Potenza provvidenziale degli Dei

Gli Dei si prendono provvidenzialmente cura di ogni cosa (tò pronoein panton)– non esiste nulla di superiore (hegemonikoteron) rispetto alla Loro cura provvidenziale di forma simile al Bene (tes agathoeidou pronoias, insieme alle altre due proprietà,  l’esistenza degli Dei e la Loro inflessibile e ferma potenza)

 

Proclo, Teologia, Libro I, capitolo 15

“Come è stata dimostrata nelle “Leggi” la provvidenza degli Dei e qual’è il modo di operare della Loro provvidenza secondo Platone.”
Secondo argomento dimostrato nelle Leggi: gli Dei si prendono provvidenzialmente cura sia del tutto che delle parti.

> Ciò che si muove da sè, è principio di movimento per ogni ente;
> L’essere ed il vivere per gli esseri encosmici vengono dall’anima;
> ancora prima, provengono dall’essenza intellettiva (ek tes noeras ousias): l’essenza intellettiva ha legato a sè e guida le entità automoventesi (le anime), in quanto causa di ogni attività che avviene nel tempo (ricordiamo infatti che la realtà intellettiva è quella realtà non soggetta a mutamento, cui appartiene il vivere secondo l’eternità e non secondo il tempo; ciò che si muove da sè, ossia l’anima, invece si muove nella dimensione del tempo: cf. in particolare I 60, 23- 27; 61, 1- 5)
> ancora prima, provengono dalla realtà dell’Uno “la quale tiene insieme sia l’Intelletto che l’Anima e li colma di tutti i beni nella loro totalità e procede fino agli ultimi gradi dell’essere” (da notare che si ha sempre questo irradiarsi dal Principio fino agli ultimi livelli dell’essere: l’esempio visibile è quello del Sole: cfr. I 57, 8- 11; I 87, 11- 22)
> tutte le parti dell’universo partecipano di vita, intelletto ed unità, tanto la totalità quanto le parti.
(I 70, 1- 22)
– Gli Dei producono ogni entità
– Gli Dei tengono insieme ogni entità, ricomprendendola in se stessi “in modo inconoscibile”
> In Essi vi è la cura provvidenziale per tutte le entità- provvidenza che, come avevamo anticipato, si diffonde dall’alto fino alle realtà più particolari.
(I 70, 22- 28)

– Sempre le entità generate traggono vantaggio dalla sollecitudine da parte delle proprie cause
– Le realtà divine e i generi dell’Uno preesistono, come fondamenti del sussistere di tutte le entità che si sono moltiplicate (le entità secondarie, divise= moltiplicate)
> Quindi, tutte queste entità ricevono la cura provvidenziale delle cause che sono loro superiori, ossia da parte delle realtà divine.

> Le entità generate ricevono:
– da parte degli Dei Psichici (ek ton psychikon Theon): l’essere rese vive e fatte ruotare ciclicamente in base ai movimenti circolari temporali;
– da parte degli Dei Intellettivi (ek ton noeron Theon): l’essere colmate di essere ed essenza, partecipando anche alla loro costante stabilità, propria delle loro forme: “accogliendo il manifestarsi in loro stesse dell’unità, della giusta misura e della parte del bene loro assegnata.”
(I 71, 1- 13)
E’ necessario:
– o che gli Dei sappiano per natura che a loro spetta la cura provvidenziale delle entità da loro generate; il far sussistere le realtà seconde e il garantire loro vita, essenza ed unità (avendo già in sè la causa originaria – tèn protourgòn aitian– dei beni insiti in tali realtà);
– oppure che non sappiano tutto questo: cosa nemmeno lecita da dire (ho medè themis eipein: abbiamo già incontrato la medesima espressione a proposito dell’ipotesi che prevedeva il movimento irrazionale delle anime, cfr. I 64, 1- 13). E’ infatti assurdo: come possono ignorare le cose belle coloro che sono causa della Bellezza?!
(I 71, 14- 27)

> Dunque, gli Dei sanno “in quanto sono ‘padri’ di tutte le entità insite nel cosmo e ‘guide’ e ‘capi’, che ad essi compete la cura verso le entità che sono sotto la loro supremazia.”
E’ necessario, conoscendo la loro competenza:
– o che la portino a compimento (“portare a compimento la legge secondo natura”)
– oppure che, a causa di debolezza/impotenza, non siano in grado di esercitare la loro provvidenza.
(I 72, 1- 8)

