Bellezza della realtà divina

Proclo, Teologia, Libro I, capitolo 24

“Sulla Bellezza divina e sugli elementi costitutivi di essa che Platone tramanda.”

Si afferma:
– l’esistenza del Bello, di forma simile al Bene (agathoeidès), ossia il Bello intelligibile (noetòn kallos)
– l’esistenza della Bellezza in sè (autokalloné), ossia ciò che rende belli tutti gli enti.
(I 106, 5- 10)

> Si afferma anche l’esistenza di un Bello primissimo ed unitario (tò protiston kaì heniaion kallos)
che è separato (choristòn, ossia superiore)
– dalle entità belle fra le masse corporee, e dalla proporzione insita in esse;
– dalla giusta armonia dell’anima;
– dallo splendore intellettivo;
– dalle seconde e terze processioni degli Dei.
> Dall’intellegibile in cui è posto (en tei noetei) procede verso (proeisin) tutti i generi degli Dei
> rischiara le Enadi sovraessenziali dei generi degli Dei (katalampei tàs hyperousious auton henadas)
(I 106, 10- 19)
Perciò:
– Gli Dei sono di forma simile al Bene per via della primissima Bontà (cfr. capitolo 22)
– Gli Dei hanno una conoscenza ineffabile e posta al di sopra dell’Intelletto (hypèr noun) grazie alla Sapienza intelligibile (cfr. capitolo 23)
Tutta la realtà divina (tutti i generi degli Dei) è “oggetto d’amore” grazie alla primissima eccellenza del Bello.

> Tutti gli Dei “si impregnano del Bello”> ne ricolmano tutte le entità che vengono dopo di Loro: “eccitando e sconvolgendo di furore bacchico (ekbakcheuontes) tutti gli enti in relazione al loro amore, dall’alto inondandoli tutti con l’efflusso divino del Bello.” (I 106, 19- 27) L’estasi bacchica è già stata citata nel primo capitolo, a proposito del “coro divino” che si spinse tanto oltre nella filosofia/iniziazione, “fino a giungere all’estasi bacchica” (I 7, 1). Infatti, bisogna ricordare che Marino apre la sezione dedicata alle virtù contemplative, in cui non vi sono più solo accenni all’identità fra Filosofia ed Iniziazioni, da qui in poi non si può far altro che constatare che, superato il grado della phronesis e giunto al livello della sophia, per il filosofo diventa possibile contemplare- come in un’iniziazione- “gli spettacoli veramente beati di quel mondo.” Il filosofo si volge completamente alle realtà prime “nel suo invasamento bacchico”, e, per visione ed intuizione diretta, contempla “i modelli della mente divina”: (Marino, Vita Procli § 22): “nel suo invasamento bacchico era volto alle realtà prime e vedeva con i propri occhi gli spettacoli veramente beati di questo mondo…raggiungeva inoltre quella virtù che uno non chiamerebbe più, propriamente conoscenza (phronesis), ma definirà piuttosto sapienza (sophia) o con un altro nome più nobile di questo.”
Nella Tradizione, l’estasi bacchica (βακχεία) è lo stato di perfezione dell’anima umana, che riceve il titolo di ‘baccante’ e ‘portatrice di tirso’, secondo il celebre detto di Platone (Phd. 69d1; cfr. Marino, Vita Procli § 22 per lo stesso Proclo descritto come ‘baccante’): “perciò allude anche al verso orfico che dice: chiunque di noi non è iniziato, come in un pantano giacerà nell’Ade; l’iniziazione è infatti il furore bacchico delle virtù; e dice: “Portatori di tirso molti, ma invasati dal Dio pochi.” (Olimp. In Phaed. 68c p. 48, 20)
Il Bello divino è dispensatore di:
– divina letizia (euphrosyne– da non dimenticare, una delle tre Grazie, cfr. Inno Orfico 60)
– divina intimità (oikeiote, la famigliarità)
– divina amicizia (philia)
Da notare che la divina amicizia è considerata antichissima progenie di Nyx, cfr. Es. Teogonia 211; allo stesso modo, anche le Cariti sono dette essere figlie di Nyx ed Erebo dallo Pseudo-Igino. Anche di Zeus ed Eurinome, l’antichissima Oceanina, figlia di Oceano, che regnava sui Titani addirittura prima di Crono, (cfr. Es. Teogonia 907; Apollon. Rhod. i. 503; Tzetz. ad Lycoph. 1191) Così dicono i bellissimi versi di Esiodo: “Eurinome gli (a Zeus) generò le tre Cariti dalle belle guance, la figlia di Oceano, dal graziosissimo aspetto (koure polueraton eidos echousa), Aglaia, Euphrosyne e l’amabile Thalia. Dalle palpebre, al loro guardare, amore stillava, che scioglie le membra: bello (kalòn– esattamente il principio che, assieme ad Eros, si sta analizzando in questo capitolo…) sotto le ciglia il Loro sguardo.”
In base al Bello divino:
– gli Dei sono reciprocamente uniti
– si compiacciono reciprocamente della Loro comunanza e delle Loro pienezze
– non abbandonano il livello Loro proprio fra i vari ordinamenti.
(I 107, 1- 10)
Tre elementi caratterizzanti del Bello divino:
Splendido (tò habròn)
Rilucente (tò phanon)
L’essere amato (tò eraston)
(I 107, 10- 25; 108, 1- 7)

Pertanto
> La Bontà degli Dei è assolutamente somma ed uniforme (akrotaton- henoeidestaton)
> La Sapienza degli Dei partorisce la luce intelligibile e le primissime Forme (odinei tò phos tò noetòn kaì tà eide tà protista)
> La Bellezza degli Dei è fissata sulle Forme più elevate, fa splendere la luce divina, “e per primo si mostra a coloro che procedono verso l’alto, più lucente di ogni stella del mattino, e più amabile da vedere, da abbracciare, da cogliere con sbalordimento quando si rivela.”
(I 108, 20- 27)

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