Inflessibile Potenza ed immutabile Provvidenza degli Dei

Gli Dei governano secondo giustizia tutte le realtà (katà diken tà panta agein),
quindi non accolgono in sè alcuna forma di deviazione da parte delle realtà inferiori (non mutano e non accolgono in sè contaminazioni da parte delle realtà a Loro successive nella gerarchia)- – non esiste nulla di superiore (hegemonikoteron) rispetto alla Loro inflessibile e ferma potenza (tes atreptou kaì aklinous dynameos, insieme alle altre due proprietà,  l’esistenza degli Dei e la Loro cura provvidenziale di forma simile al Bene)

Proclo, Teologia, Libro I, capitolo 16

“Attraverso quali argomentazioni, nella medesima trattazione, è stato mostrato che gli Dei esercitano in modo immutabile la loro provvidenza.”

L’immutabilità (atrepton) presso gli Dei- che mai si allontanano dalla corretta direzione della cura provvidenziale, in particolare nei confronti degli uomini. (I 77, 5- 11)

– E’ evidente che chi governa (quando è conforme a natura) tiene sempre conto della felicità di chi è governato. Perciò, indirizza e guida verso il meglio ciò che è governato.
– Nessuno, fra coloro che sono preposti a guidare, si adopera per rovesciare il bene di coloro che sono guidati. Perciò, mirando a tale bene, tratta in modo conveniente tutto ciò che riguarda i suoi sottoposti.
(I 77, 11- 26)

> Gli Dei sono guide di tutte le realtà;
> La cura provvidenziale degli Dei si estende in ogni ambito;
> Dunque, si prendono cura della felicità di coloro che sono oggetto della Loro cura provvidenziale.
– Gli Dei sono sempre attenti a ciò che è meglio per coloro che sono sottoposti;
– Gli Dei pongono come fine di tutto il Loro potere di comando ciò che è meglio per i Loro sottoposti;
> Gli Dei sono migliori, rispetto a qualunque altra guida, nel prendersi provvidenzialmente cura.
“Che Li si voglia chiamare “guide” (hegemonas) o “governanti” (archontas) o “custodi” (phylakas) o “padri” (pateras), di nessuno di tali nomi la divinità risulterà priva. Infatti, tutto ciò che v’è di venerando e degno di onore (tà semnà kaì timia) si trova a livello primario in Essi.”
(I 78, 1- 16)

Presso “gli esperti della realtà divina” (i Teologi) sono lodate (hymnemenas– cantate con inni, letteralmente) le “potenze paterne” (patrikas dynameis), e le “potenze custodi, sovrane e guaritrici” (phrouretikàs kaì hegemonikàs kaì paioneious)

– Anche nel mondo materiale, vi sono realtà per natura più venerande, perchè recano in sè una lontana immagine degli Dei;
– Se le entità che sono per natura immagini degli Dei (eidola ton Theon) provvedono all’ordine delle entità loro sottoposte
> Allora gli Dei, “presso cui si trova il Bene nella sua interezza, l’autentica virtù e l’esistenza prospera”, devono indirizzare la Loro attività di guide affinchè in tutto il cosmo vinca la virtù e sia sconfitta la malvagità (aretè in contrapposizione a kakia: cfr. il celebre vaso che raffigura la sconfitta di Kakia ad opera di Aretè, e anche il celebre mito di “Eracle al bivio”)
(I 78, 16- 26)
Se così non fosse (questi passi sono tutti dedicati agli atei/cristiani e agli adharmici in generale):
– violerebbero le misure della giustizia grazie agli atti di culto dei malvagi;
– farebbero apparire le lusinghe/doni della malvagità (tes kakias dora) più preziosi delle “pratiche della virtù”.
> Tale genere di ‘provvidenza’ risulterebbe del tutto dannoso per tutti:
_ per coloro che sono soggetti ad una simile autorità non c’è, una volta divenuti malvagi, una liberazione dagli errori> in quanto cercheranno sempre di sviare/prevenire la Giustizia “dal misurare la gravità della colpa” (in tal modo la Giustizia non può compiere la sua opera purificatrice e non c’è più scampo ai mali nè possibile liberazione da essi);
_ per coloro che esercitano una simile autorità: costoro devono avere in vista la malvagità di coloro che governano. Devono pertanto trascurare la loro vera salvezza e dare valore solo ai beni illusori (situazione in cui l’umanità si trova tutt’ora intrappolata) fino a riempire tutto il mondo di disordine: “una volta che la malvagità non risulti più sanabile e che si venga ad avere una rovina simile a quella delle città malgovernate.” (Da questo punto, nell’opposizione fra Aretè e Kakia, è possibile trarre non solo tutti i principi della virtù politica- che, lo ricordiamo, viene da Zeus- ma anche il legame che unisce religione e politica: la capacità del buon governo, l’applicare le norme della virtù e della giustizia purificatrice sono azioni possibili solo per colui che tiene a mente e venera la realtà divina e cerca di assomigliarvi, per quanto possibile.)
(I 79, 1- 20)
> Se vi sono uomini che provvedono ad altri uomini in modo corretto, guidando tutti, onorando i virtuosi e disdegnando gli empi: in altre parole, correggendo le opere di kakia con le misure della virtù
> a maggior ragione “è necessario che proprio gli Dei siano inflessibili guide del Tutto” (tous Theous atreptous einai ton holon hegemonas), perchè gli esseri umani hanno in sorte tale virtù per la somiglianza con gli Dei (dià tèn pròs tous Theous homoioteta).
(I 79, 20- 28)

– Ciò che è più simile agli Dei è più felice delle entità estranee e dissimili
– Presso gli Dei sono molto più venerande le misure divine della Giustizia (ton theion tes dikes metron)
> I beni degli Dei e le opere della virtù conducono alla felicità.
(I 80, 1- 12)

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