Semplicità degli Dei – apparizioni varie di ciò che è semplice

Proclo, Teologia, Libro I, capitolo 20

“Quale è la semplicità degli Dei e in che modo ciò che vi è in essi di semplice appare vario nelle realtà seconde.”

Bisogna indagare la semplicità (tò haploun) degli Dei: alla realtà divina nel suo complesso sono attribuiti i caratteri dell’uniformità e della semplicità (tò monoeidès kaì tò haploun). Pertanto, “ciascuno degli Dei permane (menei) semplicemente nella forma che gli è propria.”
(I 94, 10- 18)

>Solo gli Dei hanno l’autentica esistenza determinata in un’unica semplicità:
– trascendono ogni forma di molteplicità, nella misura in cui sono Dei
– sono al di sopra di ogni divisione, separazione, combinazione etc. con le realtà seconde.
(I 95, 18- 22)

> Gli Dei si trovano in una realtà inaccessibile (eisin en abatois: abbiamo infatti visto che “i Principi primi divini sono imparentati originariamente con ciò che è trascendente in modo inaccessibile (en abatois exeiremenou)” cf. I 54, 22- 27; inoltre, notare che, fra le Cause al di là dei corpi, anche il Principio primo, “l’Unificazione posta al di sopra dell’Intelletto (ten hypèr noun henosin), primissimo principio del tutto” è “celato in ambiti inaccessibili (en abatois apokekrymmenen).” cf. I 14, 5- 9)
– pertanto, sono più semplici rispetto a tutti gli enti del cosmo ed elevati eternamente al di sopra di tutte le cose.
Seconda parte del ragionamento: “in che modo ciò che vi è in essi di semplice appare vario nelle realtà seconde”

– Le illuminazioni/irradiazioni (ellampseis) che provengono dagli Dei si uniscono alle entità che partecipano di tali illuminazioni> tali entità sono composite vengono colmate della proprietà che è ad esse somigliante.
(I 95, 22- 27)
> Dunque, benchè l’essenza degli Dei sia fondata “in un’unica e sola forma di semplicità”, si sono prodotte “immagini di varia natura della Loro presenza.”
> Pur essendo gli Dei uniformi, le Loro apparizioni risultano polimorfe “come abbiamo appreso nelle più perfette iniziazioni ai Misteri” (en tais teleotatais ton teleton memathekamen)
> La Natura ed il Nous Demiurgico propongono:
immagini corporee di realtà incorporee
immagini sensibili di realtà intelligibili
immagini dimensionali di realtà prive di dimensioni.

> Come si dice nel Fedro: per le anime, le iniziazioni più beate e realmente perfette sono quelle senza corpi, in quanto si uniscono agli Dei senza però incontrare le apparizioni che si producono nel mondo materiale (appunto, come si diceva a proposito delle più sacre iniziazioni: “Come nei più sacri fra i riti di iniziazione dicono che gli iniziati incontrino al principio vari e multiformi generi di esseri che stanno schierati innanzi agli Dei…” I 16)

– Le apparizioni nel mondo materiale sono particolari, composite ed in movimento
– Le visioni “che splendono per le anime compagne degli Dei, che hanno lasciato la gran massa della generazione e ‘nude’ (cf. l’Oracolo 116: “il Divino (tà Theia) è accessibile non ai mortali che pensano in modo corporeo, ma a tutti coloro che, nudi, si affrettano verso le altezze” (gymnetes ano speudousi pros hypsos) sono state condotte in alto, verso ciò che è divino e puro (gymnais pròs tò theion kaì katharòn)”
> tali visioni sono uniformi, semplici e procedono stabili verso le anime.
(I 96, 1- 20)
– In definitiva, sulla semplicità degli Dei:
> ciò che è semplice ed è generatore delle entità multiformi, preesiste alle entità generate> l’uniforme precede le realtà che si sono moltiplicate (tò ton peplethysmenon henoeidés prouparchein)
> Gli Dei, da sè, hanno introdotto la varietà degli enti> la Loro unità è generatrice di tutti gli enti nella loro totalità> tale unità ha il proprio fondamento nella semplicità.

> Gli Dei
– in quanto principi causali incorporei, presiedono a tutte le realtà corporee;
– in quanto principi causali immobili, presiedono a tutte le realtà soggette a movimento;
– in quanto principi causali indivisi, presiedono a tutte le realtà divise.

– Le potenze primordiali uniformi preesistono alle entità multiformi;
– le entità pure preesistono a quelle mescolate;
– le entità semplici preesistono a quelle varie.
(I 96, 20- 28; 97, 1- 5)

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