Vivente-in-sé e Demiurgo universale

Zeus e Phanes: “Come dice Orfeo, con bocca ispirata dalla divinità, Zeus divora il suo progenitore Phanes, abbraccia in sè ogni suo potere e diviene il Tutto Intellettivo, come lo era Phanes da un punto di vista intelligibile; Crono insegna a Zeus i principi di tutta la creazione e della preveggenza circa il sensibile e, pensando, unisce se stesso in una sola unità ai primissimi Intelligibili e si riempie dei beni di là. Perciò il Teologo afferma anche che Egli è nutrito dalla Notte: “fra tutti Crono la Notte nutrì e allevò.” (Pr. in Crat. 398b)


“Siriano, nelle sue opere poetiche riporta tale Oracolo:
Unica forza, unico Demone, grande generatore, guida di tutte le cose,
unico re, in cui tutto si volge:
fuoco, acqua, terra ed etere, notte e giorno,
Metis prima genitrice ed Eros molto soave.
Infatti, tutto questo si trova nel grande corpo di Zeus;
Egli solo pensa tutto e tutto divinamente prevede;
non ci sono dubbi che, negli occhi di Zeus Padre, signore,
siano gli Dei Immortali e gli uomini mortali,
le fiere, gli uccelli e tutti gli esseri che respirano e camminano.”
Orph. fr. 169 Kern

All’inizio del Timeo:
> il Demiurgo denomina se stesso Padre (hon egò demiourgòs patér te ergon)
> poco dopo, rivela la sua Potenza (“imitando la mia potenza per quel che riguarda la vostra generazione” mimoumenoi tèn emèn dynamin perì tèn hymeteran genesin): Platone ha così tramandato la “più teologica delle sue concezioni concernenti la Potenza”> chiamandola “Potenza del Padre”, rivela che la Potenza appartiene al Padre; in più, connette alla Potenza la proprietà generatrice della totalità delle cose (“la vostra generazione”), rivelando quindi che la Potenza è la causa di processione e generazione degli enti.
Si manifesta quindi il carattere intellettivo del Demiurgo: “come l’Intelletto, contemplando le Idee insite nel Vivente-in-sé, considera quante e quali sono in esso presenti, tante e tali ritiene che si debbano trovare anche in questo nostro universo” (cosmo immagine dell’Intelligibile). Pertanto, il Demiurgo è la triade Padre-Potenza-Intelletto, in base alla sua unificazione con gli Intelligibili. In virtù degli Intelligibili> è Dio generatore della totalità delle cose (“Zeus è tutte le cose”) e conosce tutti gli enti in modo intellettivo. Quindi, a maggior ragione, la triade Padre-Potenza-Intelletto si trova fra gli Intelligibili- triade di cui anche il Demiurgo è colmo e di cui partecipa. (Pr, Theol. III 76; 77, 1- 10)

“L’Intelletto creatore operò la costruzione e la composizione del cosmo e di tutte le cose che in esso si trovano facendo riferimento alle affinità e agli adattamenti numerici, come ad un modello assolutamente perfetto; ma poichè l’intera molteplicità era illimitata e tutta la realtà numerica interminabile, non era ragionevole nè scientifico che l’Intelletto creatore si servisse di un modello incomprensibile, ma c’era bisogno di commensurabilità, affinchè il Dio creatore vincesse e dominasse nella sua azione demiurgica…equilibrio naturale e interezza e giusta misura risiedevano soprattutto nel numero 10. E poichè nel 10 è contenuta in germe ogni cosa…allora giustamente il Dio si è servito di questo numero come misura e gnomone e regolo, adattandolo al suo disegno creativo; perciò si scopre, per mezzo dei rapporti numerici relativi al 10, che ogni cosa, dal cielo alla terra, in generale ed in particolare, è stata ordinata secondo il numero 10. Ed è per questo che i Pitagorici, quando discutevano in termini teologici, chiamavano il 10 ora “Cosmo” ora “Cielo” ora “Pan” ora “Heimarmene”…e semplicemente “Dio”, “Phanes” e “Sole” (Giambl. Theol. Aritm. 80- 81)

 

 

Libro V, capitolo 27

“Come Zeus è nel Vivente-in-sé nel senso della causa ed al contempo il Vivente-in-sé è in Zeus nel senso della partecipazione.”