> Procedendo per eliminazioni, ossia riconoscendo come non vere ed “in conflitto con le nostre comuni nozioni naturali” le tesi opposte, dobbiamo concludere che:
– Gli Dei esercitano e portano a compimento la loro provvidenza: la loro cura nei confronti della totalità dell’universo non viene mai meno;
– Gli Dei conducono e dirigono l’essere di tutte le entità;
– Gli Dei delimitano le misure della vita e distribuiscono a ciascuna entità le misure dell’attività;
– Gli Dei si manifestano in tutte le entità, tutte giudicandole degne della loro cura provvidenziale e “della perfezione che promana da loro stessi”: nulla interrompe la loro copiosa attività e dominio su tutte le cose. Sono pertanto “signori della perfezione” per tutte le cose.
(I 72, 8- 26; 72, 1- 15)

> Pertanto:
Essi conoscono ciò che si confà loro;
hanno potere sulla perfezione e sulla guida (teleioteta- hegemonia) di tutte le cose;
vi è in Essi la volontà di esercitare la cura provvidenziale (conoscendo ciò che è conforme a natura; avendo generato tutte le cose; potendo esercitare tale cura per la loro sovrabbondanza di potere)
(I 73, 15- 24)
– Se, conoscendo i propri doveri, e pur essendo in grado di portare a compimento ciò che conoscono, non volessero provvedere alle entità generate> “sarebbero mancanti di bontà e la loro generosità scomparirebbe e così finiremmo per eliminare il fondamento essenziale del loro essere.”
> Dal Bene si determina l’essere degli Dei, e nel Bene gli Dei hanno il loro fondamento
> nel fatto che gli Dei esistano, è implicito anche il loro “essere buoni in rapporto ad ogni tipo di virtù”
> in ciò è implicito che non rinuncino a prendersi cura delle realtà inferiori
> a sua volta, in ciò è implicito che in loro vi sono la migliore conoscenza (gnosin aristen), la potenza incontaminata (dynamin achranton) e la volontà copiosa (boulesin aphthonon)
> risulta pertanto manifesto che:
_ gli Dei si prendono provvidenzialmente cura di tutte le entità;
_ gli Dei non sono manchevoli di nulla nell’elargizione dei beni.
(I 74, 1- 17)
Avvertenza: che non si pensi che tale cura provvidenziale
– possa spingere gli Dei verso le realtà inferiori (la loro potenza è infatti incontaminata e non toccata da ciò che è inferiore);
– Li privi della loro superiorità trascendente (la loro provvidenza è infatti immateriale ed ineffabile);
– renda penosa e faticosa l’esistenza degli Dei (la loro azione è infatti spontanea).
Al contrario, la cura provvidenziale degli Dei è:
– spontanea (autophye)
– incontaminata (achranton)
– immateriale (aulon)
– ineffabile (arreton)
(I 74, 17- 27)

> Gli Dei non governano tutte le cose come gli uomini che si prendono cura dei propri affari (ossia, dovendo ricercare ciò che conviene, con ragionamenti incerti, osservando dal di fuori, etc.). Al contrario:
– gli Dei hanno in sè la pre-conoscenza della misura di tutte le entità nel loro insieme;
– sono Loro che introducono l’essenza di ciascuna entità;
– sono sempre Loro che, guardando a se stessi, guidano ” su un cammino silenzioso” (apsophoi keleuthoi: le “vie silenziose”, aphonoi keleuthoi, “in cui gli Dei operano” cfr. IV 14) l’insieme di tutte le cose, le portano a compimento e le colmano di beni.
(I 75, 1- 8)

> In tutto ciò non vi sono nè fatica nè difficoltà: fornire il bene non è una fatica per gli Dei, in quanto “per nessuna entità ciò che è conforme a natura è fatica” (ad esempio, per il fuoco scaldare, per le forze della natura il nutrire, generare e far crescere le differenti specie, etc.)
> Conforme a natura per gli Dei sono l’elargizione del bene e la cura provvidenziale.
(I 75, 8- 25; 76, 1- 9)

“Queste azioni vengono compiute con facilità e proprio per il solo fatto di essere da parte degli Dei”: il Bene è fonte di bene.

– Nella cura provvidenziale, gli Dei mantengono:
la separatezza della loro sussistenza;
la non-mescolanza con le realtà inferiori;
la provvida e regolatrice sollecitudine verso tutte le realtà.

> Come dunque si deve concepire il modo in cui gli Dei esercitano la loro cura provvidenziale:
– separato dal corpo (somatos choristos)
– non suscettibile di cambiare direzione (anepistrophos)
– immateriale (non diviso nei corpi- aulos)
– non mescolato (amigés)
– senza relazione (aschetos)
– uni-forme (henoeidés)
– originario (protourgos)
– trascendente (exeiremenos)
(I 76, 10- 25)

– Da ricordare che, dati questi caratteri generali, il modo di esercitare la cura provvidenziale è diverso in base a ciascun ordinamento divino: una è la cura delle divinità sotto la sfera lunare, un’altra quella delle divinità nel cielo, e ancora un’altra quella delle divinità dei molti ordinamenti al di là del cosmo.
(I 77, 1- 5)

 

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