Logoi del Demiurgo

Proclo, Teologia Platonica– Libro V, capitolo 18

“Esegesi teologica sul discorso del Demiurgo nel Timeo, esegesi che rende più precise le nostre concezioni sull’attività demiurgica.”

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Dopo quanto detto finora, bisogna giungere “ad un’unica perfezione” circa le dottrine relative alla Causa Demiurgica, prendendo ora in considerazione i discorsi del Demiurgo agli Dei Giovani, rivelandone il vero significato nascosto.

Prima, però, bisogna svolgere un ragionamento che si può definire basilare per l’interpretazione successiva: duplici sono le potenze e le attività degli Dei. Da un lato, esse permangono negli Dei stessi ed hanno come fine la realtà unica ed unificata all’essenza; le altre invece procedono dagli Dei e coesistono con la molteplicità delle entità che le recepiscono. Le seconde dipendono dalle prime e si definiscono in rapporto ad esse, ed inoltre ricevono realtà effettiva in base ad esse; da qui ne risulta una legge teologica generale: in ogni ambito, le attività che procedono sono immagine di quelle che permangono e dispiegano l’insieme indivisibile delle cause che permangono, moltiplicando il loro carattere unificato e dividendo la loro natura indivisibile.

In base a tale ragionamento, si ricava che:

– duplice è l’attività della Natura: una permane (in base a cui contiene in sé i principi razionali insiti in essa) e l’altra procede (in virtù della quale anche i corpi sono colmi di potenze naturali)

– duplice è il movimento dell’anima: uno è prodotto da se stesso, coincide con la vita dell’anima e non è diverso da essa stessa; l’altro invece è fissato nelle entità che sono mosse da altro (corpi), le muove ed in rapporto ad esse estende la sua potenza (V 64)

– duplice è anche l’attività dell’intelletto: una è l’attività intellettiva unificata agli enti reali ed indivisibile, in quanto è al tempo stesso oggetto intelligibile ed intelletto; l’altra attività è rivolta alle entità esterne e che possono partecipare di intelletto- in virtù di se stesso, l’intelletto rende tali entità intellettive “facendo risplendere la luce dell’intellezione insita in lui e donandola agli altri.” Proprio per questo, a maggior ragione, lo stesso Intelletto divino e Demiurgico è sempre unito all’Intelligibile, ed ha in eterno pienezza ed autosufficienza di intellezione demiurgica in quanto posto saldamente nell’unità che trascende il cosmo intero – questo significa la frase “il Padre del Tutto permane nella posizione che gli si addice” e si ritira così nella sua sommità, lasciando agli Dei Encosmici la Demiurgia degli esseri mortali. Pertanto, il Demiurgo universale trascende le entità che vengono dopo di Lui, non è coordinato alle forme più particolari di molteplicità di Dei e, dalla sua uni-forme unità “contempla ed osserva le entità che lo precedono.” D’altro canto, proprio per il fatto di tendere verso gli Dei Superiori, promana da se stesso delle attività di secondo livello che si diramano in tutti gli ordinamenti particolari degli Dei.

Dunque, i discorsi di Timeo riproducono queste potenze ed attività che, procedenti dall’unica Demiurgia, avanzano verso la molteplicità demiurgica degli Dei.

I discorsi (logoi) del Demiurgo universale sono infatti immagini delle intellezioni, dispiegano l’unità concentrata degli Intelligibili e fanno procedere la loro natura indivisibile verso la sussistenza divisibile, volgendo il “permanere in sé” verso “l’avere relazione con altro”.

