La Legge di Adrastea

“Adrastea è una sola ed Essa è una divinità di quelle che rimangono nella Notte, nata da Melisso ed Amaltea. Melisso è dunque stato scelto per la cura e la preveggenza delle cose future; Amaltea invece per la sua inflessibilità e il suo non piegarsi. Dalla preveggenza inflessibile è nata Adrastea, sorella di Ida…Questa Dea è chiamata Adrastea, perchè quanto è stato da Lei predisposto e stabilito è ineludibile; perciò, si dice anche che Ella faccia rumore davanti alla caverna della Notte: “bronzei cembali nelle mani ad Adrastea diede” Sulla soglia della caverna della Notte, infatti si dice che emetta strepiti con i cimbali perchè tutto obbedisca alle sue leggi. Dentro, nel santuario della Notte, sta seduto Phanes; in mezzo la Notte che fa vaticini per gli Dei; sulla soglia invece Adrastea che stabilisce per tutti le Leggi divine. In quanto legislatrice, è però diversa dalla Dike che là giudica; la Dike di là si dice figlia di Nomos di là ed Eusebeia, mentre questa Adrastea figlia di Melisso e di Amaltea è comprensiva anche di Nomos. Si dice che Esse allevino Zeus nella caverna della Notte, dato che il Teologo afferma esattamente ciò che dice anche Platone su di Lui: e infatti rappresenta anche Lui con attributi demiurgici e intento a stabilire leggi. Una legge è data da Adrastea anche agli Dei- e infatti la gerarchia fra Loro è ad opera di questa Dea- e ai seguaci degli Dei, sia a tutti insieme sia a ciascuno in particolare.” (Herm. in Phdr. 248)
“Il luogo sopraceleste nessuno dei poeti lo canterà in modo degno, ma solo Apollo ed il coro delle Muse.” (Herm. in Phdr. 247 c)

 

Teologia, Libro IV, capitolo 17

“Chi è “Adrastea” e quale è la “Legge di Adrastea”, e sul fatto che è posta nel “luogo sopraceleste” e per quale ragione.”

“Adrastea che ha il suo regno in questo luogo” – Per la prima volta, è qui che appare ciò che assegna alle anime le “misure della vita immune da affanni, derivante dalla visione di questi beni intelligibili”: “ciò che determina i frutti della contemplazione dell’intelligibile e che dà misura alle anime, avendo la sua sussistenza nell’intelligibile, da lì fa risplendere su di esse il carattere della beatitudine.”
(IV 51, 1- 13)

Adrastea è dunque posta nel luogo sopraceleste, e domina tutte le Leggi divine, dall’alto fino agli ultimi livelli. Ella collega tutte le Leggi (Intellettive/norme di Crono, Hypercosmiche/norme di Zeus, ed Encosmiche/norme del Fato-Heimarmene) alla sua unica Legge: “tutte queste norme, in base ad un’unica semplicità intelligibile, le contiene la Legge di Adrastea”, perchè tale Legge garantisce a tutte sia l’essere sia le misure della loro potenza. (“a Ida dal bell’aspetto e Adrastea nata dallo stesso seme’, che assomma e comprende in sè singolarmente le misure di tutte le leggi intramondane e sopramondane, di quelle stabilite dal fato e di quelle divine- ci sono infatti leggi divine e temporali, e leggi divine sopramondane ed intramondane.” Herm. in Phdr. 248)
(IV 51, 14- 26)

In questa Dea preesistono:
– la Potenza custode cui non ci si può sottrarre
– l’immutabile comprensività che si diffonde ovunque
Le tre Dee del luogo sopraceleste rivelano e riuniscono tutte le entità, e sono anche “custodi delle opere del Padre” (phrouroì ton ergon eisìn tou Patros) come dice l’Oracolo (il Padre, l’Uno Intelligibile) – dunque, il carattere custode “è ciò che indica la Legge di Adrastea, alla quale nulla è in grado di sottrarsi.”

Nulla infatti può sottrarsi alla Legge di Adrastea:
– alle norme del Fato: sono superiori sia gli Dei sia le anime che vivono secondo l’intelletto e “che si consegnano alla Luce della Provvidenza” (anime degli iniziati)
– alle norme di Zeus sono superiori gli Dei Cronii, in base all’essenza
– alle norme Cronie sono superiori gli Dei Connettori e Perfezionatori
> “alla Legge di Adrastea tutte le cose sono soggette”, tutte le distribuzioni di Dei, le misure, i custodi sono venuti a sussistere in base a tale Legge.
Presso Orfeo si dice che la Dea abbia in custodia il Demiurgo universale “e ‘presi i cembali di bronzo ed i timpani dal suono acuto’ li fa risuonare così forte che tutti gli Dei si ‘convertono’ verso di Lei” (cf. “Questa Dea è chiamata Adrastea, perchè quanto è stato da Lei predisposto e stabilito è ineludibile; perciò, si dice anche che Ella faccia rumore davanti alla caverna della Notte: “bronzei cembali nelle mani ad Adrastea diede” Herm. in Phdr. 248)

Il suono che si estende in ogni direzione è analogo al proclama solenne rivolto alle anime a proposito della Legge di Adrastea: “questa è la Legge di Adrastea: qualunque anima abbia visto qualcuna delle entità vere, sarà immune da pene.”
(IV 52)

Queste parole pronunciate da Socrate sono anche una sorta di Inno ad Adrastea:
– L’ha chiamata “Legge”, Thesmòs, e non norma, Nomos, come quelle di Crono e Zeus > il termine ‘thesmòs’ è connesso con ‘theòs’, Dio, e si confà agli Intelligibili; il nomos invece rivela la ‘dianomé’, la distribuzione/regola intellettiva ed è adatto ai Padri Intellettivi.
– Inoltre, è UN Thesmòs, al singolare, non come le “norme imposte dal Fato”, al plurale.
– In più, estende tale Legge a tutti i generi delle anime: tale Thesmòs è la misura comune della felicità delle anime e della loro vita beata: “vera custode della totale impassibilità di quelle anime che possono rimanere in alto”. E’ questo che significa la frase “e qualora (l’anima) sia in grado di fare sempre ciò, sarà sempre immune da danni.”

Tale Legge ricomprende dunque sia tutta la vita pura delle anime divine, e la custodisce in modo intelligibile, sia la beatitudine delle anime particolari, di cui stabilisce la misura con la contemplazione dei beni intelligibili.
(IV 53, 1- 20)

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