Il Cratere e le Fonti

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Proclo, Teologia, Libro V, capitolo 30

“Dottrina teologica sul ‘Cratere’ nel Timeo, che illustra quali sono i generi che sono stati in esso mescolati ed in che modo è principio causale dell’essenza delle anime.”

Bisogna prendere in esame il Cratere ed i generi in esso mescolati, in quanto direttamente collegati alla Monade: a mescolare i generi è il Demiurgo; ad essere mescolati sono i generi intermedi dell’essere; a ricevere la mescolanza e a generare le anime insieme al Demiurgo “è il molto celebrato Cratere.”

In primo luogo, si deve dire che i generi dell’essere (essere, quiete e movimento, identità e differenza) sono o costituenti delle sussistenze universali o di quelle particolari; inoltre, si deve ricordare che le realtà dei principi causali originari sono poste negli Dei Intelligibili. Come abbiamo già visto (Libro III, cap. 16-17), l’essenza si trova specialmente nella sommità degli Intelligibili (l’unità in cui permane l’eternità – I Triade Intelligibile causa per tutti gli esseri del permanere), mentre movimento e quiete nel centro mediano della Vita Intelligibile/Eternità (cf. la compresenza di quiete e movimento che è detta caratterizzare l’ordine dell’Eternità), infatti in questo ordinamento abbiamo sia la quiete (permane in un’unità) sia il movimento (è Vita Intelligibile e ciò che ne partecipa è il Vivente Intelligibile- la Vita come causa per tutti gli esseri del procedere)- chiamata perciò alternativamente dagli esegeti ‘Vita unica e universale’ (Plotino) o ‘Quiete’ (Teodoro). (V 109)

L’identità e la differenza si trovano infine nel limite inferiore degli Intelligibili (dove avviene la rivelazione della pluralità intelligibile> differenza: “da dove viene la molteplicità se non dalla differenza?”) “nella III Triade vi sono quindi identico e diverso: la molteplicità completa sussiste attraverso la diversità intellettiva (perché siamo nell’ambito dell’Intelletto noetico)- il carattere unificato, “che ricomprende tutte le parti, nel senso di generi e nel senso di singoli individui” sussiste attraverso l’identico (cf. III 65, 5- 13). Pertanto, possiamo concludere che l’essenza si è rivelata nella prima Triade insieme all’uno, movimento e quiete nella seconda, differenza ed identità nella terza; bisogna anche sottolineare che tutte le entità sono nell’Intelligibile in forma di essenza: tutte le entità procedono dagli Intelligibili, quindi tutte preesistono in forma causale in quell’ordinamento. Allo stesso modo, nell’ordinamento Intelligibile-e-Intellettivo si ritrovano gli stessi generi di prima, ma ad un livello inferiore (come prima erano conformi all’Essere, qui sono conformi alla Vita): nella sommità/I Triade c’è l’essenza (luogo sopraceleste: “l’essenza che è realmente senza colore, senza figura e senza contatto, occupa questo luogo”); nel centro mediano/II Triade  ci sono movimento e quiete (rivoluzione celeste: immutabilmente fissa in un’unica forma di intellezione, ma che si muove in sé- “movimento e vita eterna”); nel limite inferiore/III Triade vi sono l’identico ed il diverso (volta sub-celeste: questo limite si converte verso il principio in base all’identità, e si divide in modo uniforme procedendo in serie più numerose e generando da sé Monadi più particolari in base alla differenza).

(V 110)

A sua volta, nell’ordinamento Intellettivo: la sommità/Crono “possiede tutte le cose in base all’essenza” e, fra gli Intellettivi, è l’intelligibile e l’essere in quanto “richiama indietro la differenziazione in se stesso”- e questo riunire in sé è in base all’unità indifferenziata che contraddistingue sempre il primo livello ossia quello dell’essere; il centro intermedio/Rhea possiede tutte le cose in base a movimento e quiete, e questo perché è una divinità generatrice di vita, quindi permane in sé in modo incontaminato e, allo stesso tempo, procede e “vivifica tutte le cose con le potenze generatrici”; il limite/Demiurgo universale possiede tutte le cose in base all’identico e al diverso, in quanto si distingue dai Padri precedenti ma si congiunge anche ad Essi grazie alla conversione intellettiva (terzo termine/intelletto della Triade/riconversione), e così, da un lato, collega fra loro le entità che vengono dopo, e dall’altro, le distingue grazie ai ‘sezionamenti intellettivi’. Questo è l’ultimo livello delle sussistenze/realtà universali, ed essendo caratterizzato soprattutto in base alla differenza “in questo ordinamento per la prima volta prendono a brillare tutti i generi e le specie.” E’ dunque a partire da questo ordinamento specifico che si ha la processione di tutte le entità, gli ordinamenti multiformi delle anime e tutta la natura corporea- è infatti l’ordinamento demiurgico universale che fa sussistere i tre generi di entità che vengono dopo di esso: le entità indivisibili, quelle divisibili ed indivisibili, e quelle divise tra i corpi- “e attraverso queste genera tutti i generi più particolari degli enti.”