(V 65)

logoi demiurgici fanno procedere verso gli Dei Giovani le misure universali ed indivisibili della Demiurgia trascendente, li ricolmano della cura provvidenziale demiurgica e fanno apparire gli Dei Giovani come Demiurghi di secondo livello, “emulatori del loro Padre”:

– il Demiurgo universale: origine della sussistenza di tutte le complete totalità del cosmo, che ha prodotto l’essenza delle realtà eterne e governa i periodi ciclici universali del Tutto

– gli Dei Giovani/Demiurghi molteplici: realizzano con le entità universali tutte quelle particolari, plasmano gli esseri mortali e li fanno mutare “secondo un unico ciclo generativo” (kath’hena genesiourgòn kyklon) e fanno ciclicamente tornare al punto di partenza i cicli particolari delle entità nell’ambito della genesis.

Dunque, i logoi che procedono dal Demiurgo sono convertitori verso l’unità con il Demiurgo stesso per coloro che li accolgono, e perfezionatori dei beni insiti in tali entità.

(V 66)

Infatti, tali discorsi/principi razionali offrono agli Dei Encosmici la partecipazione alle potenze insite nel Padre ed ai Principi Causali che sono prima e dopo di Lui.

Tali logoi provenienti dal Demiurgo universale fanno procedere verso gli Dei Giovani le proprietà specifiche dei generi divini al di sopra del cosmo: per il tramite di questa “trasmissione di proprietà”, gli Dei Giovani risultano dipendere da tutti gli ordinamenti divini che li precedono (e lo stesso vale per il cosmo nel suo insieme)- in base a ciò producono tutti gli esseri encosmici mortali, rendendo alcuni partecipi di un “determinato tipo di potenza e di efflusso di potenze divine”, altri di un altro.

Ecco dunque i  caratteri che, tramite i logoi, pervengono agli Dei Giovani da parte del primo Demiurgo e dalla Demiurgia universale:

– “Dei figli di Dei”: la denominazione da parte del Padre è elargitrice di potenza divina ed è presente attivamente negli esseri che ne partecipano

– “la potenza indissolubile”: il Demiurgo consegna agli Dei Giovani tale potenza, mentre la causa della dissoluzione la conserva in se stesso- in tal modo, l’indissolubilità degli Dei Giovani è tale per essenza, ma rimane comunque subordinata al Demiurgo universale (V 67)

– “l’immortalità rinnovantesi”: il Demiurgo la fa procedere dall’alto verso gli Dei Giovani e per questo motivo “non sono destinati ad una sorte mortale”

– la potenza perfezionatrice di tutto l’universo viene agli Dei Giovani dal Padre; a loro volta, generando le specie mortali, senza cui il cosmo non sarebbe perfetto, sono principi causali di perfezione per l’universo a partire dal Padre

– il Demiurgo trasmette agli Dei Giovani la causa trascendente ed intellettiva dell’universo e la sovranità generatrice e paterna, e stabilisce in Essi anche le potenze della rigenerazione (paliggenesia). Così in Essi vi è “la capacità di accogliere di nuovo gli esseri che periscono”, di produrre le parti dagli interi e di ricondurre le parti che si sono dissolte agli interi: “in generale, il Demiurgo sottomette il perenne corso della natura all’azione produttiva degli Dei Giovani.”

Riassumendo, il Demiurgo universale ricolma gli Dei Giovani di:

– unità divina

– permanente stabilità

– eternità che si confà Loro

– cause e potenze perfezionatrici; canali generatori di vita; misure demiurgiche

“per questo i Demiurghi molteplici fanno risalire la demiurgia di ogni singola entità particolare all’unica ed universale cura provvidenziale del Padre.”

(V 68)

C’è da sottolineare che, sebbene tutti siano stati colmati di tutte le potenze perché tutti partecipano dei logoi del Padre, alcuni sono caratterizzati più da una certa proprietà specifica, altri da altre (donatori di unità, di permanenza indissolubile, di vita, di rigenerazione) ed in tal modo, assistono il Padre nella cura provvidenziale. Perciò, i generi divini dell’universo sono introdotti dal Demiurgo universale e primissimo, “secondo la sua volontà che ha forma simile al Bene”. che governa tutti gli esseri immortali per il tramite degli Dei Giovani, e tutti gli altri esseri hanno questi ultimi come causa efficiente (creatori diretti) ed il Demiurgo stesso come causa originaria. Tutti gli esseri, infatti, derivano dalla Monade Demiurgica, ma alcuni direttamente e direttamente ne ricevono la cura provvidenziale (gli Immortali), mentre altri (le specie mortali) per intermediazione di altri esseri che hanno ricevuto “dalla Monade originaria l’incarico di presiedere con la cura provvidenziale agli esseri inferiori.”

