Δι’ ὅν ζῆν

Proclo, Teologia, Libro V, capitolo 22 “Richiami, desunti da quanto è affermato nel Cratilo, alla attività demiurgica propria di Zeus; in questo capitolo si mostra anche l’accordo della dottrina teologica desunta dai nomi con la disposizione degli argomenti concernenti il Demiurgo nel Timeo.”

zeus throne statue

“In realtà il nome Zeus (Dios) è a tutti gli effetti come una definizione, e dividendolo in due parti alcuni se ne servono di una e altri dell’altra, e così alcuni lo chiamano Zena e altri Dia. Ma queste due parti fuse insieme rivelano la natura del nome che è appunto quello che noi sosteniamo, che un nome deve essere in grado di fare. Infatti non esiste per noi né per tutti gli altri uno che sia maggiormente causa dello zen (‘vivere’) se non chi è sovrano e re ad un tempo di tutti gli esseri. Accade dunque che a ragion veduta questo Dio sia chiamato colui mediante il quale (di’hon) il vivere (zen) è proprio di tutti gli esseri viventi. Ma come ho detto il nome, che è uno solo, è stato diviso in due parti: Dia e Zena.” (Platone, Cratilo 395e)

Nel Cratilo possiamo dunque passare dalle questioni concernenti i nomi alla presentazione dell’essenza di Zeus ed il livello che ha ottenuto in sorte nella Gerarchia Divina. Non solo Platone, ma la Tradizione Ellenica in generale nomina questo Dio in due modi e con due nomi: “talvolta è chiamandolo Dia che lo veneriamo nelle preghiere e negli inni, talaltra invochiamo lo stesso Dio con il nome di Zena (da zen zoé)”, ma nessuno di questi due nomi, preso di per sé può rendere noto in modo adeguato il carattere specifico del Dio, mentre, coordinati l’uno all’altro, formano appunto una definizione e sono “rivelatori della verità che concerne questo Dio.” Da entrambi i suoi nomi è dunque significata la sua essenza, la posizione di questo Sovrano e la posizione principale che ha fra gli Dei.

(V 79)

Caratteri che si confanno al Demiurgo:

– l’essere elargitore di vita, sovrano e re di tutti gli esseri viventi

– il fatto che a Lui risalga il principio della generazione di vita:

> perché rende tutto il cosmo “animato-dotato d’intelletto-vivente”

> perché fa sussistere in esso la triplice vita, quella intellettiva/invisibile, quella corporea/visibile e quella mista/psichica

> perché è Lui che connette ciascuna sfera celeste alla rotazione delle anime

> ha posto sopra ciascun astro una vita psichica ed intellettiva

> ha creato Dei Egemoni ed anime

> ha fatto sussistere anche i generi divisibili della vita e ha consegnato agli Dei Giovani la sovranità sui viventi mortali

“Tutte le cose che sono nel cosmo sono dunque piene di vita per via della potenza del Demiurgo e Padre” – quindi, questo cosmo è stato costituito come un unico essere vivente, composto di tutti gli esseri viventi parziali, in base alla causalità inesauribile del Demiurgo suo generatore.

(V 80)

Del resto, anche il Demiurgo è un Vivente, ossia il Vivente Intellettivo così come il Modello perfetto è intelligibile, ossia il Vivente-in-sé- e “è per questo motivo che queste entità sono unificate l’una all’altra”: Entrambi sono Principi Causali del Tutto, ma Phanes lo è in modo paterno mentre Zeus in modo demiurgico; come Phanes viene a sussistere dalla Vita Noetica, così Zeus dalla Vita Intellettiva e “per primo si ricolma dei canali della generazione della vita” e per questo fa ‘risplendere’ il vivere su tutti gli esseri “rivelando la profondità della divinità generatrice di vita (ekphainon tà bathe tes zoogonou theotetos) ed evocando la potenza generativa degli Dei Intellettivi (tèn gonimon ton noeron theon dynamin prokaloumenos).”

Risulta pertanto ulteriormente dimostrata l’identità fra Zeus ed il Demiurgo universale:

– tutti gli esseri vivono in base alla Causa Demiurgica

– tutti partecipano di anima, intelletto e forma e generazione di vita ad opera della cura provvidenziale di Zeus

> Colui che profonde da sé il vivere ed è sovrano del Tutto è Zeus Demiurgo.

(V 81)

La composizione dei nomi e la combinazione delle due parti in un’unica realtà si confanno al Demiurgo: “la forma diadica dell’essenza e la potenza generativa gli sono state attribuite anche in base all’opinione degli altri Teologi. Infatti, “presso” di Lui è posta “la diade”, in base alla quale Egli genera tutte le cose (ed è di essa appunto che Timeo lo ha fatto parlare ai Demiurghi presenti nel cosmo: “imitando la mia potenza”), produce e dà la vita. Occorre allora, a mio giudizio, anche per il tramite dei nomi, consacrare a Lui la diade in base all’antica Tradizione. Infatti “risplende di sezionamenti intellettivi”, divide la totalità delle cose, le riunisce e compone dai molti un unico ordine “indissolubile”, il che appunto mette in luce la potenza dei nomi, che dall’intellezione divisa ci fa elevare verso un’unica contemplazione perfetta in sé ed uniforme.” – come dice Proclo stesso nel commento alCratilo: ” il Demiurgo comprende in se stesso in modo unitario sia ogni principio vivificante sia ogni cosa che dà sussistenza alle entità encosmiche. Dunque in modo davvero appropriato il suo nome è duplice, il nome Dia manifesta la bontà paterna, ma Zena simboleggia la potenza vivificante…il primo perciò è un simbolo della serie Cronia e paterna, ed il secondo della vivifica e materna Rhea. Perciò, come Zeus riceve l’interezza di Crono e dà sussistenza alla triplice essenza, indivisibile (ossia, intellettiva), divisibile (ossia, corporea) e quella che sussiste fra queste due (ad un tempo divisibile ed indivisibile, quella psichica); è però in base alla Rhea che contiene in se stesso (la Potenza vivificante del Padre) che Egli dipensa, come da una fonte, vita intellettiva, psichica e corporea.”

(V 82)

“Colui che ha ottenuto la diade dei nomi”: perché, da un lato, è colmo della Fonte mediana della Vita e, dall’altro, si è unito alla sommità del Padre; ha dunque ricevuto l’essenza da entrambi, dal Padre il limite e dalla Madre la potenza illimitata. Allo stesso modo per i due nomi: uno dal Padre e dalla sua perfezione uni-forme, e l’altro dal’universale generazione di Vita- e attraverso entrambi ha ricevuto essenza e denominazione.

– “per via del quale” (di’hon), segno distintivo della Causa Paterna, ricevuto dalla sommità paterna e suprema unità intellettiva (‘per via del quale’, perché è per partecipazione che vi sono in Zeus l’intelligibile ed il limite)

– “il vivere” (zen), carattere della Vita ricevuto dal centro mediano e livello intermedio degli Intellettivi (‘vivere’, perché è a questo livello che la vita ed i grembi generatori di vita hanno avuto sussistenza)

Da entrambi l’Intelletto Demiurgico viene reso manifesto: δι’ὅν ζῆν – “infatti lo chiamiamo ‘Dia’ e ‘Zena’ in considerazione del fatto che ‘per via di Lui’ la vita procede in tutti gli esseri ed ‘il vivere sussiste in tutti gli esseri per via di Lui.’ E così l’imposizione dei nomi mette convenientemente in luce la processione del Demiurgo a partire da entrambi i principi causali che lo precedono.”

(V 83)

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