(V 111)

Si ribadisce quindi un’altra legge teologica: i generi dell’essere vanno sì posti in ogni ambito, ma non in ogni ambito nel medesimo modo- negli ordinamenti superiori devono essere posti in modo uni-forme, indifferenziato ed unificato, in quanto formano una processione unica ed unificata, mentre negli ordinamenti più particolari si devono porre in modo più diviso. Dunque, dal momento che nel limite inferiore degli Intelligibili si trovano le più universali e primissime Forme, anche i generi hanno il loro principio di sussistenza negli Intelligibili; quindi, visto che il principio causale demiurgico è generatore di tutti gli ordinamenti particolari, allora comprende in sé anche i generi della loro sussistenza, e così la Fonte di tutte le Forme è insita in esso (sebbene permangano le Forme Intelligibili) ed anche i generi dell’essere (sebbene permangano quelli più universali che vengono prima del principio causale demiurgico). Anche “il divino Giamblico” afferma che i generi dell’essere si rivelano nel limite inferiore degli Intelligibili: tutta la dottrina teologica “secondo la realtà dei fatti” attribuisce la processione ai generi e alle forme a partire dagli Dei Intelligibili. Se ne ricava nuovamente che, tutte le entità che nell’ordinamento superiore esistono in modo nascosto in forma di causa, nelle realtà intellettive sono in modo suddiviso, ciascuna in base alla sua propria natura. E’ da questo livello di realtà che gli ordinamenti particolari sono colmati sia dei generi dell’essere sia delle realtà formali- anche per questo quindi il Demiurgo è detto comprendere tutti i generi e la Fonte delle Forme, in quanto genera tutti “i canali particolari e fa risplendere da se stesso su di essi tutte le misure del loro sussistere.”

(V 112)

“Tre sono dunque i generi delle processioni di tutti gli enti”: indivisibili, divisibili ed intermedi (quelli che, sussistendo a livello intermedio, contengono il legame unico fra gli enti). Dati questi tre generi, il Demiurgo universale fa sussistere:

– l’essenza intellettiva per il tramite dei generi primi ed indivisibili- la natura intellettiva ed indivisibile il Demiurgo la genera da se stesso

– la sussistenza corporea per il tramite dei generi di terzo livello e divisibili- la natura corporea la genera con l’aiuto della Natura universale

– la sussistenza psichica per il tramite dei generi intermedi- la natura psichica la fa sussistere con l’aiuto del Cratere.

(V 113, 1- 14)

Libro V, capitolo 31

“Sul fatto che il Cratere nel Timeo ha il carattere di fonte, e richiami, desunti dalle opere di Platone, a proposito del principio e della fonte delle anime.”

