Vita noetica-e-noerica

2) Vita noetica-e-noerica; Urano nelle sue tre manifestazioni della Teologia Orfica; la volta celeste del Fedro; i tre Synocheis (Connettori) dei Caldei.

“Costei (la Notte) diede origine a Gaia e al vasto Urano” (Orph. fr. 109). “Dapprima regnò il molto onorato Erichepeo”, dice il poema, dopo di Lui la Notte “che ha nelle mani lo scettro famoso di Erichepeo”, dopo di Lei Urano, “che per primo regnò sugli Dei dopo la madre Notte.” (Orph. fr. 107)
L’intero ordine di Urano è discusso da Proclo nel IV libro della Teologia, capitolo 5: “Più richiami, tratti dalle parole stesse di Platone, al fatto che “il cielo” e la “rivoluzione celeste” non vanno intesi a proposito delle entità sensibili, ma del primissimo ordinamento di Urano”; in questo capitolo troviamo anche un parallelo con l’Orfismo: “in effetti Plotino e Giamblico ritengono che questo Cielo debba essere un determinato intelligibile, e prima di questi lo stesso Platone nel Cratilo, seguendo le Teogonie Orfiche, chiama Crono “padre di Zeus”, mentre Urano lo chiama “padre di Crono”; e ricercando attraverso i nomi la verità attorno ad Essi, rivela che uno è il Demiurgo della totalità delle cose (Zeus), l’altro è colui che contiene in sè l’Intelletto divino (Crono) e l’altro ancora è Intellezione degli Intelligibili primi (Urano). Infatti “la vista che guarda verso le realtà che sono in alto è Cielo”. Dunque, Egli da un lato preesiste all’Intelletto divino nella sua interezza, del quale è “sazio” il grandissimo Crono (>sazietà dell’Intelletto divino), dall’altro ha intellezione delle “realtà che si trovano in alto” e che sono tutte quante al di là dell’ordinamento di Urano. Intermedio dunque fra gli Intelligibili e gli Intellettivi è il regno che ha ottenuto in sorte il grandissimo Urano…di conseguenza bisogna dire che Urano, nella sua totalità, è stabilito in questo livello intermedio, e che è in possesso del solo ed unico legame degli ordinamenti divini, in quanto è padre del genere intellettivo ma è d’altra parte generato dai Re che lo precedono, i quali si dice appunto che lo “vedono”; bisogna infine dire che dall’una e dall’altra parte del Cielo sono posti “il luogo sovraceleste” e la “volta sub-celeste”.” (Theol. IV 21, 10-28; 22, 1- 9)

 

Analisi del IV libro della Teologia, capitolo 5
Bisogna chiarire un punto importantissimo a proposito del “primissimo ordinamento di Urano”- che spesso sfugge e confonde i più- e per fare chiarezza una volta per tutte bisogna esaminare quale sia l’ordinamento in cui questo “Cielo” è posto> trovato ciò, saranno poi contemplabili in modo adeguato sia “il luogo sopraceleste” sia la “volta sub-celeste”. (IV 18, 22- 27)
Ciascuna delle due realtà estreme (luogo sopraceleste e volta sub-celeste) risulta delimitata in base alla relazione con il Cielo, una al di sopra e l’altra al di sotto. Pertanto: “quale è questo Cielo verso il quale Zeus fa salire gli Dei?”

