Numero e Vivente-in-sé

Theol. Libro IV, capitolo 32  “Riflessione sulla questione se bisogna considerare il numero prima del Vivente-in-sé, oppure nel Vivente-in-sé, oppure dopo il Vivente-in-sé.”

Si parte dalla posizione di Plotino a proposito del primissimo numero: egli pone il Numero prima del Vivente-in-sé e afferma che l’Essere introduce da sé il primo numero- primo numero che egli considera intermedio fra l’Uno-che-è ed il Vivente-in-sé (molteplicità intelligibile).
Ora, se Plotino intendesse che il Vivente-in-sé possiede il Numero intelligibile in modo celato e monadico, ciò sarebbe in accordo con la dottrina del divino Platone; non così se egli invece intendesse tale Numero come già differenziato, in forma molteplice e generato dall’alterità: questo è palesemente errato, perché tali caratteri sono estranei alla molteplicità intelligibile.

Come già detto in precedenza, nell’Intelligibile l’uno è anche essere e viceversa (la Potenza unificante i termini estremi), e per questo il Vivente-in-sé è “perfetto sotto ogni aspetto”; al contrario, nel Numero noetico-e-noerico l’uno è distinto dall’essere e viceversa. Inoltre, il Vivente-in-sé è “unigenito”, invece il Numero è proceduto in base alle duplici serie coordinate di opposti (monade/diade, pari/dispari). Pertanto non si può porre il primo Numero nel Vivente-in-sé perché il Numero vi si trova sì ma solo in senso causale ed in modo intelligibile che viene poi differenziato in modo intellettivo dall’alterità.
Non vi è quindi alterità in quegli Dei che sono posti “in base ad una suprema unità” al di sopra della totalità delle cose: ogni differenziazione inizia dagli Dei Intelligibili-Intellettivi, perché l’alterità è proceduta in questo ambito e dà così ordine all’uno, all’essere e alle entità determinate.

Perciò, la frammentazione delle Enadi ed il carattere multiforme degli enti non trovano posto fra gli Intelligibili.
Nel Vivente-in-sé non si trova la molteplicità di tutte le forme perché la Tetrade del Vivente-in-sé preesiste come fonte ad ogni produzione di forme.
Abbiamo perciò in quell’ordinamento: Uno-che-è/Monade; Eternità/Monade e Diade (essere-sempre); Vivente-in-sé/Monade e Triade> che comprende in sé la causa di tutto il Numero nel suo insieme, e per questo Timeo lo chiama “tetrade comprensiva delle quattro cause originarie.”
Monade/Diade/Triade negli Intelligibili sono in modo unitario: le primissime forme di molteplicità che procedono dall’Uno sono unitarie, non differenziate e non numerabili, in quanto imitano l’unico Principio della totalità delle cose.

Per questo Parmenide fa sussistere la molteplicità intelligibile in forma di limite, ed il numero negli Intellettivi in forma di principio, ponendo come causa dei numeri intellettivi la molteplicità unitaria ed intelligibile- ed è per questo che il Vivente-in-sé è unigenito, in quanto Principio causale della totalità delle cose in modo monadico e non in base all’alterità.

 

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