Prendendo in esame il Timeo, risulta evidente che il Cratere ha a che vedere con le anime: infatti, quando il Demiurgo produce l’Intelletto del Tutto, lo fa apparire da sé in base ad un’unica unità, senza alcuna menzione del Cratere; quando poi plasma il corpo del Tutto e “dipinge il cielo”, lo forma demiurgicamente con la Necessità (Ananke) (“la natura del Tutto è stata generata come una mescolanza di Intelletto e Necessità”- la produzione naturale è “produzione attraverso la Necessità”, ma Ananke non è da identificare con la materia), e neppure per ordinare i corpi si serve dunque del Cratere. Risulta quindi evidente che il Demiurgo universale produce la generazione dei corpi con la Natura universale, in tal modo che i corpi risultino costituiti di intelletto e necessità: dall’Intelletto ricevono il bene e l’unità, mentre dalla Necessità ricevono la processione che si conclude nella divisione. Quando invece mescola i generi e dà ordine all’anima (“all’essenza dotata di moto spontaneo, proprio delle anime”), allora agisce con l’aiuto del Cratere: né intelletto né corpi hanno bisogno di questa causa perché il Demiurgo è comune origine, mentre, per quel che riguarda le anime, il Cratere è la causa coordinata al Demiurgo stesso, in quanto è da esso colmato e sua volta ricolma le anime e riversa su di esse, in base alle misure dell’essenza di ciascuna, le potenze della sovrabbondanza generatrice e distribuisce alle più elevate le sommità dei generi, alle intermedie le processioni intermedie, e alle ultime “i loro limiti estremi”. Quindi, il Cratere è:
– generatore di vita in base alla sua essenza
– causa originaria delle anime in base alla sua specifica realtà
– Monade uni-forme e completa di tutta la vita psichica
“Infatti è da questo Cratere che sono risultate sussistere sia l’Anima del Tutto, sia i generi secondi e terzi delle anime particolari, sia quelle anime che hanno avuto la loro processione ad un livello intermedio tra queste.” Tutto l’ordinamento psichico procede dal Cratere e si divide in base alle potenze insite in esso.
(V 114)

