L’essere amato

Tre elementi caratterizzanti del Bello divino:
– L’essere amato (tò eraston): infatti l’Amore (Eros) è collegato alla monade del Bello, e genera la follia amorosa per il Bello.

Il Bello è amato (eraston) perchè:
– fa volgere tutte le cose verso se stesso (epistrephei)
– le muove e le rende ispirate dalla divinità (kinei kaì enthousian poiei)
– le richiama a sè grazie all’Amore (anakaleitai di’erotos– abbiamo già incontrato il verbo ‘tecnico’ anakaleo, a proposito del carattere perfetto della bontà degli Dei, che è “epistreptikon: l’infinito carattere della processione (tò apeiron tes proodou) è richiamato ai principi primi (epì tàs archàs anakaleitai)” cf. I 104, 1- 9)
– ha il controllo di tutta la catena di Eros (hegemonoun tes erotikes seiras– da qui si capisce benissimo il riferimento ad Aphrodite: “le emanazioni dai molti nomi di Aphrogeneia e la grande fonte regale, da cui tutti gli alati Erotes immortali sono sorti”: la “fonte regale”, delle serie che si dipartono da Aphrodite stessa, ossia le serie di Amore che si estendono dall’alto della Monade della Dea fino alle realtà ultime. cfr. Proclo, Inno ad Aphrodite)
> perciò, il Bello spinge in alto tutti gli enti attraverso desiderio e sbalordimento (dià pothou kaì ekplexeos. Pothos è infatti, a conferma del precedente ragionamento, uno dei tre principali Erotes- Eros, Himeros e Pothos stesso- figlio appunto di Aphrodite (Esch. Suppl. 1035; Paus. 1. 43. 6) Davvero significativo quello che dice Platone nel Cratilo (419e): “Himeros (struggimento d’amore) fu così chiamato da quella sorta di corrente ‘rhous‘, che, al di sopra di ogni altra cosa trascina l’anima. E infatti, siccome ‘fluisce affrettandosi e slanciandosi’ (hiemenos rhei kai ephieremenos) verso le cose e così trascina con forza l’anima per ‘la brama della corrente’ (hesis tes rhoes), da tutta questa forza fu dunque chiamato Desiderio. E anche Pothos è a sua volta così denominato significando che è ‘desiderio’ non di cosa presente, ma di un qualcosa ‘che si trova in qualche modo altrove ed è lontano’ (allothi pou on kai apon) ed è da qui che appunto è stato denominato ‘pothos’.”
(I 108, 8- 12)

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