– Alcuni ritengono che si tratti del cielo sensibile/visibile (aisthetòn)> se però fosse così, vorrebbe dire che “il grande sovrano in cielo, Zeus” si muove e conduce verso il cielo sensibile tutti gli Dei e i Daimones che Lo seguono e dipendono da Lui> questo è assurdo, in quanto si tratterebbe di una conversione verso realtà inferiori (inferiori in quanto vengono assai dopo di Lui).
Al contrario: è un fatto che l’anima, “divenuta perfetta, si leva verso l’alto e governa tutto il cosmo” > a maggior ragione, non è possibile che i “Sovrani della totalità delle anime” si convertano verso ciò che è inferiore, ossia il cielo sensibile.
(IV 19, 1- 22)

– Oltre a ciò> dove sono nel cielo sensibile “le beate intellezioni”? – in altre parole, la conoscenza sensibile è di gran lunga inferiore alla “visione degli oggetti intelligibili” di cui si parla nel Fedro (IV 19, 23- 28)
Gli Dei conoscono sì tutte le cose del mondo sensibile in modo universale, ma non perchè si siano volti verso di esse, bensì perchè hanno in sè le cause di esse. Avendo intellezione di se stessi, gli Dei conoscono in modo causale anche tutte le cose sensibili (ossia, conoscendo se stessi, conoscono tutte le cause che in Loro hanno poi portato alla manifestazione di tutte le cose sensibili)> per questo guidano tutte le cose sensibili, ma non abbassandosi ad esse ed immergendovisi, bensì “convertendo attraverso l’Amore le entità inferiori attraverso se stesse.”

Perciò:
> non è lecito che gli Dei che governano l’intero cielo, siano sottoposti al suo moto rotatorio;
> nè vi è alcuna beatitudine nella mera contemplazione delle realtà sensibili;
> nè le anime che si convertono verso questa visione sensibile sono al seguito degli Dei> anzi, sono al contrario le anime che scambiano il “nutrimento dell’opinione per quello intelligibile” (i materialisti in generale: chi è convinto che la sola contemplazione delle forme sensibili sia “una beata visione”, quando invece è solo usando queste forme sensibili come ‘gradini’ che si ascende a quella che è veramente una visione beata, quella delle Forme Intelligibili)> le anime cadute preda dell’inganno, quelle cui “si spezzano le ali e vengono sommerse”, in altre parole: le anime non felici.
(IV 20, 1- 18)

– Inoltre, si dice che “le anime, posatesi sulla convessità del Cielo, sono fatte ruotare dal moto rotatorio stesso” Dal momento che, nell’ambito del cielo sensibile, sono invece le anime a donare ai corpi le “potenze motrici di secondo livello”, perchè le anime celesti guidano tutti i corpi celesti con i loro movimenti> questo Cielo di cui si parla nel Fedro non può assolutamente essere quello sensibile.

– Inoltre, le anime contemplano gli Intelligibili e “danzano attorno ad Essi”> non per via del movimento rotatorio del cielo sensibile, bensì, a causa della rotazione invisibile delle anime nel Cielo, i corpi celesti si muovono in cerchio e compiono le loro rotazioni complete attorno alle anime.
(IV 20, 19- 26; 21, 1- 5)

Dire perciò che è il cielo sensibile a far ruotare le anime con movimento circolare porterebbe solo a molte conseguenze assurde, come appena dimostrato.

Pertanto, è intelligibile il Cielo verso cui fa da guida Zeus, “seguito da tutti gli Dei e, insieme ad Essi, dai Demoni” > dimostrazione dell’accordo fra “il divino Platone”, i “più illustri fra gli esegeti” (Plotino e Giamblico: anche secondo loro il primissimo ordinamento di Urano è intelligibile e non sensibile), e anche con le Teogonie Orfiche> Platone chiama “Urano padre di Crono” e “Crono padre di Zeus” seguendo tale Teologia (Orph. fr. 128- 139)> nelCratilo, attraverso i nomi, rivela che:
– Zeus è Demiurgo della totalità delle cose
– Crono contiene l’Intelletto divino
– Urano è intellezione dei primi Intelligibili
(IV 21, 6- 21)