Dunque, il Cratere è causa e ricettacolo della demiurgia delle anime, “Monade generatrice” (gennetikè monàs); in quanto coordinato al Demiurgo universale e per il fatto di generare con Lui tutti i generi delle anime, ha carattere fontale. Assolutamente necessario è attingere alle spiegazioni fornite nel Commento al Timeo (IV 245 etc.): in primo luogo, si ribadisce la divisione fra i generi delle anime, rifiutando le teorie dei “Neoplatonici più recenti” (ossia, in particolare, Teodoro). Come abbiamo visto poco sopra, si parla di “gradi secondi e terzi” e si parla anche di ‘seconda creazione’ più parziale da parte del Demiurgo delle anime di ‘secondo e terzo grado’: pertanto, è assurdo dire che le nostre anime individuali abbiano la stessa “dignità o la stessa sostanza” delle anime divine e di quelle che permangono sempre in compagnia degli Dei- sebbene quindi tutte le anime vengano dal Cratere, quelle divine ne rimangono inseparabili, mentre le nostre “sono state completamente separate dal Cratere e questa separazione è evidente.” Ed è il Demiurgo stesso che ha stabilito fra questi generi una separazione relativa ai tempi, alla causa, alla processione, al modo di esistenza, ragion per cui non si può proprio dire che anime divine e anime parziali siano “dotate della stessa sostanza/identiche” e che le anime incarnate siano consustanziali all’Anima del Tutto e alle anime divine. Dopo questa premessa, il divino Proclo riassume brevemente, confutandole, le teorie (Teodoro, Attico e Giamblico) a proposito del Cratere, “perché c’è stato molto dibattito sul tema e merita certamente la più grande attenzione”: che cos’è il Cratere, quale posizione occupa rispetto al Demiurgo e di quali effetti è causa per le anime? Seguiamo dunque l’insegnamento di Siriano in proposito, in quanto perfettamente in accordo con le dottrine tramandate dai Teologi: sebbene nel Demiurgo universale, in imitazione del Dio Intelligibile/Phanes, vi sia insita la potenza generatrice per mezzo della quale questo Demiurgo, nei confronti degli Dei Encosmici, possiede la causalità sia paterna sia materna, “essendo Lui stesso generatore della sostanza, Lui stesso produttore della vita, Lui stesso creatore della forma”- ebbene, dato tutto questo, deve comunque esistere una Causa della vita dell’anima, una Causa che opera congiuntamente al Demiurgo universale e “crea il cosmo intero e produce tutta la sostanza dell’anima”: questa Causa è appunto il Cratere. Questo indicano segretamente i Teologi quando parlano di nozze sacre e nascite divine, mentre Platone parla apertamente di mescolanze e combinazioni, e quello che è il ‘matrimonio’ presso i Teologi è la ‘mescolanza’ descritta da Platone, ed i generi dell’essere sono quanto viene ‘mescolato e versato’; così le anime, secondo l’Essere che è in loro, sono generate dal Demiurgo ma, secondo la Vita che è in loro, sono state tratte dal Cratere “perché è questa la Causa vivificante della vita sostanziale dell’anima.” Pertanto, abbiamo quattro termini: l’Autore della mescolanza, il Cratere, gli ingredienti della mescolanza e la mescolanza- l’Autore ha rango di Padre, il Cratere ha il rango della potenza generatrice e determinatrice della specie delle anime, gli ingredienti sono sorti da entrambi ma soprattutto dal Padre (generi dell’essere e Modelli Formali), mentre la mescolanza
riceve forma dalla causa generativa “e diviene una cosa sola ad opera del Cratere.” Perciò, la Dea Vivificante comprende in se stessa tutte le Fonti della Vita (generatrici di anime e delle serie angeliche, demoniche e naturali); da questa divinità, ne sorge una Dea (zoogonikè aitia) “Fonte di tutta la generazione e processione
delle anime, la quale, congiunta al Demiurgo, fa esistere con Lui tutto l’ordinamento psichico, da cui Ella dà nascita a tutta l’Anima Hypercosmica, a tutta l’Anima Encosmica, procedendo Ella stessa verso tutte le cose e dando vita al Tutto stesso.” Rhea-Hera, la Dea che Orfeo dice “avere gli stessi diritti” (isotelès) del Demiurgo, la Sposa di Zeus [“questo i figli dei sapienti nei sacri riti, cantano, fu il beato matrimonio di Zeus e di Hera” Orph. fr. 163], e “come risultato di questa unione, fa di Lei l’unica Madre di tutti gli esseri di cui Zeus è Padre.” Tale Causa Vivificante/Cratere è l’Anima Fontale (pegaion psychén), sorta , dotata della “Virtù Fontale”, “dai fianchi della divinità vivificante universale nella quale sono contenute le Fonti di tutta la Vita, divina, angelica, demonica, psichica e fisica” – ossia, come dicono i Teologi Elleni, Hera nata “dalla grandissima Rhea”. Hera, che la Teologia pone a capo della divisione Titanica (è sempre del ‘mito di Zagreo’ che si parla) come causa della divisione conseguente alle ‘porzioni’ che vi sono nelle anime, e che Platone chiama Cratere, perché tale termine include sia la mescolanza che le porzioni (“infatti il Cratere è la Causa della divisione delle porzioni”). Da tutto il precedente ragionamento, Proclo trae le seguenti conclusioni:
– il Cratere è altro rispetto al Demiurgo (differenza dei quattro termini: Autore, Cratere, ingredienti, mescolanza)
– il Cratere produce le anime (perché non si parla di ‘Cratere’ in relazione alla creazione né dell’Intelletto né dei corpi bensì delle anime- dal che, avendo posizione mediana, ne deriva anche la loro natura ‘mescolata’)
– visto che il Cratere ha lo stesso rango del Demiurgo universale, e visto che, in quanto il Demiurgo “è la più eccellente delle cause”, è anche un Dio Intellettivo, allora anche il Cratere deve essere una divinità intellettiva.
Bisogna infine ricordare che, quando si parla dell’Anima del Tutto e delle anime divine, non si fa menzione del Cratere, mentre se ne parla in relazione alla venuta in essere delle anime parziali: in realtà, tutte le classi di anime discendono da queste due divinità, l’Autore della mescolanza ed il Cratere, ma le anime divine (anche quando procedono) rimangono sempre unite alla loro fonte, mentre quelle parziali se ne allontanano “a causa della loro inclinazione verso la genesis“. Dunque, la classe di anime che si compiace dell’unione si può dire che sia stata creata in primo luogo dal Demiurgo e che esse non si allontanino dal Cratere Fontale (ecco perché non si menziona il Cratere nel caso della prima mescolanza), mentre l’altra classe si può dire che sia più connessa con la materia e abbia più affinità con il principio fecondante (ecco perché, per le anime parziali, si menziona il Cratere): “infatti, tutti i miti degli Elleni dicono Hera causa di follia, Zeus di buona salute morale, Hera causa delle lotte nella genesis, Zeus padre dell’ascesa: perché è infatti Hera che muove tutti gli esseri verso la processione, che li pluralizza e che, per mezzo delle sue irradiazioni, li rende produttori di vita.”