(V 69)

***

Per completezza, aggiungiamo anche alcune meditazioni del grande Imperatore Giuliano (Contro i Cristiani 173 ss.), utilissime per spazzare via ogni confusione (visto che vi sono ancora alcuni che confondono Zeus Demiurgo universale con il ‘dio’ geloso della bibbia…)

“Portiamo ora il paragone su un punto solo: quale discorso tiene Dio presso Mosè e quale presso Platone.

 E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra». (Genesi I 26).

Ed ecco ora il discorso che al Demiurgo dell’universo attribuisce Platone:

«O Dei figli di Dei, le opere di cui io sono artefice e padre, rimarranno, per mia volontà, indissolubili. E’ ben vero che ogni cosa legata può sciogliersi, ma ciò che è stato ben congegnato e si regge bene, volerlo disfare è da malvagio. Poiché dunque voi siete stati creati, non siete immortali né indissolubili del tutto: tuttavia, non sarete disciolti né vi toccherà fato di morte, perché vi aiuta la mia volontà che è legame ancora più saldo di quelli onde foste legati quando nasceste. Ora, udite quello che vi rivelo. Ancora tre stirpi di specie mortali rimangono da generare e, finché queste non siano state generate, il cosmo sarà incompiuto: cioè, non avrà in se stesso tutte quante le specie di animali. Ma se queste da me fossero create e da me ricevessero la vita, sarebbero senz’altro uguali agli Dei. Affinchè invece esse siano mortali e, nello stesso tempo, il Tutto sia effettivamente un tutto, adoperatevi voi, secondo la vostra natura, alla produzione di queste specie, imitando la mia attività quando vi generai. In quanto a quella parte di loro che merita di essere assimilata agli Immortali, e che infatti è chiamata divina, e domina in chi, fra essi, sempre segua la via tracciata dalla giustizia e da Voi: questa la seminerò io e ve la darò perché la versiate in essi. Per il rimanente, voi, alla parte immortale combinate la mortale, preparate questi animali, generateli, date loro il nutrimento perché crescano e, quando periscono, di nuovo accoglieteli in voi.»

Ma è questo un sogno? Pensateci e vedrete…è evidente che gli Dei creatori, ricevuta dal Padre loro la potenza creatrice, ne generarono sulla terra gli esseri mortali. Se infatti nessuna differenza avesse dovuto esserci fra il cielo e l’uomo, non solo, ma fra il cielo e le belve, e i rettili stessi, ed i pesci che nuotano in mare, bisognava che ci fosse un unico e medesimo creatore per tutti. Poiché invece l’intervallo fra Immortali e mortali è grande, né può per aggiunta o per diminuzione alcuna colmarsi, conviene pensare che la causa degli uni sia differente da quella degli altri.”

 

Libro V, capitolo 19

“Quale è il secondo discorso del Demiurgo rivolto alle anime particolari e in che cosa differisce da quello precedente, e come in questo discorso sono delimitate tutte le misure della vita delle anime.”

