Caratteri dei Numeri Divini

Theol. Libro IV, capitolo 34  “Quale è il carattere inconoscibile nei numeri divini, quale quello che eleva, quale quello generatore, e richiami a queste considerazioni tratti da quanto Platone ha affermato su questi numeri altrove.”

Si mette in luce, in primo luogo, il carattere inconoscibile dei numeri divini e come il primo degli ordinamenti degli Intelligibili-e-Intellettivi sia, in base a tale carattere, un Numero anteriore a tutti i numeri. Perciò Parmenide dice che il Numero e la molteplicità intelligibile sono di fatto illimitati in quanto inconoscibili ed incomprensibili per le intuizioni degli esseri particolari. A questo Numero e a questa molteplicità intelligibile appartengono il “completo” e “l’essere dotato di tutte le potenze” e questi due caratteri trascendono le possibilità di comprensione degli esseri particolari. Per questo, anche gli ultimi livelli del Numero e della molteplicità (nel sensibile), insieme alla conoscibilità hanno anche l’inconoscibilità “e noi non siamo in grado di comprendere le processioni di ogni numero, in quanto siamo sopraffatti dall’illimitatezza.” L’inconoscibile, quindi, è presente nelle realtà inferiori perché è presente nei numeri e nella molteplicità intelligibili.

I Numeri unitari sono di per sé inconoscibili perché anteriori agli enti e più unitari delle Forme: in effetti, preesistono come generatori delle Forme Intelligibili.
Dimostrano ciò:
– “quelle più degne fra le forme di Teurgia”, ossia quelle che si servono dei numeri che operano in modo ineffabile, e tramite cui si compiono le “opere più grandi ed ineffabili”
la Natura stessa: tramite i numeri, in base all’affinità (sympatheia), garantisce a ciascun essere certe potenze (eliache, seleniche, etc.) e fornisce anche, secondo le rispettive nature, ai numeri le operazioni di queste potenze (uno dei principi base della Teurgia: cf. Culto Teurgico)

I Numeri hanno anche attitudine elevante: definiscono i periodi dei ritorni ciclici delle anime, determinano il loro movimento indefinito con misure appropriate, rendendolo così perfetto e ricongiungendolo alle primissime Cause. Il Numero possiede “un qualcosa che spinge verso la verità”, anche perché allontana dal sensibile e fa volgere alla natura intelligibile. Tali proprietà appartengono anche “ai numeri di ultimo livello”, e a maggior ragione quindi anche al primissimo Numero: esso rivela la Luce noetica che persuade massimamente a stabilirsi negli Intelligibili e, tramite la sua posizione (I Monade della sommità Noetica-e-Noerica), “annunzia la Potenza uni-forme dei Principi.”

Come afferma Timeo:
– preposto alla perfezione delle anime e dell’intero cosmo è il tempo (tempo attraverso cui il cosmo può essere quanto più simile possibile al Vivente-in-sè)> il tempo procede “secondo il numero” e con il numero misura l’essere delle anime universali (cf. il bellissimo passo del Timeo 37d: “Non appena il Padre (Zeus Demiurgo) che lo aveva generato osservò muoversi e vivere questo cosmo che era stato fatto ad immagine degli eterni Dei (Intelligibili), si rallegrò e pieno di gioia, pensò di renderlo ancora più simile al modello. Come dunque esso è un essere vivente eterno (il Vivente-in-sé), così per quanto era possibile, cercò di rendere tale anche questo Tutto. Dunque, la natura di quell’essere è eterna, e questo non era possibile applicarlo completamente a questo cosmo generato: pensò allora di realizzare un’immagine mobile dell’eternità, e, ordinando il cielo, fa dell’eternità che rimane nell’unità un’immagine eterna che procede secondo il numero e che noi abbiamo chiamato tempo….in sintesi non le (all’essenza eterna) si può conferire nessuna di quelle proprietà che la generazione applica a quelle cose che si muovono sul piano del sensibile, ma queste invece sono forme del tempo che imita l’eternità e si muove in circolo secondo il numero.“)
– il Numero è posto al di sopra della rivoluzione celeste (nell’ordinamento Noetico-e-Noerico, le Notti precedono Urano), e così è anche nel sensibile: il tempo, che appunto procede secondo il numero, misura le rotazioni cicliche celesti e ha in sé le cause prime della perfezione delle rotazioni cicliche.

Come nella Repubblica (cf. VIII libro, 546c)
> a proposito dell’unica e perfetta rotazione ciclica dell’universo: “ed essa un numero perfetto la comprende”. In altre parole, il Numero divino è perfezionatore della totalità delle cose, capace cioè di riportare ciclicamente al punto di partenza e atto a stabilire la misura di tutte le rotazioni cicliche.
“La proprietà di ricondurre le entità imperfette alla perfezione deriva per tutte le entità dal numero”: il Numero eleva le anime dal visibile verso le cose invisibili, fa risplendere sul cosmo la perfezione del movimento e determina per tutte le entità le misure dell’ordine e le rotazioni cicliche.
> Dopo il Numero perfetto, vi è un secondo numero “padrone delle generazioni migliori e peggiori” (sempre RP VIII a proposito della questione del “numero nuziale” che avevamo già incontrato qualche capitolo fa). Perciò, il Numero non solo determina i ritorni ciclici ma è anche generativo: tali caratteristiche sono presenti in forma raccolta nel primissimo dei numeri, ed in forma divisa nelle seconde e terze processioni dei numeri.

Pertanto, il primissimo Numero è:
generativo (gennetikos) – misuratore (metretikos) – perfezionatore (teleotikos) delle entità generate.

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