– Urano è infatti “vista che guarda verso le realtà che sono in alto” (“è giusto che la contemplazione verso l’alto sia chiamata con questo nome, ‘ourania‘, perchè guarda le cose di lassù..e perciò all’Ouranos è stato giustamente dato questo nome” Crat. 396c)
> preesiste all’Intelletto divino, di cui “è sazio il grandissimo Crono” (perchè, come spiega Proclo stesso nel Commento al Cratilo, Crono è “pienezza del bene intellettivo e sazietà del divino Intelletto”)
> ha intellezione delle realtà che “sono in alto”, ossia di tutte quelle al di là dell’ordinamento di Urano stesso: “intermedio fra Intelligibili ed Intellettivi è il regno che ha ottenuto in sorte il grandissimo Urano” (da notare che, nella Teologia Orfica, Urano ha parimenti questo ruolo mediano: dei sei Re, a partire da Phanes, Urano è il terzo> Phanes, Notte, Urano, Crono, Zeus, Dioniso)

 

Cf. L’ordinamento celeste (ouranian taxin), che “connette la totalità degli enti e la illumina con la luce intelligibile”, è chiamato “colore”: come il cielo visibile risplende di luci e colori, a maggior ragione il Cielo noetico-e-noerico è detto “colore e luce noerica” (noeròn chroma kaì phos). Tale luce procede dal Bene ed è inconoscibile e nascosta perchè permane nei livelli inaccessibili degli Dei (en tois adytois ton Theon– cf. la “luce” che proviene dall’inaccessibile Anaktoron). Così, in questo ordinamento di Urano, tale luce si rivela e diventa visibile (phaneron): è per questo che tale ordinamento è paragonato al colore, prodotto generato dalla luce. Inoltre, Urano è “vista che guarda le cose che stanno in alto” (he horosa opsis eis tà ano), ed il colore è appunto congiunto naturalmente alla vista.

Perciò, il Principio causale dei “colori” del Cielo è “privo di colore” (Notte-Urano), in quanto è trascendente rispetto ad essi (allo stesso modo, nel mondo sensibile, il colore sensibile è prodotto generato dalla luce del Sole visibile, immagine del Bene e della luce che illumina l’ordinamento di Urano).

(IV 40, 1- 13)
A causa di quanto esposto finora, il moto di rotazione di Urano, di cui si parla nel Fedro, è intellezione attraverso cui tutti gli Dei e tutte le anime felici ottengono la visione degli Dei Intelligibili.
(IV 21, 22- 29)

Del resto, l’intellezione ha appunto ruolo mediano fra l’oggetto d’intellezione e l’intelletto: l’intera Triade di Urano è stabilita in questo livello intermedio. Urano è in possesso del “solo e unico legame degli ordinamenti divini” perchè è Padre del genere intellettivo (Kronos) ma è anche “generato dai Re che lo precedono”, i Re che “vedono” (horan).
(IV 22, 1- 9)
Anche l’analogia con i Connettori è presentata nel IV libro della Teologia: “dal momento che in questa Triade si trovano le cause originarie di tutte le entità intellettive e dal momento che “tutte sono state seminate nel grembo” (Oracoli fr. 28) di questa Triade, il primissimo Connettore (ho protistos synocheùs) comprende queste cause come una molteplicità, essendo esso stesso un’Enade intelligibile, e per così dire “il fiore” della Triade; il secondo comprende anch’esso, ad un secondo livello, le cause, ma in quanto coordinato ad esse ed insieme ad esse moltiplicato; infine, il terzo contiene, insieme alla divisione completa, la molteplicità, comprendendola in se stesso.” (Pr. Theol. IV 106, 1- 10) E anche: “per quale motivo dei tre Dei Connettivi il primo è empireo, il secondo è etereo, il terzo infine è materiale? Perchè il primo è venuto a sussistere in base all’uno e contiene l’unico cosmo, il secondo è venuto a sussistere in base all’intero e divide la natura eterea, il terzo infine è venuto a sussistere in base all’illimitato e domina l’illimitatezza materiale.” (Theol. IV 111, 12-16)

“Il Cielo, che è unico e triplice, ha ricevuto in sorte il livello connettivo.” (Theol. IV 70, 20)

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