Da tutte le considerazioni precedentemente esposte, “seguendo Platone e la tradizione dei nostri padri”, bisogna quindi concludere che, senza ombra di dubbio, Zeus è il Demiurgo universale; come si era anticipato, non tutti gli esegeti hanno espresso le stesse considerazioni, soprattutto a proposito della relazione fra il Vivente-in-sé ed il Demiurgo- Proclo le raggruppa sostanzialmente in tre posizioni differenti: alcuni riconducono allo stesso ordinamento sia il Modello sia la Causa Demiurgica, altri invece li distinguono e, fra questi, alcuni pongono il Modello prima del Demiurgo, mentre altri dopo il Demiurgo. (V 99, 15- 25)

 

In realtà, le cose stanno in questo modo: il Demiurgo è Zeus, il Modello “che sta di fronte al Demiurgo per la generazione del cosmo” è il Vivente compiutamente perfetto, e queste due entità divine sono, al contempo, unite e distinte per essenza. Il Vivente-in-sé comprende in sé tutta la “serie di Zeus” (catena demiurgica) in modo intelligibile (nel senso della causa), mentre Zeus ha prestabilito in sé la natura del Vivente-in-sé in modo intellettivo (nel senso della partecipazione). Ecco perché Timeo chiama il Modello intelligibile ‘Vivente’ (Vivente-in-sé come garante della vita per tutti gli esseri, a livello intelligibile, in forma di causa) e congiunge l’Intelletto Demiurgico (Zeus principio causale del vivere) al primo Vivente Intelligibile: è attraverso questa “perfetta unificazione” del Demiurgo e Padre (Zeus) con il Padre e Demiurgo (Vivente-in-sé), che Zeus dà ordine al cosmo. Infatti, Zeus ricollega tutta la Demiurgia a se stesso, ossia al Vivente Intellettivo che è risultato unito al Vivente Intelligibile e, avendo avuto una processione analoga al Vivente Intelligibile, fa sussistere così in modo intellettivo tutte le cose che nel Vivente-in-sé erano procedute in modo intelligibile.

 

Tre sono le “forme di sussistenza intelligibile” (le tre Triadi Noetiche, cf. Libro III, cap. 18): la prima deve la propria realtà all’Essere e all’Uno-che-è; la seconda alla Vita Intelligibile “laddove si trovano l’eternità, la vita tutta e la vita noetica”; la terza alla molteplicità intelligibile, Modello completo della totalità delle cose. I tre regni degli Dei Intellettivi (Crono-Rhea-Zeus) sono appunto divisi in modo analogo alle Triadi Intelligibili. (V 100)

– “il grandissimo Crono”: sommità degli Intellettivi, dotato di superiorità paterna predomina in modo analogo alla sommità degli Intelligibili: come nel primissimo Intelligibile tutte le entità sussistono e sono unite in modo uni-forme ed indifferenziato, così Crono converte a sé tutte le entità che sono procedute e “le cela in se stesso”, imitando il carattere della prima sommità intelligibile;

– il centro intermedio della Triade Intellettiva è, da un lato, ricolmato dalla potenza generativa di Crono, e dall’altro ricolma di sé e dei canali generatori di vita tutta la Demiurgia complessiva- occupa dunque lo stesso livello che, fra gli Intelligibili, occupa l’Eternità, la Causa uni-forme della Vita Intelligibile: come questa genera direttamente il Vivente-in-sé, “eterno” per la sua partecipazione alla Vita Intelligibile, così il “grembo intermedio degli Dei Intellettivi rivela il Demiurgo del Tutto e la Fonte vivificante della totalità delle cose”;

– il terzo Re, il Demiurgo e Padre è, ormai palesemente, collegato alla terza Triade Noetica, ossia al Vivente-in-sé: Zeus si trova in modo intelligibile (contenuto/ricompreso in forma causale) nel Vivente-in-sé, mentre il Vivente-in-sé si trova in Zeus in modo intellettivo. In tal modo dunque i due limiti degli Dei Intelligibili e di quelli propriamente Intellettivi risultano uniti fra loro, ed al contempo distinti: il Vivente-in-sé è comunque trascendente rispetto al Demiurgo, mentre Zeus si è convertito verso l’intelligibile ed è pertanto colmo “dei beni di quel livello”, avendo la sua superiorità paterna per via della partecipazione al Vivente-in-sé.

(V 101)

 

L’Artefice e Padre del Tutto:

-ha fissato in sé la forza uni-forme di tutta la Demiurgia

-contiene e comprende la causa originaria della generazione del Tutto

-ha posto in sé tutte le cose e dà sé le ha prodotte in modo incontaminato

“in questi termini è stato celebrato per tutto il Timeo, che mette in luce la sua potenza generatrice e paterna, la sua cura provvidenziale che si diffonde fino agli ultimi livelli del Tutto; è inoltre celebrato spesso anche in altri dialoghi da Platone, entro i limiti in cui gli era possibile celebrare per mezzo dei discorsi la sua superiorità uni-forme, unificata e trascendente rispetto all’universo nella sua totalità.”

