore benevolo manda il tuo ricordo, ottima.

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