Ritornando alla Teologia: il Cratere è sia fonte delle anime sia principio coordinato alla Monade Demiurgica: “vi sono in Zeus un’anima regale ed anche un intelletto regale” significa precisamente questo, ossia il fatto che la fonte non solo dell’intelletto ma anche delle anime si trova coordinata al Demiurgo universale e di pari livello (fontale=regale). Inoltre, ‘fonte’ e ‘principio’ sono coordinati a proposito delle anime perché, come si dice nel Fedro, ciò che si muove da sé “è fonte e principio di movimento per tutte quante le altre entità che si muovono.” Dunque, come duplice è la Monade anteriore alle anime (Demiurgo e Cratere, ‘principale’ e ‘fontale’), così Platone usa i nomi ‘fonte’ e ‘principio’ anche per le anime che sono i prodotti generati dalla duplice Monade, perché ciò che si muove da sé è ‘fonte’ in quanto generato dall’Anima Fontale, ed è ‘principio’ in quanto partecipa dell’anima principale- e così vengono impiegati gli stessi termini per denominare sia le anime sia le loro Monadi trascendenti. Infatti, a tutte le anime la potenza principale viene dalla Monade principale ed il carattere fontale dalla Monade psichica: dato che tali proprietà si estendono a tutte le anime, queste giungono ad esse da una sola e medesima causa. (V 115) Di queste due, il ‘principale’ (tò archikòn) è più affine per natura alle anime: sebbene ciò che si muove da sé sia contemporaneamente ‘fonte e principio’ del movimento dell’universo nella sua totalità, è dal solo principio (archè) che si sviluppa il discorso sulla sua natura ingenerata: “il principio è ingenerato, infatti è necessario che tutto ciò che è generato si generi da un principio”- e le anime sono appunto, in un certo senso,
generate e quindi esiste per esse un ‘principio’ che le precede. In definitiva, come le anime sono principi delle entità che sono generate nel tempo, così il ‘principio’ preesiste alle anime.  “Di conseguenza, attraverso tali argomenti, è stato da noi dimostrato che..”
– il Cratere è Fonte delle anime
– dopo la Fonte, vi è la Monade Principale (he archikè monàs)
– la Monade Principale è più vicina alle anime rispetto alla Fonte, ma comunque al di sopra delle anime in quanto loro causa generativa.
(V 116)

 

Libro V, capitolo 32

“Sul fatto che le tre fonti generatrici di vita, coordinate al Demiurgo, si potrebbero desumere da quanto affermato nel Timeo, quella delle anime, quella delle virtù e quella delle nature.”