(V 102, 1- 10)

 

Libro V, capitolo 28

“Come Timeo ha attribuito al Demiurgo il carattere dell’inconoscibilità e dell’ineffabilità.”

A partire dall’ espressione che troviamo nel Timeo a proposito del Demiurgo universale, “è un’impresa scoprirlo e, scopertolo, è impossibile rivelarlo a tutti quanti”, alcuni potrebbero porsi le seguenti domande: in primo luogo, dal momento che la Teologia Ellenica tradizionale chiama espressamente il Demiurgo ‘Zeus’, come mai Timeo afferma che questo Dio sia ineffabile ed al di sopra di tutte le indicazioni che si possono trasmettere con i discorsi? In secondo luogo, dato che il Vivente Intelligibile è superiore per ordinamento al Demiurgo, come mai Timeo ne rende noti “molteplici segni distintivi” (cf. Libro III, cap. 15; 26; 20; 27), mentre lascia il Demiurgo ineffabile ed inconoscibile? “Sulla scorta di Platone, potremmo risolvere anche queste difficoltà…”

(V 102, 11- 25)

 

Regola teologica universale: ogni ordinamento divino ha inizio da una Monade ed in base alla sua causa originaria regola tutta la sua serie successiva; inoltre, le entità più vicine alla Monade di un ordinamento sono più universali e si estendono fino agli ultimi livelli, connettendo le entità inferiori a quelle che le precedono. Quindi, ogni ordine di Dei è “unificato a se stesso”, ha indissolubile continuità e grazie alla Monade, che raccoglie in unità tutto l’ordinamento, risulta anche convertito in se stesso in relazione alla dipendenza dalla Monade. Dunque, in ogni ordinamento divino, la Monade ha ottenuto una superiorità analoga al Bene: come la causa unitaria di tutti i beni non è coglibile da tutti, è trascendente rispetto a tutte le cose, le ha generate da se stessa e le ha ricondotte alla sua “indicibile unità superiore”, allo stesso modo il principio/Monade di ciascun ordinamento, uni-forme ed unificatore e generatore di ogni molteplicità a sé coordinata, contiene tutta la sua propria serie, “la custodisce, la rende perfetta, le dona da se stesso il bene, la ricolma di ordine e di armonia, è per i propri prodotti generati ciò che è il Bene per tutti quanti gli enti e, di conseguenza, è oggetto di desiderio per tutte quante le entità che provengono da esso.”

 

Pertanto, in base alla regola appena enunciata:

– a tutto l’ordinamento paterno, preesiste l’unità del Padre Intelligibile

– la serie demiurgica dipende direttamente dai tre figli di Crono, e quindi la Monade che è Demiurgo del Tutto è posta al di sopra di questa triade (tre figli di Crono) e comprende in se stessa tutti gli Dei demiurgici, li converte a sé, è di forma simile al Bene, “Fonte unica di tutti gli insiemi demiurgici”- venuta a sussistere in modo analogo all’Uno e all’unico Principio di tutte le cose.

(V 103)

 

Ecco perché Timeo dichiara che la Demiurgia del Tutto è difficilmente conoscibile e non descrivibile, in quanto ha posizione e funzione analoga al Primissimo Principio causale degli enti; per lo stesso motivo, denomina il Demiurgo e Padre “il migliore dei principi causali”, per la sua superiorità assoluta nell’ambito demiurgico. Mentre l’Uno è completamente inconoscibile ed ineffabile, il Demiurgo universale “è un’impresa scoprirlo e, scopertolo, è impossibile rivelarlo a tutti quanti”, ossia non è completamente inconoscibile ed ineffabile come l’Uno. Infatti, il Demiurgo universale ha certamente stabilito il suo regno come analogo a quello dell’Uno e partecipa quindi dei suoi segni distintivi, ma vi sono anche molti livelli ed ordinamenti divini fra l’Uno ed il Demiurgo, e per questo è buono ma non Bene-in-sé, ed è difficile da conoscere per le entità successive ma non è impossibile conoscerlo, “ed è celebrato con discorsi misterici ma non è indicibile in senso assoluto.”