 

“Così parlò, e di nuovo nella prima coppa, nella quale aveva mischiato e temperato l’anima del mondo, versò ciò che rimaneva di quei primi elementi, mescolandoli più o meno nello stesso modo: d’altra parte non erano più ugualmente puri come prima, ma erano elementi di secondo o terzo grado. Dopo aver formato il tutto, lo divise in un numero di anime uguale a quello degli astri, ne distribuì una a ciascun astro e, facendole salire come su di un carro, indicò la natura dell’universo, e disse loro le leggi fatali…” (Tim. 41d-e)

Dopo il primo discorso del Demiurgo universale alle anime divine, bisogna prendere in considerazione le misure inferiori della cura provvidenziale universale che il Demiurgo dà alle anime molteplici, che Lui stesso ha suddiviso. Infatti, il Demiurgo:

– le ha fatte sussistere

– le ha divise in numero uguale alle vite divine

– le ha disseminate per il cosmo

– ha posto in esse i limiti demiurgici

– ha definito tutti i loro periodi ciclici

– ha inscritto in esse le norme imposte da Heimarmene

– ha aggiunto le misure manifeste della loro vita generatrice

– ha stabilito per legge le ricompense adeguate per la virtù e la malvagità (kakia)

– abbraccia in unità intellettiva tutto il periodo ciclico e vi coordina l’intero modo di vivere delle anime particolari

(V 70)

Tutte le anime sono destinate all’immortalità perché hanno ricevuto dal Demiurgo universale la loro processione e sono da Lui colmate dell’unitaria provvidenza intellettiva – infatti, in ogni ambito, i prodotti generati dipendono dai loro Principi causali e partecipano del perfezionamento che proviene da Essi.

Come a proposito della partecipazione al Bene (cf. Libro I, capitolo 18), vi è una differenza fra le anime: le anime divine sussistono in modo primario dal Demiurgo ed accolgono e seguono i suoi discorsi senza alcuna mediazione; le anime parziali/divise sussistono invece in modo secondario a partire dal Demiurgo e partecipano in modo diviso alla provvidenza uni-forme del Demiurgo stesso – ecco la differenza fra i due discorsi: uno è il discorso alle anime universali, il secondo è quello alle anime parziali. In questo secondo discorso, in quanto Legislatore (nomothetes) delle anime particolari, e per il fatto che definisce le misure della vita di tali anime: concede anche ad esse i logoi demiurgici; raccoglie in modo unitario il carattere diviso della loro esistenza ed in modo atemporale la loro natura soggetta a mutare nel tempo; raduna in semplicità uni-forme il carattere multiforme e variegato della loro attività.

Al contrario, alle anime divine/universali: rivela direttamente la sua provvidenza; le invita a partecipare alla cura provvidenziale dell’intero cosmo e a produrre con Lui le specie mortali ordinandole; a comandare sugli esseri generati in base “alle misure della Giustizia” (Dike) e “a dirigere tutte le cose e a farle ruotare assieme in modo conforme alla provvidenza demiurgica.”

 

Pertanto, tutti gli esegeti prima di Giamblico si sono sbagliati su questo punto, perché hanno identificato le anime particolari con quelle universali, attribuendo a tutte la medesima essenza, in quanto sono tutte venute a sussistere a partire dal Demiurgo – le stesse parole di Timeo dimostrano che questa tesi è erronea:

– quando il Demiurgo fa sussistere e dispone in ordine le anime individuali, “versò i resti degli elementi precedenti” da cui aveva composto l’anima del Tutto, e da quel che ne resta “fece procedere secondi e terzi generi”

– dopo la processione delle anime, propone due differenti generi di logoi: alle anime divine propone i logoi della conversione ed i logoi intellettivi/demiurgici/produttori di potenze generative e di beni perfezionatori; invece, alle anime individuali propone i logoi che definiscono la genesis, le leggi di Heimarmene, la Giustizia ed i periodi ciclici. E’ quindi evidente che le differenti misure nei logoi danno luogo a potenze differenti. (V 71)

Alle anime sono assegnati due differenti modi di vita: a quelle divine il modo che trascende le anime presenti nel cosmo; a quelle parziali il modo che è assoggettato alle prime e che “è governato dall’alto da Esse.” (V 72, 1- 5)

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