Come si è detto più volte, queste spiegazioni sono destinate “agli amanti dello spettacolo della verità”- coloro che ardentemente desiderano conoscere qualcosa circa la realtà divina…E dunque, abbiamo visto che la divinità universale generatrice di vita (tes holes zoogonou theotetos) ha posto la causa generativa delle entità divine (tèn gonimon ton theion aitian) nel livello intermedio dei Re Intellettivi: in base alle sue potenze più elevate ed intellettive, è nascostamente unita al primo Padre, mentre in base alle sue cause più particolari risulta congiunta al Demiurgo universale, ed è con Lui che “stabilisce un unico accordo comune” per la generazione di tutti gli ordinamenti particolari. Le potenze della Dea che permangono nel primo Padre, quelle anteriori e più elevate, Timeo le “coglie in modo misterico” dandone solo un’indicazione, mentre tramanda in modo completo, “con grande chiarezza”, le potenze coordinate al Demiurgo, quelle che insieme a Lui danno ordine a tutte le entità encosmiche. (V 117)
“Come dicono i Sapienti”, le Monadi di secondo livello della Dea sono triplici: Fonte delle anime, Fonte delle virtù, Fonte della natura (quella “sospesa alle spalle della Dea”)- e tali sussistenze le riceve anche il Demiurgo (potenze coordinate al Demiurgo) in vista della sua attività generativa. Come abbiamo detto in precedenza, il Cratere è la Fonte delle anime, e contiene in modo unitario il numero totale di esse: nei confronti delle anime e della loro generazione, dunque, il Demiurgo ha causalità paterna mentre il Cratere materna (“livello di Madre rispetto alle entità che procedono da essa stessa”)- come avevamo visto, tutte le cose che Zeus produce in modo materno, la Fonte delle anime le produce in modo materno (Madre di tutti gli esseri di cui Zeus è Padre). La Virtù poi agisce conformemente ad essa, nel senso che il Tutto, avendo partecipato dell’Anima, partecipa immediatamente anche della Virtù, la quale ordina tutte le cose e le rende perfette (kosmei tà hola kaì teleioi). Come afferma Timeo, il Demiurgo dapprima pone l’anima, la ‘distende attraverso ogni parte’ e forma “il cielo come un cerchio che ruota in modo circolare, unico e solitario, capace d’altronde per sua virtù di venire ad unirsi con se stesso e senza aver bisogno di null’altro, ma in modo adeguato, noto ed amico a se stesso”: così, il Tutto è animato e trascorre la sua vita secondo virtù, raggiungendo il suo fine sommo, ossia la conoscenza di se stesso e l’amicizia con se stesso, che è appunto raggiungibile solo grazie alla Virtù. (V 118)
La Natura, infine, viene a sussistere con la generazione del corpo: attraverso la Necessità, il Demiurgo genera e plasma il corpo insieme alla vita che gli è propria. Infatti, Egli mostra alle anime particolari sia la natura del Tutto sia le norme determinate dal Fato (toùs heimarmenous nomous): il Demiurgo possiede in sé, in modo primario, sia la causa della Natura nella sua totalità sia quella del Fato, ed è per questo che le può poi mostrare alle anime (“rivela alle anime le potenze di queste realtà”). Quindi, il modello della Natura del Tutto e la Causa delle norme imposte dal Fato preesistono nel Demiurgo- “infatti la Fonte della Natura viene denominata dagli Dei stessi ‘Fatalità primissima’ (heimarmene protiste): “non rivolgere lo sguardo alla Natura, segnato dal Fato è il suo nome” (infatti: “poiché è gettando lo sguardo su questa Natura stessa che le anime si coordinano alla Fatalità” in Tim. IV 271). Le norme di Heimarmene e la Natura del Tutto, “come per dire, il Fato encosmico e le sue potenze”- come si dice nel Politico, il Fato è la causa motrice della rotazione ciclica naturale del Tutto (cf. cap. 25: nella nostra rivoluzione ciclica, “più naturale e più conosciuta da tutti”, sono il Fato ed il Desiderio connaturato (Heimarmene- symphytos epithymia) a muovere il Tutto), ed il Tutto ha questa potenza dal Demiurgo e Padre: “opera di Zeus sono tutta l’opera visibile di ordinamento ed anche la rotazione ciclica (cf. “principio causale trascendente di tale movimento è comunque Zeus che ha dato al cosmo il Fato ed anche la vita acquisita.”)
Quindi, possiamo concludere che il Tutto è reso perfetto dal Demiurgo in base a queste tre Cause della Dea generatrice di vita che sono appunto coordinate al Demiurgo universale: il Cratere Fontale o Fonte delle anime, la Fonte delle virtù e la Causa/Fonte originaria della Natura. (V 119)

Il nome ‘Fonte’ applicato a queste cause, desunto dai testi di Platone: la potenza dell’assennatezza, insita per essenza nelle anime e portatrice delle virtù presenti in noi è denominata “fonte dell’essere assennato” nelle Leggi in quanto primissima Monade della Virtù; oppure quando si parla delle “fonti sprigionate dalla Natura, piacere e dolore”- vengono quindi denominati ‘fonti’ i primi prodotti generati dalla Natura, motivo per cui, a maggior ragione, si può denominare ‘fonte’ la loro causa trascendente. Del resto, nel Cratilo, dice apertamente che Teti “è il nome celato di una fonte”, e chiama Crono e Rhea ‘correnti’: “infatti questi Dei sono i canali delle Fonti  Intelligibili (ochetoì ton noeton eisi pegon) e, procedendo dalle entità che sono al di sopra di loro, ricolmano tutte quante le entità che vengoono dopo di loro dei canali generatori di vita (ton gonimon ocheton tes zoes)”
Del resto, il Cratere è Fontale “e gli stessi Dei hanno denominato ‘Crateri Fontali’ le cause originarie delle entità particolari.” (V 120)
Cf. quanto si dice nel Commento al Timeo (IV 250): si chiamano con il nome di “Crateri Fontali” le “fonti” parziali (tàs merikàs pegas); inoltre, sono stati tramandati diversi Crateri, sia da Orfeo che da Platone: “Platone, nel Filebo, parla di un Cratere al tempo stesso di Efesto e di Dioniso, e Orfeo, il quale conosce il Cratere di Dioniso, ne pone molti altri presso la mensa di Helios. E che dire di Omero? Non parla forse di Hebe che versa il vino ed Efesto che attinge al Cratere e distribuisce a tutti il nettare?”

 

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