(V 104)

 

Se ne deduce “l’ordine stesso delle realtà” ed il loro procedere verso il basso:

– il Bene trascende sia il silenzio sia ogni discorso

– il genere Intelligibile “gioisce del silenzio e si compiace dei simboli ineffabili” – ecco perché la visione delle Monadi Intelligibili è detta “la più santa tra le iniziazioni”, in quanto ottenuta nel silenzio ed è oggetto di intellezione ineffabile

– il genere Intellettivo è dicibile ma non a tutti, ed è conoscibile ma con difficoltà- dal silenzio e dalla superiorità coglibile con la sola intellezione, “è proceduto verso l’ordinamento delle realtà dicibili.”

(V 105, 1- 14)

 

 

Libro V, capitolo 29

“Per quale motivo Timeo ritiene possibile denominare e conoscere il Vivente Intelligibile, mentre lascia il Demiurgo inconoscibile ed ineffabile.”

Obiezione possibile a quanto finora esposto: Platone pone sì il Vivente Intelligibile prima e al di là del Demiurgo, però poi pare che gli attribuisca la sussistenza ad un livello inferiore di Dei, in quanto risulta più conoscibile e dicibile della Monade Demiurgica. Infatti, chiamando il Vivente Intelligibile “il più bello” ed il Demiurgo universale “il migliore dei principi causali”, sancisce la superiorità di quest’ultimo, in quanto vi sarebbe fra essi lo stesso rapporto reciproco che c’è fra il Bene e la Bellezza: il Bene viene prima della Bellezza (“la primissima Bellezza si trova nel vestibolo del Bene”), ed il migliore viene prima del più bello.

Contro queste concezioni: è vero che il migliore ed il più bello, considerati in senso assoluto, hanno lo stesso ordine del Bene rispetto alla Bellezza, ma se presi in senso non assoluto, allora non sempre il migliore viene prima del più bello (uno può benissimo essere ‘il migliore’, ma in riferimento ad un ordinamento inferiore; così come il ‘più bello’ potrebbe appartenere ad uno superiore). Ossia, ‘il più bello’ può appartenere agli Intelligibili mentre ‘il migliore’ agli Intellettivi, oppure ‘il più bello’ potrebbe appartenere agli Dei Hypercosmici, mentre ‘il migliore’ a quelli Encosmici. Pertanto, visto che in questo caso “il migliore dei principi causali” è a capo della serie demiurgica e ha superiorità limitatamente a questa serie, il “più bello dei Viventi Intelligibili” è in un ordinamento superiore, ed è quindi superiore alla causa intellettiva demiurgica. (V 107)

Pertanto, né il Demiurgo universale si volge alle realtà che vengono dopo di Lui bensì al Modello Intelligibile, né il Vivente Completo è compreso da altro che gli sia inferiore, in quanto superiore per semplicità. Le cose stanno in effetti così: sia il Demiurgo che il Vivente-in-sé partecipano dell’unità e, prima della loro essenza formale, sono contenuti nell’Uno; se dunque si considerano le Enadi insite in essi, l’Enade del Modello è intelligibile, mentre l’Enade Demiurgica è intellettiva, e più vicino all’Uno assolutamente incoglibile ed inconoscibile è la realtà intelligibile; se si considera invece l’aspetto formale (“le Forme in se stesse”) ossia l’aspetto in base al quale il Vivente-in-sé è detto Modello di tutte le entità che sono nel cosmo, ed il fatto che l’essenza formale del Demiurgo è caratterizzata in base all’unità e alla bontà, risulta che le Forme del Modello appariranno dicibili e conoscibili mentre il Principio Demiurgico apparirà partecipe del carattere di inconoscibilità ed indicibilità. (V 108)

Inoltre, il generare, produrre ed il prendersi provvidenzialmente cura sono propri degli Dei “nella misura in cui sono Dei”: pertanto, Timeo denomina lo specifico carattere divino del Demiurgo “causa della generazione del Tutto e principio dell’opera di coordinamento dell’universo nella sua totalità”: il Tutto è immagine del Modello ma realizzazione del Demiurgo (eikòn- apotelesma). Quindi, il Modello è la primissima fra le Forme ed il Demiurgo è “il migliore dei principi causali” in base alla sua bontà ed essenza. Infatti, come Socrate nella Repubblica definisce il Sole principio causale della generazione solo dopo averlo celebrato come “rampollo del Bene”, così Timeo fa precedere al discorso sulla Demiurgia del Tutto la celebrazione della Bontà del Demiurgo universale. “Infatti, è in base al Bene che ciascuno dei due è origine del sussistere, il Demiurgo del Tutto, il Sole della natura generata…queste entità fanno sussistere quelle che le seguono in virtù della partecipazione al Bene.”

(V 109)

 

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